PALERMO – I giudici della Corte dei conti, presidente Annaluisa Carra, hanno condannato Antonello Nicosia, ex collaboratore parlamentare di Sciacca, nell’Agrigentino, condannato a 13 anni per associazione mafiosa e falsa nell’ambito dell’inchiesta “Passepartout”, a risarcire con 15 mila euro la Presidenza del Consiglio dei ministri per il danno all’immagine provocato alle istituzioni.
Secondo quanto accertato, fra gennaio e maggio del 2019 Nicosia collaborò con una deputata occupandosi di questioni legate ai detenuti e partecipando a visite negli istituti penitenziari.
Accompagnando la parlamentare, Nicosia ha potuto fare ingresso nelle strutture carcerarie, interloquire con esponenti mafiosi detenuti anche in regime di carcere duro, monitorare l’eventuale avvio di percorsi di collaborazione con la giustizia e veicolare messaggi da e per l’esterno.
Leggi anche
La Corte dei conti ha ritenuto che, pur non essendo formalmente un dipendente pubblico, Nicosia avesse instaurato un rapporto di servizio con l’apparato statale e che l’utilizzo delle prerogative legate all’attività parlamentare per interessi riconducibili all’organizzazione mafiosa abbia danneggiato l’immagine delle istituzioni.
La Procura contabile, diretta da Pino Zingale, aveva chiesto un risarcimento di 50 mila euro. I giudici hanno ridotto la somma a 15 mila, tenendo conto della durata limitata delle condotte collegate all’incarico e della diffusione prevalentemente locale della vicenda.




