Delitto Giarrusso senza colpevoli| L'appello: "Riaprire il caso" - Live Sicilia

Delitto Giarrusso senza colpevoli| L’appello: “Riaprire il caso”

Antonietta Giarrusso, uccisa nel 2012 a Palermo

Ad ottobre l'inchiesta sull'omicidio avvenuto in pieno centro nel 2012 è stata archiviata. Un assassino libero, la perdita della pace per i familiari di Antonietta Giarrusso, uccisa con 25 coltellate nel suo negozio. "Vogliamo giustizia per nostra zia".

Palermo - la storia
di
4 min di lettura

PALERMO – Il 30 aprile saranno passati tre anni da quel pomeriggio di sangue. Uno dei delitti più efferati degli ultimi anni a Palermo il cui responsabile non ha mai avuto un nome e cognome. L’assassino di Antonietta Giarrusso l’ha ufficialmente fatta franca lo scorso ottobre, quando il giudice per le indagini preliminari Lorenzo Iannelli ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura. Dopo decine di sospettati ed indagini serrate che non avevano mai fatto spegnere la speranza, un epilogo che ha gettato nell’angoscia e nello sconforto i familiari della parruccaia di via Dante, che in questo modo non sapranno mai chi ha impugnato il coltello e le forbici che hanno letteralmente massacrato la donna che ai tempi aveva 63 anni.

La scena del crimine quel pomeriggio ha mostrato chiaramente agli investigatori la spietatezza con cui l’assassino ha agito. La scia e le grandi chiazze di sangue, poi il corpo senza vita della Giarrusso in bagno: aveva un paio di forbici conficcate in gola e il corpo dilaniato dalle coltellate. Un delitto che provocò un grande choc in tutti coloro che conoscevano la vittima, compresi i commercianti della zona che hanno però dichiarato, in quei giorni, di non essersi accorti di nulla. Né urla, né persone in fuga da quel negozio storico che si è trasformato in tomba per Ninni Giarrusso, morta per mano di un assassino ancora a piede libero. Qualcuno che la parruccaia conosceva, stando alle indagini che hanno accertato la volontà di aprire la porta da parte della vittima. Quella stessa porta che l’assassino, dopo essersi lavato le mani sporche di sangue, ha lasciato chiusa dietro le sue spalle per correre verso quella, che da allora, è sempre stata la piena libertà.

Una situazione inaccettabile per chi da quel 30 aprile 2012 ha lottato con tutte le sua forze per trovare il colpevole. In primis la sorella della vittima, Marisa Giarrusso, che negli ultimi anni aveva vissuto con l’obiettivo di rendere giustizia all’amata Ninni. E’ morta non conoscendo la verità, con il dolore e la disperazione nel cuore, alcuni mesi fa. “Mia madre ci ha lasciato a novembre. Si è ammalata, ha mollato le redini. Ci teneva tantissimo a sapere chi sia stato a ridurre mia zia in quello stato, una donna che con me e mia sorella, con la quale siamo gemelle, aveva un rapporto simbiotico”. A dirlo è la nipote di Antonietta Giarrusso, Daniela Carlino, in prima linea adesso, per far riaprire il caso.

“Ora voglio occuparmi io di tutto -dice – pretendo che si continui ad indagare sull’omicidio, perché chi ha agito in questo modo non può essere libero, non può continuare ad andare in giro tranquillo. Stiamo parlando di una persona spietata, che è riuscita a sferrare venticinque coltellate in modo indisturbato, che ha rotto dieci costole a mia zia, che le ha conficcato un paio di forbici in gola dopo averla già uccisa. Dopo averla massacrata ha continuato ad inveire su di lei, come si può chiudere il caso e lasciare che tale disumanità resti impunita?”.

Una domanda che tormenta, che non fa dormire la notte. E alla quale Daniela Carlino e la sorella sperano adesso di trovare risposte presentando una istanza alla procura tramite il loro avvocato. “A seguirci sono un penalista ed un civilista. Sono molti gli aspetti che devono essere ancora chiariti e noi non ci arrenderemo mai. I primi tempi, quando si cominciarono ad interrogare i vari indagati, eravamo ottimisti, abbiamo visto un grande impegno da parte degli investigatori. Ma ora ci sentiamo abbandonate, da sole in una lotta in cui nemmeno mia madre può più accompagnarci. Come è possibile che in pieno centro città, alle 11,30 di mattina, nessuno abbia visto o sentito niente? Mia zia provò a difendersi con tutte le sue forze, avrà tentato di chiedere disperatamente aiuto in quel bagno, la cui finestra dà sull’atrio del palazzo. E’ tutto surreale”, dice.

Le persone sospettate erano state una quindicina. Il sangue trovato sulla tenda del negozio consentì di isolare il Dna dell’assassinio, che confrontato con ventotto campioni diversi non portò però ad alcun esito. Amici, parenti, conoscenti, commercianti della zona e persino un clochard ed un transessuale, cliente della Giarrusso, furono interrogati. Tutte le piste furono battute, ma il risultato è quello di un assassino in libertà. “Mia zia negli ultimi tempi era sempre preoccupata, affranta. Ma non credo che dietro questo stato d’animo ci fossero problemi sentimentali. Come non credo che si sia trattato di un omicidio passionale”, conclude Daniela Carlino, con amarezza. Quello della Giarrusso resta così un delitto irrisolto con decine di dubbi, e una speranza che sembra morta e sepolta insieme a chi ha pagato con la vita la spietatezza di qualcuno senza pietà.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI