Cordaro: "Udc liquefatta, perché ho scelto Giorgia Meloni"

Cordaro: “Udc liquefatta, perché ho scelto Giorgia Meloni”

Toto Cordaro
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Commenti

    Servirebbe un vaccino per difendersi da simili personaggi.

    talmente è scarso che invece di impegnarsi per il suo partito…cambia salendo sul treno di moda del momento…scarso scarso scarso…se si crede in quello che si fa si resta per migliorare le cose troppo facile abbandonare la nave mentre sta affondando. senza spina dorsale….politica scarsa

    Ma facci il ouacere…

    Quando la realtà supera la peggiore immaginazione, come gli ultimi cinque anni di degrado politico ed etico che non si erano mai visti in Sicilia prima d’ora. Comunque una meloni sempre più estremista e senza scrupoli, di questo passo sarà esclusa dal governo nazionale e andrà a finire che Salvini e Berlusconi si alleeranno con Calenda Letta e i 5 stelle per un governo di colalizione.

    Cordaro cambia partito solo per opportunismo. Ormai il popolo siciliano l’ha capito ed appunto per questo non è riuscito a candidarsi con nessuno.

    La Politica non esiste più. Esiste solo la ricerca del “posto fisso” !

    La storia non si dimentica, si possono voltare pagine ,d’accordo ma un democristiano che ha avuto la propria fortuna attraverso Cuffaro e Romano non puo pensare di potere avere un futuro politico con i tradimenti. Ti sei liquefatto tu. I Democristiani veri sanno dove stare , non certo con i La russa, con gli eredi di una delle storie più brutte del secolo scorso.

    Una vita che fa politica aggrappato alla poltrona! Non le sembra che sia arrivato il tempi di andare a lavorare?

    Ecco il nuovo Armao del Governo Schifani, la vendetta è un piatto che si mangia freddo Romano/Cuffaro………….

    con questi acquisti FDI magari nell’immediato avrà qualche consenso in più ma in seguito finira come i 5S . La Meloni sta imbarcando solo personaggi ormai politicamente vecchi e non guarda (come tutta la politica italiana) oltre in naso senza avere alcuna visione.

    Ha scelto la Meloni in quanto è l’unica speranza per poggiare il lerciume su una sedia coadiuvato dai tanti elettori questuanti….

    TRANQUILLI SE IL CENTRO DESTRA NON VINCE, CAMBIERA’ ANCORA, QUESTO E IL SUO CREDO POLITICO. “NON IMMAGINAVO CHE ERA FASCISTA, CREDEVO CHE FOSSE UN MODERATO DI CENTRO” CHE VOLTAGABBANA?????????

    Toto Cordaro è un personaggio politico scaduto che ha già fallito nel corso del suo mandato elettorale.

    Mi sa che alcuni signori non sappiano leggere. E’ chiaro che la nave che affonda in realtà non è neanche una nave, ma solo una cassetta di legno vuota che galleggia. “Vuota di persone e di princìpi”. Da galantuomo aveva creduto che l’UDC potesse ritornare una bela realtà ma era un miraggio. Ha fatto benissimo! Io lo ammiro, ce ne fossero persone serie e ONESTE come lui.

    si percepisce un pelino di invidia da parte di alcuni…. ma può essere mai???

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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