PALERMO – “Sentiamo la presenza dello Stato nel senso che per la nostra sicurezza si è fatto molto. Però registriamo interventi e attacchi contro l’impianto del processo sulla trattativa Stato-mafia che riteniamo immotivati”. Lo ha detto il pm Nino Di Matteo, pubblica accusa al dibattimento sul presunto patto tra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni, che è stato ascoltato, insieme ad altri magistrati palermitani, dalla commissione Antimafia. “Sarebbe bene che chi parla – ha aggiunto – si informasse e rispettasse le decisioni degli altri magistrati che si sono pronunciati sul processo: dal gup che ha rinviato a giudizio gli imputati alla corte d’assise che ha deciso sulle questioni poste dalle difese, respingendole, e ha accolto le nostre richieste di prova”.
Anche il procuratore di Palermo Francesco Messineo ha fatto riferimento alle critiche fatte al processo definendole “non pertinenti” e sostenendo che con i commissari si è parlato degli appunti fatti dalla Dna all’inchiesta. Messineo, come Di Matteo, si è detto soddisfatto dell’interessamento mostrato dallo Stato ai problemi relativi alla sicurezza dei magistrati. “Anche il ministro Alfano è stato pronto ad assicurarci tutti i mezzi utili alla protezione dei colleghi”, ha concluso.

