Si era tinto i capelli di biondo, fuga e arresto di Drago Ferrante

Drago Ferrante, la fuga dal carcere e l’arresto del signore della droga

Drago Ferrante
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Godeva della semilibertà, lo hanno bloccato in Calabria

PALERMO – Si è tinto i capelli di biondo. Troppo poco per sfuggire allo sguardo degli investigatori che gli davano la caccia da quando Salvatore Drago Ferrante era evaso dal carcere di Asti. Godeva della semilibertà ma il 17 luglio scorso non è rientrato in cella. Lo hanno riconosciuto e bloccato a Bovalino, in provincia a Reggio Calabria.

Nato a Bagheria, sessantadue anni fa, di cui una grossa fetta trascorsa in cella per mafia e droga. Della condanna a 21 anni, l’ultima che gli è stata inflitta, gli restavano da scontare 3 anni e 9 mesi. Ha provato a scappare sfruttando la possibilità di fare volontariato.

Alle ricerche lavoravano le squadre mobili di Asti e Palermo, che di Drago Ferrante conoscevano storia e legami mafiosi.

Sono ormai trent’anni che la cronaca giudiziaria si occupa di lui. A Drago Ferrante era riuscito il piano in cui hanno fallito tanti boss della nuova mafia: attivare un canale diretto con i grossisti sudamericani della droga, affrancandosi dall’intermediazione dei calabresi e dei campani.

La prima volta lo pizzicarono nel 2011. Da Bagheria era partito per Milano e da qui alla volta di Parigi. Dall’Hotel Hilton della capitale francese era andato via con un passaporto falso con il quale era stato registrato nella lista dei passeggeri in partenza per Amsterdam. Nella città olandese aveva affidato un pacchetto ad un insospettabile elettricista siciliano con il compito di trasportarlo in Sicilia.

Si diedero appuntamento a Messina. Da qui con due macchina si spostarono a Baucina, in provincia di Palermo. I carabinieri li bloccarono appena usciti da una villa. In macchina c’era un carico di cocaina. Tre anni dopo si scoprì che dietro c’era un piano molto più complesso. Drago Ferrante, legato alla cosca mafiosa di Brancaccio ai tempi del boss Giuseppe Guttadauro (di recente scarcerato per fine pena), faceva parte dell’organizzazione che reclutava gente incensurata e piena di debiti affidandogli valigie cariche di cocaina purissima da trasportare da Buenos Aires e a Palermo.

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Alla vigilia della condanna, nel 2005, di Drago Ferrante, che attese la sentenza a piede libero, non c’era più traccia. Lo arrestarono dopo pochi mesi di latitanza ad una fermata della metropolitana di Milano. E così è rimasto in carcere fino al 2015, quando gli sono stati concessi gli arresti domiciliari era rientrato a Milano dove aveva ripreso ad occuparsi. Il nuovo arresto e la condanna nel 2019.

Ora ha cercato ancora una volta di scappare. Una fuga anomala visto che aveva già scontato il grosso della pena. Anomalo non è il luogo, la Locride, dove ha amicizie e dove, da sempre, conduce gli affari della cocaina.


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