Crocetta non sa fare le nomine | È l'ultimo disastro della Sanità

Crocetta non sa fare le nomine | È l’ultimo disastro della Sanità

La bocciatura della scelta dei revisori dei conti in Asp e ospedali è l'ultimo capitolo di una storia fatta di errori, ombre e polemiche.

PALERMO – Per il presidente Crocetta non è successo nulla, nemmeno questa volta. La bocciatura clamorosa delle nomine dei revisori dei conti di Asp e ospedali, per il governatore è poco più di un malinteso. “Ma quale incompatibilità, basta sciogliere uno degli incarichi incompatibili prima di accettare la nuova nomina”, ha minimizzato. E invece, è solo l’ultimo capitolo di una storia di scivoloni, strafalcioni, polemiche, piccole ripicche. Tutte consumate sul terreno accidentato della Sanità siciliana. Attraversata da errori e piccoli scandali. Culminati nell’addio dell’assessore-simbolo Lucia Borsellino.

Certo, anche l’ex assessore c’ha messo del suo. Condividendo col presidente molti di questi piccoli e grandi disastri. A cominciare dalla farraginosa procedura scelta per l’individuazione dei manager della Sanità. Un iter che avrebbe dovuto rivoluzionare la Sanità siciliana e ispirato ai nobili principi del merito e della trasparenza. E invece, quel viaggio dei candidati tra commissari esterni e – in un secondo momento – tra le richieste della politica, è stato solo lungo, lunghissimo. E non ha scongiurato errori.

Anzi. Alcuni sono stati davvero macroscopici. E sono saltati fuori pochi giorni dopo le nomine, nonostante i tanti, tantissimi mesi spesi per analizzare nel dettaglio titoli e incompatibilità. Per problemi di quest’ultimo tipo saltò la fresca nomina del manager Mario Zappia all’Asp di Catania. Nessuno si era accorto che non era ancora trascorso il tempo previsto dalla legge rispetto all’ultimo incarico in una struttura convenzionata. Non era nemmeno in possesso dei titoli, invece, Calogero Muscarnera, designato manager all’Asp di Enna: tanti mesi di esami e colloqui, non sono bastati insomma nemmeno per evitare quest’altra figuraccia.

Per non parlare della querelle che ha riguardato i manager catanesi Angelo Pellicanò e Paolo Cantaro. I due erano troppo vicini ai cuperliani del Partito democratico, quando l’area che fa capo ad Antonello Cracolici e Fausto Raciti era in guerra con Crocetta. Una connotazione sufficiente per “complicare” il loro insediamento al Cannizzaro di Catania e al Policlinico catanese. La nomina infatti venne stoppata per l’ingresso in vigore del decreto Renzi che vietava le designazione dei pensionati. Una guerra che ha finito per bloccare in un limbo due tra le più grosse aziende sanitarie siciliane, ha scatenato furiose polemiche politiche sfociate persino in una indagine della Procura di Catania e ha “obbligato” il ministro Madia a bacchettare il governo Crocetta: “Non c’era alcun motivo di bloccare quegli incarichi”. E alla fine il governo ha deciso di arrendersi e nominare i due manager. Dopo mesi di inutile commissariamento.

E anche sulla scelta dei commissari, non si può certo dire che Crocetta ci abbia poi visto giusto. Ad esempio, il discusso Salvatore Cirignotta scelto da Massimo Russo e finito sotto inchiesta per la vicenda della mega-fornitura dei pannoloni e allontanato dal governatore, pochi mesi prima era stato confermato nel ruolo di commissario dell’Asp palermitana proprio da Crocetta. Non solo scelto, ma difeso con ardore, addirittura, un altro commissario: quel Giacomo Sampieri che da guida dell’ospedale Villa Sofia-Cervello è finito sotto inchiesta per la gestione dell’azienda, compresa la nomina dell’ex primario Matteo Tutino poi finito ai domiciliari. Un nome, quest’ultimo, finito nel ciclone delle polemiche per una intercettazione mai confermata dai fatti. Ma che, al di là della telefonata fantasma, è stato a lungo tra i medici più vicini al presidente. Come emerge, del resto chiaramente, dalle intercettazioni relative a quella inchiesta, dove Tutino e Sampieri appaiono come “gran cerimonieri” di una Sanità assai diversa da quella rappresentata all’esterno dal governatore. Un settore nel quale, stando sempre alle intercettazioni, circolavano liste di manager “amici” da sottoporre all’attenzione del presidente, in appuntamenti fissati a Palazzo d’Orleans. Alla faccia delle procedure, delle selezioni, dei colloqui e degli esperti esterni.

E il nome di Sampieri, manager che Crocetta convinse a “dimettersi” prima che l’assessore Borsellino revocasse il suo incarico chiudendogli in quel caso la possibilità di ricoprire nuovi ruoli di prestigio negli anni successivi, riemerse nel “caso Seus”. Poche settimane prima aveva sbattuto la porta e se ne era andato Angelo Aliquò, manager assai vicino a Lucia Borsellino: “Certa burocrazia regionale non vuole che questa azienda funzioni”, le pesanti accuse di Aliquò. E così, lo stesso Crocetta pensò di piazzare Sampieri. Tentatico che non andò a buon fine. Ma dopo un anno e mezzo la Seus è ancora senza un direttore generale. “Non conosco nessuna azienda al mondo – la denuncia del presidente dela Commissione salute Pippo Digiacomo – con una spesa di cento milioni di euro l’anno e 3.500 dipendenti che navighi a vista per anni, nell’incertezza e nella precarietà”.

Perché sul tema delle nomine e dei manager che tengono tra le mani il destino e a volte la vita e la morte dei siciliani, la Sanità siciliana in questi anni è sembrata malata. Anche al di sotto degli incarichi apicali di dipartimenti e aziende sanitarie: come nel caos dell’Asp di Palermo dove i direttori sanitari e amministrativo Giuseppe Noto e Antonio Guizzardi non avevano i titoli per ricoprire quei ruoli. Mentre non c’è traccia delle fantomatiche valutazioni degli attuali direttori generali. Valutazioni operate dall’Agenas, ma che sono rimaste, finora, chiuse dentro i cassetti dell’ufficio di gabinetto dell’assessore Gucciardi. Lì dentro, forse, la traccia degli ultimi errori del presidente.

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