PALERMO – Dal Partito democratico arriverà “una proposta ‘alta’ e di grande spessore” per la presidenza della Regione Siciliana che “parlerà alla competenza e alla capacità amministrativa”. Anthony Barbagallo, segretario del Pd Sicilia, traccia così l’identikit di colui che rappresenterà la proposta dem al tavolo del campo progressista in vista delle Regionali. E “se non dovesse arrivare l’ok degli alleati – dice -andremo alle primarie”.
Segretario, il campo largo sta proseguendo il suo percorso per le elezioni regionali?
“Sì. All’inizio dell’estate, al centro Pio La Torre, insieme con tutti i segretari dell’alleanza abbiamo stabilito un percorso che prevede delle tappe di ascolto sui territori organizzate di volta in volta da uno dei partiti del campo progressista. Già si sono celebrate le tappe di Gela, Catania ed Agrigento. Continueremo anche nelle prossime settimane in modo da completare la road-map di tutte le province entro settembre”.
E dopo?
“Una volta conclusa questa fase di ascolto, arriverà il tempo di scrivere il programma elettorale. Sarà un momento significativo perché bisognerà individuare le priorità e fare un patto con i siciliani per rendere sempre più credibile il nostro progetto. L’ultima tappa sarà rappresentata dalla scelta del candidato presidente della Regione”.
Le primarie sono inevitabili o riuscirete a trovare una sintesi?
“Come ho detto ad Agrigento, nelle prossime settimane il partito intensificherà l’interlocuzione al suo interno per proporre un nome alla coalizione. Spero che su quel nome si possa trovare la condivisione degli alleati, diversamente proporremo le primarie”.
Inutile chiedere il nome… Ci tracci almeno il profilo del vostro candidato.
“Nelle interlocuzioni che ci saranno tra dirigenti del partito proveremo a dare vita ad una prospettiva all’altezza della sfida. Sarà una proposta ‘alta’, di grande spessore e che parlerà alla competenza e alla capacità amministrativa. Per vincere la sfida della Sicilia e del buon governo di quest’isola serve, ripeto, una proposta di grande spessore”.
Quindi, o il vostro candidato oppure primarie?
“Il nostro non è un atto di vanità. Il Pd ha l’ambizione di indicare il candidato presidente della Regione alla luce del fatto che siamo il partito con il numero maggiore di amministratori in Sicilia, con il gruppo parlamentare più numeroso e con una grande presenza in termini di radicamento nel territorio grazie ai nostri 240 circoli. Per questo motivo riteniamo che il Pd debba avere l’ambizione naturale di esprimere la candidatura alla presidenza della Regione Siciliana”.
C’è ancora la questione Cateno De Luca aperta. Il perimetro del campo progressista è ormai delimitato o le porte non sono ancora chiuse?
“Questa domanda non va fatta soltanto a me. Abbiamo avviato un percorso insieme con tutti i segretari del centrosinistra e con tutti i leader politici del campo largo. È chiaro che i ragionamenti su allargamenti e inclusioni devono passare da quel tavolo. Quando ci rivedremo affronteremo tutte le questioni”.
È passato più di un mese dal confronto tra il partito siciliano e la segretaria Elly Schlein: a che punto è il processo di riappacificazione del partito?
“Siamo ad una fase cruciale come quella dell’indicazione del candidato presidente della Regione. Il gruppo dirigente, ma anche le federazioni e i circoli, sono chiamati alla massima responsabilità. Da parte del partito nazionale c’è un’attenzione significativa sulla Sicilia, che non è l’ultima provincia dell’impero ma una delle tre regioni più popolose che spesso determinano anche le sorti delle sfide nazionali. C’è quindi nel Pd siciliano la consapevolezza che siamo entrati in una fase delicatissima, dove ognuno di noi è chiamato ad un altissimo senso di responsabilità e a dare il meglio”.
Lei recentemente è stato ospite degli stati generali di Controcorrente ad Agrigento, che giudizio dà sul movimento di La Vardera?
“A Controcorrente va reso va dato atto pubblicamente di avere scelto di stare dentro il campo progressista e di avere costruito insieme con il Pd e gli altri partiti del centrosinistra candidature significative e vincenti nell’ultima tornata delle elezioni amministrative. Non era un percorso scontato”.

Guardiamo all’Ars. Presto arriveranno le variazioni di bilancio. Cosa si aspetta?
“Il Pd non perde la speranza sulla possibilità che, anche in questo scorcio finale di legislatura, si riesca ad affrontare e risolvere alcune priorità che riguardano la Sicilia. Per il resto, devo dire ancora una volta che anche questa estate è passata con emergenze non risolte che hanno aggravato la situazione siciliana e un accadimento sul quale intendiamo fare piena luce”.
A cosa si riferisce?
“Alcuni giorni fa c’è stata la conferenza dei servizi sul termovalorizzatore che dovrebbe sorgere a Catania: qualche giorno prima di quell’appuntamento la Sovrintendenza dei beni culturali ha abbassato il livello di tutela dell’area nella quale deve sorgere l’impianto. A nostro giudizio ci sono problemi gravi sulla conformità urbanistica. Su questa cosa andremo fino in fondo. Vogliamo sapere come e perché stato abbassato il livello di tutela e quali sono state le ragioni profonde dal punto di vista paesaggistico che hanno spinto la Sovrintendenza a prender questa decisione ‘casualmente’ qualche qualche giorno prima della conferenza dei servizi e ‘casualmente’ proprio in quell’area. E poi ci sono le vicende che abbiamo seguito sui giornali”.
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Si spieghi meglio.
“Penso a quanto stiamo assistendo sul 118, con una relazione del Dasoe impietosa e che tocca il tema in particolare nelle tre province di Catania, Siracusa e Ragusa con ambulanze ferme e medici insufficienti. Trovo inoltre stucchevole che il centrodestra, di fronte a questi problemi, si preoccupi della corsa alla poltrona e di chi sostituirà eventualmente gli attuali vertici di Seus. C’è poi la scuola: in questi giorni assistiamo al ritardo con cui ci si sta accorgendo dell’emergenza caldo. E non dimentico come è stata affrontata l’emergenza Etna, con il caos di quei giorni e i danni per milioni di euro al turismo. Nessuna assistenza ai viaggiatori e nessuna gestione dei flussi, con gli abusivi che chiedevano 700 euro per trasportare i turisti da un capo all’altro della Sicilia”.
Cosa si potrebbe fare?
“Per risolvere questo tipo di emergenze bisogna fare il raddoppio ferroviario tra Catania e Comiso. Quei 70 chilometri in un posto normale si coprirebbero con un treno veloce di 35 minuti. In un posto normale si farebbe questo e dico anche che in un posto normale sarebbe la Regione a farsi carico della pulizia della cenere vulcanica, senza lasciare questo peso ai Comuni”.



