PALERMO – “Siamo letteralmente in gabbia, come in un pollaio. Fateci uscire da questo incubo”. È l’appello disperato di Gaetano Mirabella Costa, 45enne di origini siciliane, detenuto da otto giorni nel centro per migranti irregolari noto come “Alligator Alcatraz”, situato nelle paludi della Florida. Raggiunto dal Tg2, l’uomo ha raccontato le condizioni di detenzione e la totale assenza di garanzie legali.
Nessun contatto con un avvocato
Secondo quanto dichiarato, Mirabella Costa non ha avuto la possibilità di vedere un avvocato né di comparire davanti a un giudice. “Siamo in 32 in una gabbia, i bagni sono aperti, tutti ti vedono”, ha denunciato. La madre, Rosanna Mirabella Costa, ha riferito alla stessa testata che il figlio è stato portato in udienza “con catene ai piedi e catene alle mani”.
Una telefonata, l’unico spiraglio
L’unica nota positiva, come ha confermato la madre, è che Gaetano Mirabella Costa può effettuare telefonate. “Ho sentito mio figlio, l’unica cosa positiva è che ha la possibilità di parlare al telefono”, ha detto, visibilmente provata. “Mi ha detto ‘mamma è da dieci giorni che non vedo il sole’. Ci sentiamo al telefono, lui si mette in fila e ci chiama quando è il suo turno. Penso che le condizioni di detenzione siano molto dure. Al momento non siamo stati contattati da nessuno per affrontare questa situazione”.
“Speriamo – aggiunge – che possa rientrare presto in Italia e faremo di tutto perchè ciò avvenga. Lui abitava in Florida a Gainsville. È andato negli Stati Uniti nove anni fa a cercare lavoro ed è sposato”.
Il sindaco di Fiumefreddo
Angelo Torrisi, sindaco di Fiumefreddo di Sicilia, comune dove vive la famiglia Mirabella, afferma di “aver saputo della vicenda dai giornali e dalla tv”. “Siamo, comunque, in contatto con la prefettura – dice – certamente vorremmo sapere di più della situazione”.
Il centro di detenzione dove si trova il 45enne è stato ribattezzato “Alligator Alcatraz” per la sua collocazione: una zona remota delle Everglades, tra alligatori, coccodrilli e pitoni.

