PALERMO – Chi ha grane giudiziarie resta al suo posto. Chi invece non le ha va via. La rivoluzione di Rosario Crocetta negli assessorati regionali, presentata dallo stesso governatore come un’operazione-trasparenza, fa i conti con un po’ di “distrazione”: negli assessorati, infatti, sono rimasti due dirigenti attualmente sotto processo – uno in campo penale, l’altro davanti alla Corte dei conti – per vicende che riguardano il loro ambito di lavoro.
Il primo caso si è verificato alla Formazione. Nell’assessorato che ha dato il via al valzer delle rotazioni, infatti, sono stati spostati 13 dirigenti, ma saldo al suo posto, all’area Affari generali, è rimasto Marcello Maisano. Che però, proprio all’inizio dell’era Crocetta, il 6 novembre, ha ricevuto una condanna in primo grado dalla Corte dei conti: una richiesta di risarcimento da 74 mila euro per i cosiddetti “extra-budget”, cioè l’aumento “in corsa” dei finanziamenti già approvati per i corsi di formazione. Una vicenda sulla quale Maisano – sentito da LiveSicilia – preferisce non entrare nel merito.
Più particolare, se si vuole, è il caso di Maria Brisciana. Più singolare lo è perché all’assessorato alle Attività produttive, dove la dirigente presta servizio, i dirigenti rimasti saldi al proprio posto sono appena 6 su 20. Fra questi, appunto, Maria Brisciana, che guida il servizio “Vigilanza e Servizio ispettivo”. Un settore che da qualche anno ha assorbito le funzioni del servizi “Vigilanza enti”, guidando il quale, nel 2006, Maria Brisciana fu coinvolta in un caso burocratico-giudiziario: la dirigente, infatti, è attualmente sotto processo a Sciacca con l’accusa di aver rilasciato la certificazione – che la Procura saccense ritiene essere non veritiera – che permise ad Alfredo Ambrosetti di diventare direttore generale dell’Ircac. “Non vogliamo turbare la serenità del giudice a ridosso della sentenza – spiega Giovanna Capraro, che difende la dirigente – ma si tratta di una vicenda molto marginale in una storia che non la riguarda”.
I dirigenti generali che hanno disposto le rotazioni, però, difendono le scelte. “La rotazione – afferma la numero dell’assessorato alla Formazione, Anna Rosa Corsello – è stata determinata da esigenze organizzative e non si fonda su altri aspetti. Maisano era preposto all’area affari generali e del personale e per tale ragione non occupandosi di procedure di gestione o controllo diversamente distributi nel nuovo funzionigramma approvato dalla giunta è rimasto al suo posto”. “In effetti – aggiunge il direttore delle Attività produttive, Alessandro Ferrara – non conoscevo questo aspetto. Mi sembra strano che non mi siano stati segnalati questi casi. Tutti i posti dirigenziali, comunque, andranno ad atto di interpello, quindi nessuno ha la permanenza garantita. Comunque approfondirò questa vicenda”.
I due dirigenti, ovviamente, sono innocenti fino a sentenza definitiva. E la loro onestà e preparazione non sono messe in dubbio, anzi: nei rispettivi assessorati Brisciana e Maisano vengono indicati come “dirigenti molto preparati, che conoscono il proprio settore meglio di chiunque altro”. Ma la definizione, alla Formazione come alle Attività produttive, è analoga anche per molti dei dirigenti trasferiti. Anche fra quelli che dalla loro avevano l’assenza di grane giudiziarie.
Alla Formazione e alle Attività produttive molti dei dirigenti sono stati trasferiti. Fra i pochi immuni, però, ce n'è uno che ha subito una condanna in primo grado dalla Corte dei conti e un'altra attualmente sotto processo. I direttori generali: "La rotazione? Determinata da esigenze organizzative" (nella foto l'assessorato alle Attività produttive)
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