CATANIA – E’ previsto addirittura il question time. Come alla Camera. E anche il consigliere ad honorem per chi ha conquistato uno scranno per cinque consiliature consecutive. Sono alcune delle novità inserite nel nuovo Regolamento del Consiglio comunale, elaborato dalla Commissione Statuto e pronto per la discussione e il voto in aula. Uno strumento che si rinnova dopo oltre vent’anni, dal momento che il precedente regolamento risale agli anni Novanta, quando venne appena modificato, in seguito all’approvazione della legge n.81 del 1993 con la quale venne introdotta l’elezione diretta del sindaco, e che il timido tentativo di elaborarne uno nuovo, effettuato durante la scorsa consiliatura, è finito con un nulla di fatto.
Si tratta di quarantadue pagine che riscrivono le regole interne all’assemblea cittadina, modificando qualcosa rispetto al passato, in particolare per quanto riguarda la comunicazione tra Consiglio e Giunta, i tempi di risposta e i rapporti con i cittadini. Niente, invece, per quanto riguarda la responsabilizzazione dei consiglieri. Nessun articolo, lega infatti il gettone di presenza alla reale attività svolta o alla durata di permanenza in aula. Ma questo, pare, non sia contemplato dalla legge. Come spiega il presidente della Commissione che ha redatto il documento, Lanfranco Zappalà.
“Avevamo tentato di inserire qualche articolo per legare l’emolumento alla presenza e alla produttività – afferma – ma non ci è stato possibile, perché la legge non lo permette e l’avvocatura ha respinto le nostre proposte”. Si è lavorato, però, molto sui tempi degli interventi in aula ma anche delle risposte da parte dell’amministrazione, che dovranno arrivare tassativamente entro 30 giorni, che diventano 10 in caso di urgenza. Oltre che sulla comunicazione tra Governo e Consiglio. “Per questo – continua Zappalà – abbiamo introdotto il question time, che ci consentirà di snellire le discussioni”. Il question time, altro non è che una seduta bimestrale dedicata alle interrogazioni a risposta scritta immediata, che potranno durare massimo 3 minuti. “In secondo luogo – prosegue il presidente della Commissione – abbiamo tentato di facilitare le procedure per favorire la partecipazione dei cittadini alle decisioni”.
Nel nuovo regolamento, inoltre, trova cittadinanza il consigliere aggiunto in rappresentanza dei cittadini extracomunitari che vivono o lavorano a Catania. Una figura prevista da anni – l’assemblea civica ha votato la delibera per la sua istituzione quattro anni fa – adesso finalmente inserita nelle norme sul funzionamento del Consiglio. Il nuovo consigliere avrà la possibilità di entrare nel merito di tutte le questioni dibattute, ma non potrà votare. Oltre il rappresentante dei cittadini stranieri non comunitari, il documento istituisce una nuova figura, sicuramente meno rappresentativa: il consigliere ad homorem, carica riservata a coloro che hanno ricoperto la carica per quattro consiliature. La carica spetterà anche a chi ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio. “Un riconoscimento per chi ha dato tanto all’assemblea cittadina e può ancora continuare a dare, data l’esperienza maturata” – afferma Zappalà che, a partire dalla prossima consiliatura potrà fregiarsi del titolo, insieme a pochi altri colleghi.
Rispetto al funzionamento proprio del Consiglio, poche le novità ma sostanziali. A partire dall’ordine del giorno delle sedute che dovranno aprirsi con la votazione dei verbali precedenti e non, come adesso, con le comunicazioni dei consigliere. Un modo, evidentemente, per verificare immediatamente la presenza del numero legale prima che chi è presente prenda la parola per la fase delle comunicazioni.
All’articolo 33 è poi disciplinata la seduta segreta. Prevista dalla legge in caso di discussioni in cui potrebbero emergere dati sensibili di qualche consigliere, a Catania si potrà convocare anche quando verranno “trattati argomenti che comportano apprezzamento della capacità, della moralità, correttezza, o son esaminati fatti che richiedano valutazioni delle qualità morali e delle capacità professionali delle persone”. “Lo abbiamo fatto per ampliare la privacy dei consiglieri” – spiega Michele Failla, componete della commissione. Eppure, sembra ci si trovi di fronte a un’inversione di tendenza rispetto alla tanta sbandierata trasparenza, ma anche rispetto a quanto previsto dall’articolo 35 relativamente alla pubblicità delle sedute. Queste, infatti, potranno essere comunicate alla cittadinanza tramite “cartelli display nelle piazze più importanti della città dove verrà inserito l’ordine del giorno che il consiglio dovrà trattare”. Chi pagherà per il servizio, però, non è indicato.
Per quanto riguarda la presenza degli assessori in aula, rimane la necessità che siano presenti durante la trattazione degli argomenti di propria competenza. L’atto in discussione, però, in caso di assenza del delegato di giunta viene ritirato. Infine, all’ultima pagina, titolo VII, articoli 72 e 73, si parla di decentramento, di cui viene istituita la conferenza. Di questa faranno parte il presidente e i vicepresidenti del Consiglio comunale, dal sindaco e assessore delegato e dai presidenti delle municipalità. Può essere convocata, di norma, una volta l’anno o quando ne facciano richiesta almeno tre consigli circoscrizionali.
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