PALERMO – Giunta convocata per le 11 con un un lungo ordine del giorno. Alla fine spunta anche la classica “comunicazione” da dare agli assessori, cosa che nel messaggio informale di whatsapp non era stata inserita, ma è una consuetudine. A Palazzo d’Orleans è stata una giornata di quiete per Renato Schifani, dopo la tempesta di martedì: una routine rotta soltanto dalla convocazione della squadra assessoriale, cosa che non avveniva da una decina di giorni.
Schifani convoca la Giunta, tam tam sulle dimissioni
Il presidente della Regione chiama a raccolta in chat la sua squadra di governo per giovedì 8 ottobre e subito scatta il tam tam sulle possibili dimissioni, ma nel pomeriggio l’allarme si placa. A meno di clamorosi sviluppi notturni, Schifani resterà in sella. Non è esclusa una presa di posizione su quanto accaduto e sul rapporto incrinato con i vertici di Forza Italia. La strada dell’addio, però, non è del tutto abbandonata e le riflessioni, come spiegano abituali frequentatori di Palazzo d’Orleans, sono comunque in corso.
Comunicazioni interrotte tra Schifani e Minardo
Tutto potrebbe essere rinviato al fatidico incontro a tre con Antonio Tajani e Nino Minardo. Il leader nazionale e quello regionale di Forza Italia martedì hanno avuto con Schifani un’aperta contrapposizione. Uno scontro innescato dalle precedenti dichiarazioni del commissario degli azzurri nell’Isola sulla necessità di un cambio di passo rispetto al passato. Parole che non sono piaciute a Schifani: ne è nato un duello a colpi di dichiarazioni e ora le comunicazioni tra le rispettive ambasciate si sono interrotte.
Per tutta la giornata di mercoledì, infatti, nessun contatto tra Schifani e Minardo. Quest’ultimo ha lanciato la proposta del vertice romano a tre con Tajani per delineare il percorso di uscita dalla crisi ma Palazzo d’Orleans è rimasto in silenzio.

La quiete dopo la tempesta a Palazzo d’Orleans
Il mercoledì di Schifani è trascorso tra il convegno ‘Raccontami: storie di donne tra mafia e antimafia’, dove ha raccolto l’elogio da parte del presidente della Corte d’appello di Palermo Antonio Balsamo sulla legge regionale ‘Liberi di scegliere’ che è stata apripista per la normativa nazionale, e il consueto lavoro a Palazzo d’Orleans.
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Attività “consuete” svolte “nella massima serenità e normalità”, come spiegano fonti vicine alla presidenza della Regione. La classica ‘quiete dopo la tempesta’, quindi, ma sullo sfondo restano quelle “riflessioni” di Schifani che a questo punto riguardano anche una possibile uscita di scena non traumatica per un governatore che ha avuto il merito di risanare le casse cancellando la parola “disavanzo” dal vocabolario della Regione. Attestati di stima, in questa direzione, sono arrivati da Ignazio La Russa, che conferma l’asse con il presidente della Regione, e dagli alleati Dc e Mpa

La possibile via d’uscita dalla crisi
I tempi di questa operazione, però, sono tutti da condividere e concordare. Il calendario potrebbe spostare ogni decisione drastica al nuovo anno, con la legge di Bilancio approvata. Spingono versa questa soluzione anche i deputati alla prima legislatura, che temono di non potere tagliare il traguardo dei quattro anni, sei mesi e un giorno per l’obiettivo pensione. “Del resto il partito non ha mai chiesto le dimissioni”, sussurrano dal fronte Minardo al termine di un mercoledì di ‘calma apparente’.




