"È una droga", il Tar vieta il Santo Daime: utilizzato in alcuni riti

“È una droga”, il Tar vieta il Santo Daime: utilizzato in alcuni riti religiosi

Cosa ha stabilito il Tar Lazio
la decisione
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ROMA – Il Santo Daime, la bevanda utilizzata all’interno del rituale religioso esercitato dalla Chiesa Italiana del Culto Eclettico della Fluente Luce Universale – Iceflu Italia, contiene l’ayahuasca, che è classificabile come sostanza stupefacente/psicotropa. Resta quindi confermato il rigetto alla richiesta di autorizzazione al suo utilizzo, seppure controllato.

L’ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha respinto un ricorso proposto dalla stessa Iceflu, associazione civile di carattere religioso e filantropico, senza scopo di lucro, che professa la Fede e la Carità Cristiana, basata sulla Dottrina del Santo Daime.

Il Tar vieta il Santo Daime

In sostanza, l’associazione considera la “Bevanda Sacramentale Santo Daime una manifestazione del Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo la cui assunzione rituale (equivalente al Sacramento della Comunione nella Chiesa Cattolica), all’interno delle funzioni religiose dell’ICeflu, è imprescindibile e necessaria per l’esercizio del Culto”. Nel maggio 2024 ha chiesto l’annullamento del provvedimento del Ministero della Salute che ha respinto la richiesta di autorizzazione all’uso controllato.

Il Tar ha respinto la tesi secondo la quale “il prodotto finale diluito (Sacramento Santo Daime) non dovrebbe essere considerato stupefacente in quanto presenta alcaloidi in percentuale minima e comunque con dosaggi sotto la soglia di tossicità indicata da ISS”.

Secondo i giudici, “è dichiaratamente prodotto partendo dalla ayahuasca, sebbene diluita” e “la circostanza dell’intervenuta diluizione dell’ayahuasca … non può consentire, tuttavia, di fare ritenere che, in virtù della sola predetta circostanza, il Santo Daime non possa né debba essere qualificato in termini di sostanza stupefacente/psicotropa”.

Quanto al tema della libertà religiosa, il Tar ha precisato come “non possono essere compiute forme rituali che mettano in pericolo la vita o la salute delle persone”; e “la sussistenza di un pericolo potenziale per la salute pubblica derivante dall’uso della bevanda denominata Santo Daime attraverso la sua somministrazione nell’ambito delle cerimonie religiose non può essere escluso”.


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