De Luca boccia Lo Cicero: "Dichiarazioni inattendibili"

De Luca boccia Lo Cicero: “Dichiarazioni inattendibili”

Il procuratore di Caltanissetta ascoltato a Palazzo San Macuto

ROMA – “I principali disastri giudiziari recenti commessi per inesperienza o in inadeguatezza sono connessi ad una scorretta gestione dei collaboratori di giustizia e quindi si sarebbero potuti evitare. La figura di Alberto lo Cicero ricorda assolutamente quella di Vincenzo Scarantino, protagonista del depistaggio delle indagini sull’attentato al giudice Borsellino”. Lo ha detto, davanti alla Commissione nazionale antimafia che lo sta ascoltando, il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.

La pista nera

Il magistrato sta riferendo sulla cosiddetta pista nera della strage costata la vita a Giovanni Falcone, tesi – lo ha già ribadito in una precedente audizione – a cui l’ufficio inquirente nisseno non dà alcun credito proprio per la inattendibilità di Alberto Lo Cicero, sedicente uomo d’onore che ha reso dichiarazioni ai pubblici ministeri su un coinvolgimento delle eversione nera nell’eccidio.

Il giudizio su Lo Cicero

Il giudizio di De Luca su Lo Cicero, ritenuto anche in passate sentenze non credibile e della sua ex compagna Maria Romeo, che aveva parlato di un coinvolgimento del terrorista a Stefano Della Chiaie nella stagione stragista del 92 e altrettanto sconfessata dai magistrati, è di totale inattendibilità.

“Le dichiarazioni di Lo Cicero sono carta straccia – ha aggiunto De Luca – Come scrissero i giudici già nel 95 ha mentito sulla sua appartenenza a cosa nostra, per cui tutto quello che sostiene di avere appreso dagli uomini d’onore è totalmente falso. E false sono le dichiarazioni della Romeo che ha come fonte delle sue rivelazioni Lo Cicero”. “Ci sono pentiti che funzionano come jukebox e tendono ad assecondare i magistrati – ha aggiunto – la gestione dei collaboratori è un tema molto complesso”.

Il caso Mattarella e la ‘pista nera’

 “L’omicidio di Piersanti Mattarella merita sicuramente approfondimenti in relazione alla pista nera. La vicenda merita gli sforzi che la procura di Palermo sta profondendo: è un materiale magmatico che deve essere analizzato. È una questione molto seria”, ha detto De Luca. Approfondimenti alla pista nera sul delitto Mattarella, in sostanza, mentre – come detto – non crede a una ingerenza dell’eversione nera nell’attentato al giudice Giovanni Falcone. 

Il mistero sull’amico che tradì Borsellino

 “Resta il mistero sulla identità dell’amico che avrebbe tradito Paolo Borsellino”. Lo ha detto ancora De Luca. Il magistrato ha ricordato le deposizioni di due colleghi di Borsellino, Massimo Russo e Alessandra Camassa, che hanno raccontato dello sconforto del magistrato nell’aver scoperto di “essere stato tradito da un amico”. Borsellino, però, non ne fece mai il nome ai due colleghi.

Recentemente è stato ipotizzato che a tradire il giudice sarebbe stato l’ex parlamentare di Alleanza nazionale Guido Lo Porto. Ipotesi a cui non crede De Luca. A riferire questa circostanza è stata la trasmissione Report che ha tramesso una intervista all’ex pm Vittorio Teresi in cui l’ex magistrato ha riferito di aver parlato a Borsellino delle frequentazioni di Lo Porto col boss Mariano Tullio Troia.

“Teresi potrebbe non ricordare un normale colloquio con Borsellino, ma escludo che non ricorderebbe la sua reazione alla notizia che il suo amico Lo Porto frequentava il boss Mariano Tullio Troia – ha spiegato De Luca – se Teresi gli avesse confidato questa notizia, ricorderebbe certamente la reazione di Borsellino che era un uomo appassionato e non sarebbe rimasto freddo davanti a una cosa simile”.

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