PALERMO – L’imprenditrice Marcella Cannariato ha chiesto di essere processata con il rito abbreviato. Stessa richiesta non è arrivata dall’assessora Elvira Amata e si proseguirà, dunque, in ordinario.
Prossima udienza il 2 marzo. I pubblici ministeri Felice De Benedittis e Andrea Fusco chiedono di processarle per corruzione in un filone dell’inchiesta che ha coinvolto anche il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.
All’udienza preliminare davanti al giudice Walter Turturici è arrivata una sola richiesta di costituzione di parte civile da parte del Codacons, che non è stata accolta. Non c’era la Regione siciliana indicata come parte offesa dalla Procura. Per il processo in abbreviato non ci sono più i margini per la costituzione.
“La costituzione di parte civile, per la vicenda che vede coinvolta l’assessore al Turismo Elvira Amata, può avvenire fino all’inizio del dibattimento, per adesso siamo solo alle fasi preliminari. Non conosco nemmeno il pensiero del Gip, quindi allo stato attuale ritengo inopportuno la costituzione di parte civile”, dice il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani.
Entro il 2 marzo il pubblico ministero, che ha chiesto un termine, potrà rispondere sulla documentazione che i difensori di Marcella Cannariato, Vincenzo lo Re e Giada Traina, hanno consegnato al giudice. Si tratta di atti amministrativi dai quali emergerebbe che la concessione del finanziamento di 30.000 euro alla fondazione Marisa Bellisario, di cui Cannariato era rappresentante in Sicilia, ha seguito un iter trasparente. La Procura potrà presentare il risultato di nuove attività svolte in questo periodo. Secondo i pm, in cambio del finanziamento Cannariato avrebbe assunto il nipote dell’assessore al turismo di Fratelli d’Italia in una società di assicurazioni e gli avrebbe anche pagato l’alloggio a Palermo.
Il 2 marzo il giudice deciderà contestualmente se Cannariato sia colpevole o innocente e se Amata, difesa dagli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella, meriti il rinvio a giudizio o il non luogo a procedere. “Vado avanti a testa alta anche se sono molto amareggiata. Ho la consapevolezza di essere totalmente estranea ai fatti, ho alle spalle oltre 35 anni di politica attiva, fatta sempre a testa alta al servizio della collettività e della comunità. E la mia storia lo dimostra. Se ci fosse stato qualcosa, si sarebbe saputo. Schiena dritta e affronto la questione”, ha detto Amata all’uscita del palazzo di giustizia.
“È un processo basato su documenti e sulla analisi di conversazioni intercettate, per questo abbiamo scelto il giudizio abbreviato come sede naturale per una decisione globale sulle produzioni di accusa e difesa”, ha spiegato l’avvocato Lo Re.

