PALERMO – Per il presidente Crocetta è una “bufala”. Per l’opposizione una “porcata”, o giù di lì. Qualunque sia l’origine animale, su quella norma si è allungata l’ombra di una nuova “legge ad personam”. Quella che gli addetti ai lavori e gli esperti di bilanci e Finziariee chiamano “marchetta”. Una norma inserita nelle pieghe della legge di stabilità con la quale il governo regionale ha deciso di modificare una norma già esistente: quella che consente ai dipendenti regionali di chiedere l’anticipazione della buonuscita o del Tfr. La modifica è tutta in un comma che estende la possibilità di chiedere un anticipo anche per “saldare” i debiti con la Regione dovuti a sentenze esecutive. E le opposizioni, come detto, sono “saltate sulla sedia”, intravedendo in quella norma assolutamente “innovativa” il tentativo di facilitare a un gruppo di alti burocrati regionali la possibilità di “estinguere” un danno erariale. Tra questi, il segretario generale Patrizia Monterosso, certo. Ma anche altri grand commis come Enzo Emanuele (condannato dalla Corte dei conti per una vicenda relativa a un mega progetto informatico), e gli altri dirigenti coinvolti nella storia degli “extrabudget” della Formazione. “Una bufala”, ha protestato il governatore, parlando di “diffamazione e cattiverie” nei confronti del proprio Segretario generale che, “essendo un dipendente esterno non ha diritto al Tfr”. Una difesa che non ha convinto molti. A cominciare dal capogruppo di Forza Italia Marco Falcone che ha ribattuto: “Quella dichiarazione rasenta l’ignoranza se non la malafede”. E anche un avvocato come Gaetano Armao, componente di quel governo di Raffaele Lombardo nel quale Patrizia Monterosso ha rivestito il ruolo di capo di gabinetto prima e di Segretario generale poi del governatore successivamente condannato in primo grado per mafia. “Non c’è dubbio – ha detto Armao – che la norma riguarda anche Patrizia Monterosso. Lei è, a tutti gli effetti, un dipendente dell’amministrazione regionale, seppur a tempo determinato. E anche lei gode di una forma di buonuscita o Tfr, così come segnalato in quella norma. Che non a caso non esplicita che i dipendenti debbano essere a tempo indeterminato o di ruolo. Voglio precisare però che io insieme a Massimo Russo, non ho preso parte alla giunta nella quale si decise di nominare la Monterosso segretario generale, perché la consideravo non adeguata al ruolo”.
Che si tratti dell’ultimo caso di “legge ad personam” indirizzata a qualche componente del cerchio magico, insomma, sarà il tempo a chiarirlo. Resta l’ennesima difesa molto convinta del governatore anti-manciugghia nei confronti della plenipotenziaria di Palazzo d’Orleans già condannata in primo grado per un presunto danno erariale da 1,3 milioni di euro. Un fatto che Crocetta ha derubricato in “poco più che una multa, che la Monterosso pagherà”. Suscitando la reazione persino del presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti, Luciana Savagnone: “Lascia perplessi – ha scritto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario – la sottovalutazione della sua portata proprio da parte di chi non solo dovrebbe curarne l’esecuzione, ma anche mettere ordine in un settore martoriato da scelte improvvide. L’affermazione – prosegue la Savagnone – resa agli organi di stampa, secondo cui ‘le sentenze della Corte dei conti hanno lo stesso valore di una sanzione amministrativa’, trascura di considerare che, chi emette sentenze e condanna, è un giudice e ciò fa solo dopo un’attenta valutazione dell’elemento soggettivo della responsabilità”. Ma per il governatore c’è giudice e giudice, evidentemente. E il “doppiopesismo” del governo, del resto, è emerso a più riprese. Solo gli ultimi casi sono quelli riguardanti ad esempio l’”impresentabile” Mirello Crisafulli, politico ennese incensurato. Poco mesi prima, la cacciata dalla convention dei Drs di un altro politico incensurato come Riccardo Savona. E ancora prima, l’esposizione al pubblico ludibrio di un dirigente della Regione, Francesco Schillaci che seppe di essere una specie di “mela marcia” in diretta, mentre svolgeva il suo lavoro alla Segreteria generale, dove non era mai stato sfiorato da alcuna indagine o alcun provvedimento. La sua colpa? Le accuse di mafie nei confronti del suocero. In occasione di quella “coraggiosa” denuncia, Crocetta si fece accompagnare proprio dal Segretario generale Patrizia Monterosso.
C’è giudice e giudice, del resto. E c’è morale e morale. Una sta al di fuori, un’altra all’interno del cerchio magico. Basti ricordare le dichiarazioni che accompagnarano la notizia di una indagine per l’utilizzo disinvolto dell’auto blu da parte di un’altra dirigente fedelissima come Anna Rosa Corsello o quelle che riguardarono il suo “ex braccio destro” Stefano Polizzotto. Nel primo caso la disarmante difesa del governatore: “In questi casi è previto il trasferimento della dirigente, ma le auto blu sono in tutti i dipartimenti, quindi è inutile trasferirla”. Nel secondo caso, dopo la scelta dell’avvocato di Castelbuono di dimettersi polemicamente da capo della Segreteria tecnica del governatore, ecco la solidarietà di Crocetta che ripescò subito Polizzotto come consulente.
Ma per tornare alle norme ad personam, quella che le opposizioni considerano un “regalo” ad alcuni burocrati amici non è un inedito assoluto. Proprio in occasione della scorsa legge Finanziaria, giorni in cui Crocetta affermava con serietà la necessità di tagli e riduzioni ovunque, ecco spuntare una strana norma che contraddiceva tutti gli spot fino ad allora lanciato sullo schermo della rivoluzione. Un articolo col quale, insomma, si decideva di abbattere i tetti agli stipendi per gli amministratori di alcune società regionali. Un tetto di 50 mila euro confermato da Crocetta appena pochi mesi prima persino con una delibera di giunta. Il giorno, insomma, ne decida una. Il giorno ne fa un’altra. E tra i beneficiari di quella legge ecco spuntare, tra gli altri, ancora Patrizia Monterosso (nel cda di Irfis), di nuovo Stefano Polizzotto (in Ast) e Antonio Ingroia, nuovo amministratore di Sicilia e-Servizi. “Volete che una persona che guida una società come quella guadagni appena 50 mila euro?” protestò il governatore. Contro se stesso. Visto che il tetto lo avevo messo proprio lui. Ma nel caso dell’ex pm Ingroia, le scelte che hanno in qualche modo “forzato” le norme vigenti sono più di una. Da quella che ha portato Ingroia al vertice della Provincia di Trapani, bocciata persino dal garante anticorruzione, alla delibera di giunta con la quale si è dato il via libera alle assunzioni a Sicilia e-Servizi. Atto illegittimo, quindi contro la legge, secondo la Procura della Corte dei conti, che ha “rinviato a giudizio” proprio Crocetta e Ingroia, oltre a mezza giunta di allora.
Il concetto di “legalità”, insomma, ha pesi diversi a seconda della vicinanza con la poltrona del governatore gelese. Che ignora, per esempio, le norme anticorruzione che impedisono a ex assessori di ricoprire subito dopo incarichi dirigenziali. È il caso di Mariella Lo Bello e di Nelli Scilabra ripescate al vertice degli uffici di staff, pare, tramite un “escamotage” giuridico: un contratto dalla natura atipica.
E l’elesticità della legge, della sua interpretazione, è evidente anche in un altro caso. Crocetta, infatti, si è fatto clamorosamente “bacchettare” dal Tar sul caso Humanitas per errori marchiani e – stando alle parole di Gianpero D’Alia, chiamato anche dai procuratori di Palermo per vederci più chiaro – persino “suicidi”. L’investimento che il presidente bocciò, adesso piace al punto da non prevedere – fatto insolito – nemmeno un ricorso al Cga. Il “cerchio magico”, del resto, ha anche la caratteristica della “fluidità” e dell’elasticità. Cambia dimensioni e componenti. Respinge e ingloba. E se sei nel “cerchio”, come nel caso ad esempio dell’ex manager di Villa Sofia Giacomo Sampieri, non solo non vieni “cacciato” dopo che l’intera commissione Salute all’Ars, alla presenza dell’assessore Borsellino, ne ha chiesto la revoca dell’incarico dopo le indagini sull’azienda ospedaliera, ma addirittura ricevi “l’onore delle armi” e il “ripescaggio” al vertice della Seus (al momento fallito). E per restare al tema della Sanità, si è riusciti persino nel capolavoro di spendere un anno e mezzo per selezionare i 17 nuovi manager, per poi accorgersi che qualcuno di questi non aveva i requisiti (Zappia, Muscarnera). Negli stessi giorni, invece, veniva avviato il procedimento di revoca di due altri manager che i requisiti li avevano tutti (i catanesi Pellicanò e Cantaro). Anche in quel caso, ovviamente, il Tar ha dato torto al governo. Nel diritto, per fortuna, non è ancora entrato il concetto di “cerchio magico”.

