PALERMO – La condanna per mafia del boss Giuseppe Guttadauro e del figlio Mario Carlio è diventata definitiva lo scorso 22 maggio. La notizia si apprende solo oggi. Nel frattempo Guttadauro senior ha già finito di scontare la pena ed è tornato in libertà.
Cinque anni al padre, in continuazione con la precedente condanna. Otto anni al figlio, che invece resta in carcere. Furono entrambi arrestati a febbraio 2022 per avere fatto parte della famiglia mafiosa di Palermo- Roccella (inserita nel mandamento di Brancaccio-Ciaculli) e per essere intervenuti anche in questioni che riguardavano il mandamento di Bagheria.
Giuseppe Guttadauro, 78 anni il prossimo 18 agosto, ex chirurgo dell’ospedale Civico era stato arrestato e condannato a 20 anni fa per mafia. L’inchiesta era quella che svelò le talpe alla Procura di Palermo e portò alla condanna di Totò Cuffaro.
Mario Carlo, 37 anni, era rimasto a vivere ad Aspra, una frazione di Bagheria, a differenza dei fratelli più grandi che fanno la spola con il Marocco dove gestiscono un’azienda di lavorazione del pesce.
Il “dottore” si era trasferito a Roma dopo avere finito di scontare la prima condanna. Aveva fatto finta di essersi lasciato il passato alle spalle ed invece ha intessuto una fitta rete di relazioni con esponenti della borghesia capitolina. “Mi cerca il figlio del dottore”, diceva Salvatore Drago Ferrante, pezzo grosso del traffico di droga. Era il 2015. Già allora il desiderio di Guttaduaro jr di divenire operativo sarebbe stato esaudito.
Quando si è pentito Pasquale Di Salvo, ex poliziotto della scorta di Giovanni Falcone divenuto killer di mafia, ha riferito che il peso di Giuseppe Guttadauro arrivava fino al mandamento di Bagheria, contiguo con quello di Brancaccio. Qualcuno non gradì la nomina a reggente di Nicolò Testa e il “dottore” fece giungere il suo pensiero attraverso il figlio a Drago Ferrante: “… mi dice Drago è venuto il figli del dottore e mi ha detto di mettermi a disposizione (di Testa) per qualsiasi cosa in riferimento al discorso cocaina”.
Il figlio era l’ambasciatore del padre. E così una volta tornato a Palermo avrebbe dovuto dire a un imprenditore edile che “che mio padre sa che ogni tanto ti chiami ad altri perché non ti chiami a Giulio che è mio cugino?”.
Il “dottore” è comparso anche nella corrispondenza di Matteo Messina Denaro. “Mela” era il soprannome che il padrino di Castelvetrano aveva attribuito al fratello di suo cognato (la sorella Rosalia è sposata con Filippo Guttadauro).
“Non sapevo che quello dei documenti che facevano schifo è andato a finire dove finiscono tutti – scriveva il padrino – d’altronde non so come si chiama. Mela ormai è libero da tutto, ma è in zona o all’estero? Certo che ho capito come si sono divise le cose, tu stesso dici che conosco i luoghi… non si sono tenuti quella di Fragolina perché pensavano che con questa mossa non si sarebbero rotti i rapporti, ma non conoscono bene al Complicato, penso che lo conosciamo più noi che loro”.
Chi è “fragolina”? Un nomignolo presente anche nella corrispondenza di “parmigiano” che la Procura di Palermo ha identificato in Francesco Burrafato, 84 anni, medico di Castelvetrano. Messina Denaro scriveva alla sorella Rosalia, nome in codice “fragolone”: “Ti devi incontrare col Parmigiano, solo una volta però e gli chiedi”.
Il boss aveva bisogno di 40 mila euro. Suggeriva che il contatto dovesse essere tenuto da “Fragolina” a cui “Parmigiano avrebbe dovuto erogare tranches da 5.000 euro”. Rosalia Messina Denaro ha due figlie: Lorenza Guttadauro (faceva l’avvocato e ha assistito allo zio, ma ora ha vinto un concorso al ministero dell’Istruzione), e Maria.

