Totò che visse due volte. E’ un Cuffaro ringalluzzito quello che esce vincitore dalla tornata elettorale delle amministrative con tanto di simbolo della Dc. “Una partita giocata per passione e senza interessi personali mettendo in campo giovani e donne”, ama ripetere l’ex presidente della Regione. Che, nel frattempo, si prende una piccola rivincita nei confronti degli amici centristi. “E’ naufragato il patto dei paccheri non la mia idea centrista: guardiamo più agli elettori che ai parlamentare”. Adesso la posta in gioco riguarderà il ruolo da mediatore al vertice del centrodestra che si terrà venerdì a Palermo. Per il resto si vedrà. Ma per Palazzo D’Orleans insiste: “Lavorerò per una donna”.
Soddisfatto dei risultati delle amministrative?
Per quanto riguarda la Democrazia Cristiana assolutamente sì. Siamo andati bene nei comuni dove correvamo con il simbolo e anche dove il simbolo della Dc non c’era con liste come “Liberi e forti” che si rifacevano alla Democrazia cristiana come a Noto, Terrasini e Torretta. Il risultato lo ritengo lusinghiero sia nei comuni in cui si votava con il proporzionale sia in quelli in cui si votava con il maggioritario.
L’idea del grande centro quindi non è naufragata?
Non è naufragata la mia idea di grande centro: quella di fare un grande centro coinvolgendo gli elettori e non i parlamentari. E’ naufragata l’idea di chi pensava di fare il centro, a prescindere dagli elettori, mettendo insieme un po’ di deputati: il famoso “patto dei paccheri” per intenderci. Quando si mettono insieme i parlamentari e i parlamentari decidono di andarsene: la nave naufraga. Il centro lo fanno gli elettori quando hanno la possibilità di votare i partiti di centro. Io ho dato agli elettori la possibilità di votare un partito storicamente, culturalmente e politicamente di centro cioè la Democrazia Cristiana. Non solo da un punto di vista materiale, ma ideologico perché la DC è un’ideologia portatrice di valori. Questo è il centro che immagino io che non solo non è naufragato ma sta veleggiando a vele spiegate.
Eppure, molti attori politici hanno posto un veto sul suo nome, come se lo spiega? Secondo lei pesa il suo trascorso giudiziario anche se ha pagato i suoi debiti con la giustizia?
Penso che chi mette veti sui nomi se sono dei parlamentari ma anche qualcuno che mi è stato amico è un problema che riguarda lui, certamente non gli elettori. Mi dispiacerebbe molto se a mettere un veto fossero gli elettori dicendo che Cuffaro non può rifondare la Dc, questo mi farebbe molto riflettere ma non credo stia succedendo questo. Gli elletori che vogliono votare la Dc la mettono in connubio con me e questo mi fa piacere. Sono convinto che se avessi fatto un altro partito non avrei ottenuto gli stessi risultati. Immagino che gli elettori abbiano nei miei confronti una certa disponibilità, una certa fiducia, anche se io non sarò mai candidato. Altra cosa sono i parlamentari.
Prego.
Penso che piuttosto che avere la preoccupazione per i miei trascorsi giudiziari, alcuni parlamentari che sono stati vicini a me nel centrodestra, non parlo di quelli della Lega o di FdI che potrebbero anche avere una sorta di atteggiamento guardingo nei miei confronti, ma quelli che erano democristiani, abbiano un atteggiamento di risentimento. Un atteggiamento di risentimento che invece non ho riscontrato in Forza Italia, dove invece ho riscontrato una grande
disponibilità, e non l’ho trovato neanche negli altri partiti, lo ha invece manifestato l’Udc: penso che questo non sia legato ai miei trascorsi giudiziari ma sia un atteggiamento preoccupato che la crescita della nuova Dc possa, in qualche, modo raccogliere consensi nell’ambito dell’Udc.
Forse è temuto perché ha delle abilità politiche da regista che altri non hanno?
Non lo so. Sono temuto per le abilità che loro pensano che io abbia perché sto portando acqua al mulino di un’area moderata che è di tutti? Se potessi candidarmi e avere interessi contrastanti ai loro potrei capire la loro preoccupazione, in questo caso no. Se avessi interessi contrastanti ai loro potrei capire la loro preoccupazione, ma se il mio lavoro è quello di lavorare a un’area di centro e portare acqua al mulino collettivo non capisco questa preoccupazione. Che mi pare non solo insensata, ma in grado di provocare un danno alla coalizione perché è chiaro che non andremo dove non ci vogliono. Se invece come mi pare di avere capito ci vogliono, essendo stati convocati al vertice di maggioranza previsto per venerdì, saremo ben felici di andarci.
Venerdì con quale proposta vi presenterete al vertice?
Noi arriviamo con serenità per intavolare un dialogo con le altre forze. Venerdì cominceremo a ragionare delle amministrative di Palermo. Noi porteremo il nostro contributo in termini di idee e di valori e un contributo nella capacità di scegliere una candidatura in grado di mettere d’accordo tutto il centrodestra. Sette candidature non mi pare aiutino il centrodestra a vincere, no?
No.
Cercheremo di fare sintesi perché riteniamo che, invece, alcuni partiti come la Dc, Cantiere Popolare e Italia Viva che stanno partecipando al vertice senza proporre candidati dovrebbero invece contribuire a un ragionamento comune per trovare una candidatura che sia una candidatura dell’area moderata e di centro.
Ma lo schema di gioco del centrodestra potrebbe saltare, lei questo lo mette in conto?
Io metto in conto i risultati elettorali che ci sono stati nell’ultima tornata. Si vince quando c’è una presenza del centro forte, credibile e soprattutto visibile. Quando invece gli schieramenti propongono candidature meno visibili (come a Milano) e spostate molto sulla destra il centrodestra perde. Quindi, dico che serve un ragionamento se si vuole vincere. Serve una candidatura credibile, visibile e che sia moderata: questo è il contributo che noi porteremo. Se ci si ostinerà a volere a tutti i costi fare candidature che non hanno queste credenziali, che possono avere tutti i partiti del centrodestra a quel punto il centrodestra rischia di naufragare. Questo può succedere.
Musumeci bis, sì o no? Lei da ex presidente della Regione cosa consiglia all’attuale presidente?
Io non posso dare consigli al presidente della Regione. So che il presidente Musumeci ha deciso, ed è nel suo diritto, di ricandidarsi e quindi questa è una sua scelta. Io posso soltanto dire che nella mia seconda scelta di ricandidatura non ho scelto in autonomia di ricandidarmi. La mia ricandidatura è stata scelta e condivisa da tutti i partiti della maggioranza. Oggi Musumeci ripropone la sua candidatura e credo che questo sia uno dei temi del dibattito che dovrà esserci per capire se ci sarà una sua riconferma. Io continuo a pensare che le condizioni più utili per vincere siano quelle dette poco fa: moderata, credibile e visibile. Musumeci ha tutte e tre queste caratteristiche, certo non è esattamente un moderato ma negli ultimi tempi si è molto spostato al centro ma ha il diritto a riproporre la sua candidatura. Questo non vuol dire che sia la mia candidatura, la nostra.
Qual è la vostra?
L’ho detto e lo ripeto: una candidatura nuova e soprattutto coniugata al femminile. Sono per una candidatura donna, credo che la Sicilia sia matura per avere la candidatura di una persona capace e in grado di unire tutto il centrodestra. Per una donna è più facile portare il senso di umanità nella politica prima e poi nella società. Oggi quello che manca in politica è questa capacità di sentirsi uniti in un progetto importante: una sorta di umanità collettiva. Penso che una donna questa umanizzazione della politica abbia molte più possibilità di proporla e metterla in pratica. Però rispettiamo tutte le candidature che verranno al tavolo del centrodestra. Noi, al momento opportuno, proporremo o ci accoderemo se altri avanzeranno delle proposte per la candidatura di una donna.

