Da re fanfarone a re pigliatutto | Le mani di Crocetta sulle nomine - Live Sicilia

Da re fanfarone a re pigliatutto | Le mani di Crocetta sulle nomine

Non c'è più il governatore folcloristico di un tempo. Ora c'è un uomo che occupa lucidamente tutti i posti del potere.

I fedelissimi del presidente
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Lo avevamo lasciato a sparare numeri a casaccio dalle televisioni, a puntare il dito contro gli insopportabili vitalizi, persino ad ammettere involontariamente che la Sicilia dovrà pur ripartire dopo questi anni di disastri. E così, da governatore all’opposizione di se stesso, da istituzione che si fa antipolitica, a quella contraddizione aveva affidato il suo nuovo movimento politico.

A guardarlo adesso, era solo l’inizio. Dietro il folklore, sotto la polvere, oltre l’evanescenza delle denunce su disabili e presunti disabili, evasori e presunti evasori, c’era molto di più. C’era l’inizio di una trasformazione. L’ingresso in un periodo diverso dagli altri. Quello della “resa dei conti”, della campagna elettorale, in cui è meglio archiviare svolazzi e fantasie. E badare al sodo. E così, ecco emergere – o tornare – un altro Crocetta. Un governatore che sembra avere in mente solo le nomine. Solo la militarizzazione di queste rovine chiamate Sicilia. L’occupazione metodica e totale delle poltrone. Leve per il consenso. Avamposti di un potere da fine dell’Impero.

Le sta provando tutte, Crocetta. Mentre in Assemblea regionale non arriva una riga sulla Finanziaria che dovrebbe dare risposte a migliaia di siciliani, il governatore passa le ore nella penombra di Palazzo d’Orleans o nelle festicciole pubblico-private, a individuare la strada giusta per giungere all’obiettivo. Tagliente, affilato, assatanato manco fosse un Pippo Inzaghi in aria di rigore. Crocetta non pensa ad altro.

Passa il tempo a recitare la parte di chi deve impegnarsi a convincere Antonio Fiumefreddo a non dimettersi da Riscossione Sicilia, avendo annusato come le recenti uscite dell’avvocato catanese abbiano effettivamente fatto presa nell’opinione pubblica, anche solo grazie al sapiente uso di quell dicotomia tra “noi” e il Palazzo. Lo fa, Crocetta, provando a far dimenticare che il Palazzo, in realtà, è proprio lui.

Che addirittura benedice una mossa sospesa tra l’arroganza istituzionale e il grottesco che puoi trovare in certi accattonaggi del potere. E così un suo fedelissimo, sul quale in passato qualcuno aveva sollevato dubbi sulla consistenza dei titoli in possesso, viene “assunto” nell’Ufficio di gabinetto di un suo assessore appena due giorni prima della nomina al vertice di un ente pubblico (meglio ricordarlo, perché solo di cosa pubblica stiamo parlando), solo per evitare che qualcuno – cioè la Commissione dell’Ars che ha per Statuto questo compito – possa verificarne la consistenza del curriculum. E così, Sami Ben-Abdelaali diventa presidente di Ircac. Una nomina così necessaria, così fondamentale, che per ben quattro anni Crocetta non ha minimamente pensato a sostituire il vecchio commissario Carullo. La fretta, la necessità di un Crocetta che appare famelico, è emersa solo adesso. Ora che è finito tutto. Che non c’è più nulla da fare per far dimenticare disastri, strafalcioni, oltre quaranta assessori mutati, i bluff inanellati come grani di un rosario.

E così, l’unica eredità che il presidente giunto per fare la rivoluzione lascerà a chi verrà dopo, sarà forse un plotoncino di fedelissimi, un gruppetto di parroci del sottogoverno. Blindati da Crocetta per i prossimi anni, come se la Sicilia non avesse bisogno d’altro. Ma ovviamente, la Sicilia al governatore non interessa affatto. Semmai, è più importante pensare all’oggi e al “tra poco”. Quando il presidente che è convinto d’essere amato pure quando tutte le classifiche gli spiegano che i siciliani non lo vogliono più, dovrà pur cercarsi una sistemazione. Dovrà pur mettere sul piatto qualcosa, di fronte agli interlocutori che potrebbero aprire la porta verso uno scranno qualsiasi.

E così, la freccia acuminata in cui si è tramutato questo ultimo Crocetta, questo governatore che ha lasciato altrove le paillettes e gli assessori-star, le ali da mettere a un’Ast che invece rischia di fallire, le invenzioni dei Trinacria bond, i Piani giovani, i Patti dei sindaci che avrebbero cambiato la Sicilia, punta dritto al bersaglio. Pallottoliere alla mano. E così, dopo aver ignorato la situazione in cui versava la Seus per anni, dopo l’addio polemico dell’allora direttore generale Angelo Aliquò, adesso, solo adesso scopre la necessità che il suo ex gabinettista Gaetano Montalbano, senza particolare esperienza in società di queste dimensioni e di questa delicatezza, debba diventarne l’amministratore unico, a capo di una società da oltre tremila lavoratori. Tralasciando la delicatezza di un’azienda che si occupa del servizio del 118.

E ancora, ecco la necessità di evitare che il suo fedelissimo Antonio Ingroia giunga fin dentro i giorni del “semestre bianco” per le nomine. Così, pronta la nuova mossa, il balletto del “mi dimetto ma torno subito” e voilà, un nuovo incarico triennale. Che stando alle parole della vicepresidente Lo Bello è necessario “per garantire che si possa portare a termine il grande piano triennale degli interventi della società”. Da ex pm a Bill Gates di Sicilia, che decide persino di cambiare insegna alla società, forse solo per quelle ragioni di rappresentanza che, secondo i pm che lo hanno indagato per peculato, sembrano a lui molto care. Crocetta che una volta fu inquisitore, del resto, si scopre garantista. A intermittenza, ovviamente. Con quella disinvoltura ormai nota e consapevole che gli ha consentito di ignorare indagini, rinvii a giudizio e condanne per i suoi fedelissimi, e andare avanti a moralizzare, a predicare la legalità. La stessa piegata a uso e consumo di quel cerchio magico che dovrà tornare buono alle elezioni. E che ha generosamente offerto a chi governerà dopo di lui.

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Commenti

    L’unica cosa della quale non si occupa è che non spinge il suo assessore a fare è lo sblocco dei concorsi della sanità. Sanità che non interessa nessuno. Una rete ospedaliera bloccata che impedisce il più piccolo movimento per le assunzioni per le mobilità e per la lotta al precariato. Sanità immobile nei confronti dei tanti pazienti che hanno bisogno di risposte e dei tanti operatori che ormai sono oltre lo stremo delle forze. Quella sanità siciliana che ha permesso il rientro dai debiti sulle spalle degli operatori che hanno dovuto fare il lavoro anche di quelli che da dieci anni non vengono assunti. Bravo governatore continua così…

    Rivolgo un appello ai lavoratori delle partecipate regionali dove crocetta ha piazzato i fedelissimi : NON FATEVI FREGARE , QULLO PIAZZA I SUO ACCOLITI RITENENDO DI POTER INDIRIZZARE IL VOSTRO VOTO E QUELLO DEI VOSTRI FAMILIARI TUTTO QUELLO CHE VI PROMETTERANNO NON LO CREDETE ANZI RICORDATEVI CHE DOVE LA REGIONE METTE MANO MANCANO LE RETRIBUZIONI GUARDATE ALLE EX PROVINCIE GUARDATE ALLA FORMAZIONE GUARDATE AGLI SPORTELLI MULTIFUNZIONALI GUARDATE A RISCOSSIONE SICILIA DOVE I DIPENDETI CHE HANNO AVUTO LE PROMOZIONI DAL 2009 SONO STATI RETROCESSI AL GRADO CHEPOSSEDEVANO ALLA DATA SIA GIURIDICAMENTE CHE ECONOMICAMENTEGUARDATE A SVILUPPOITALIA SICILIA GUARDATE A COME SONO TRATTATI GLI SFORTUNATI DIVERSAMENTE ABILI GUARDATE AL CERISDI MA SOPRATTUTTO GUARDATE AL FUTURO E NON FATE CONDIZIONARE IL VOSTRO VOTO DA PROMESSE ILLUSIONI O ALTRO ANZI PER NON FARE LA FINE DI ALTRI DISPERATI DI SICILIA NON VOTATE PIÙ LUI E CHI SINO AD OGGI LO HA TENUTO SULLA POLTRONA IL VOSTRO VOTO CONTRARIO UNITO ALLA MASSA DEI VOTI CONTRRI DEI DISPERATI DI SICILIA LO FARE SPARIRE PER SEMPRE LUI E QUELLI CHE ALLEANDOSI CON LUI HANNO CONTRIBUITO A DISTRUGGERE OGNI SPERANZA IN SICILIA

    Copia di questo articolo mandatelo a Giletti e a Klaus Davi.

    Caro gelese vieni a chiederci il voto ai dipendenti licenziati ed abbandonati di Sviluppo Italia Sicilia, ci ricorderemo bene di come ci hai trattato, ci ricorderemo di te e della Volpe e non avere dubbi che correremo a votarti.

    PRESIDENTE INVECE DI OCCUPARSI SOLO DI NOMINE E COMMISSARIAMENTI PERCHE NON PENSA UN PO ALLA SICILIA ,COME : SBLOCCANDO TUTTI I BANDI REGIONALI QUALI TURISMO,ENTI LOCALI ,AGRICOLTURA ECC… A DICEMBRE 2016 DICEVA CHE A GENNNAIO 2017 PARTIVANO NUOVI BANDI,POI A FEBBRAIO POI A MARZO MA QUANDO PENSA DI OCCUPARSI SERIAMENTE DELLA SICILIA DOVE IMPRENDITORI HANNO INTERESSE PER LA SICILIA E’ voi

    Tutto in una sola parola vai Via hai distrutto la sicilia.

    E il grande Cracolici nulla ha da dire?
    Staccare interruttori , chiudere rubinetti,
    tappare falle , buchi…..?

    Siete al capolinea. Game over

    Ogni tanto mi chiedo se è farina del suo sacco o sta macinando frumento di qualcun altro!

    Il voltastomaco. Null’altro

    Che cosa ridicola è insopportabile è stato oggi vedere Giletti dinnanzi ad una evidentissima accusa di tipo tecnico da parte dei presenti alla trasmissione nel settore dei beni culturali accennare a una difesa di Crocetta

    Signori miei ma questo per meritare questa carica ve li siete mai chiesti cosa aveva fatto prima di così importante x governare la Sicilia? Niente. Ne come sindaco e nemmeno come deputato.

    È stimato però, si vede.

    Giletti su Rai 1 ieri ha perso un occasione per stare zitto di fronte allo schifo che la Regione ha creato da quanto Crocetta Governa la Sicilia.

    scusi ambrogio ma a sviluppo italia si entrava per concorso pubblico?

    ma cantone non dice nulla?

    Infatti laS.E.U.S è stata e purtroppo lo sarà per i prossimi anni nelle mani di nessuno……….aiutateci.

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