Nessuno sa, però tutti sapevano. Nessuno se lo aspettava, ma tutti immaginavano che potesse succedere. Le dimissioni di Anthony Barbagallo, che lascia l’incarico di segretario del Pd siciliano, somigliano al tuono che segue il lampo del fulmine. Un sussulto per molti. Un evento scontato per moltissimi. Qualcuno, protetto dalla proverbiale privacy, sussurra: “Hanno voluto la testa di Barbagallo, è chiaro. Altrimenti il prezzo da pagare sarebbe stata una campagna elettorale da separati in casa”.
Tutti sanno. Quasi nessuno ci mette la faccia con mezzo comunicato, per diverse ore, mentre nelle chat Dem si susseguono commenti, faccine, rimpianti e qualche verosimile emoticon sghignazzante. Tra i primi a ‘uscire’ coraggiosamente, come una pattuglia politica nella nebbia più fitta, è Marco Greco, il segretario regionale dei Giovani Democratici. Gli altri giungono alla spicciolata.
“Un gesto di grande responsabilità”
“Le dimissioni di Anthony Barbagallo – scrive in una nota – rappresentano un gesto di grande responsabilità e di grande amore nei confronti della comunità democratica siciliana che ora ha il dovere di concentrare ogni sforzo in vista dei prossimi e cruciali appuntamenti che ci attendono”.
“Ad Anthony e a tutta la segreteria regionale – prosegue – rivolgo un ringraziamento particolare a nome dei Giovani Democratici Siciliani: dalla ricostituzione dei GD Siciliani ad oggi il PD Sicilia non ci hai mai fatto mancare nulla ed è sempre stato al nostro fianco nelle nostre battaglie, investendo politicamente sulla nostra generazione e mettendoci nelle condizioni di poter raggiungere traguardi pochi anni fa inaspettati”.
Una trama svolta con vari accenti. il giovane Greco che non ha problemi a firmarsi, sceglie il registro affettuoso. C’è chi – nei pissi pissi senza nominativo – sviluppa lo stesso tema con una forma di mestizia politica che trattiene a stento l’esultanza sostanziale. Ecco il ragionamento neanche tanto carsico: ora che se n’è andato il Pd siciliano rinascerà. Nel nome della concordia, dell’unità, etc etc…

Alla ricerca dell’unità
La storia delle divisioni dei democratici siciliani compone un’enciclopedia ravvisabile negli archivi, per chi coltivasse la passione filologica delle sciarre. Di recente erano fioriti, con maggiore enfasi, gli appelli alla concordia. La stessa segretaria nazionale, Elly Schlein, aveva insistito sul punto.
L’ormai ex segretario Barbagallo aveva detto in occasione di una intervista col nostro giornale: “Siamo ad una fase cruciale come quella dell’indicazione del candidato presidente della Regione. Il gruppo dirigente, ma anche le federazioni e i circoli, sono chiamati alla massima responsabilità. C’è nel Pd siciliano la consapevolezza che siamo entrati in una fase delicatissima, dove ognuno di noi è chiamato ad un altissimo senso di responsabilità e a dare il meglio”.
La cabina di regia e le incognite
E adesso? Arriverà una ‘cabina di regia’ per traghettare il Pd siciliano fino alle elezioni. Forse è la soluzione. Forse è l’illusione di chi annota appena le disfide politiche interne.
Con quali vibrazioni si presenterà al corpo elettorale il massimo partito del centrosinistra che ha messo il proprio segretario regionale nelle condizioni di lasciare alla vigilia delle consultazioni? Dentro, sarà apparsa, magari, un’idea geniale. Fuori? Che percezione si costruisce, nell’imminenza delle trattative per le candidature, in un clima nebuloso della coalizione?
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Nel frattempo, ‘il caro Anthony’ colleziona commenti emozionati al post dell’addio. Si sa che, da quelle parti, il migliore di tutti è sempre colui che toglie il disturbo.
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