Due donne fanno tremare la Ksm |Tutti i guai dell'impero Basile

Due donne fanno tremare la Ksm |Tutti i guai dell’impero Basile

Ieri le perquisizioni. Concessa la voltura della licenza. La difesa: le attività dell'impresa non c'entrano

PALERMO – Due donne fanno scricchiolare l’impero Basile. Due vicende che sono la spia dei rapporti, in alcuni casi conflittuali, fra Ksm e i suoi dipendenti. Le due donne, infatti, sono ex dipendenti licenziate. Del primo caso si è scritto parecchio: il patron Rosario Basile ha avuto una relazione con una dipendente, dalla quale è nato un figlio inizialmente non riconosciuto. Basile avrebbe fatto di tutto, secondo l’accusa, anche carte false per rendere la vita difficile alla donna, fino ad arrivare a licenziarla. Il secondo caso è esploso ieri. Un’altra dipendente ha denunciato di essere stata messa alla porta con l’accusa, “organizzata a tavolino”, che avesse rubato dei file dal computer dell’ufficio gare. Sotto inchiesta nel secondo procedimento aperto con le ipotesi di Frode processuale e truffa non c’è Rosario Basile, ma alcuni dirigenti e dipendenti dell’azienda. Sono nomi già coinvolti nella prima indagine, ad eccezione di Veronica Lavore. Ieri i carabinieri hanno sequestrato i computer dell’ufficio gare. “È una questione privata”, hanno sempre detto i legali. Il punto è che era sì partita come una faccenda privata, ma ha finito per coinvolgere il management dell’azienda.

L’indagine su Rosario Basile progressivamente ha toccato sempre più da vicino l’azienda Ksm, colosso nazionale della sicurezza. Fino alle perquisizioni svolte ieri dai carabinieri nell’ufficio gare. Già nei giorni c’era stato allarme tra i sindacati, dopo che l’inchiesta aveva toccato il cda dell’azienda, costretto ad un rinnovo forzato per non bloccare un gigante da seimila posti di lavoro, mille dei quali in Sicilia.

Uno degli aspetti più delicati riguarda la licenza rilasciata dalla Prefettura per esercitare l’attività di vigilanza armata. Nei giorni scorsi il cda della società ha scelto di affidare la guida del gruppo a Luciano Basile, figlio di Rosario, non coinvolto nell’inchiesta giudiziaria che vede indagato il fratello Filippo, interdetto per 12 mesi da incarichi direttivi. L’interdizione chiesta dal pubblico ministero Siro De Flammineis ha raggiunto anche l’ex vice questore in pensione Luigi Galvano, legale rappresentante e titolare della licenza rilasciata dalla Prefettura di Palermo. Che nei giorni scorsi ha dato il via libera alla voltura della stessa licenza ora intestata al generale dei carabinieri in pensione, Fausto Milillo. “Contestualmente alle dimissioni del rappresentante legale dell’azienda vi è stata una voltura della licenza nei giorni scorsi in favore del nuovo rappresentante legale, il tutto ha seguito una procedura ordinaria”, spiegano a Livesicilia dal gabinetto del prefetto di Palermo Antonella De Miro. Nessuna dichiarazione dalla Prefettura in merito all’inchiesta in corso e ad altri “scenari futuribili”, aspetti che, si sottolinea dagli uffici di via Cavour, non riguardano le competenze della prefettura.

Sulla licenza si basa l’impero costruito da Basile, l’imprenditore palermitano divenuto leader del mercato a livello nazionale. Oggi Ksm è un gruppo che conta 6.000 dipendenti, 27 centrali operative in tutta Italia, 17 caveaux, 1.300 veicoli al servizio di più di 70.000 clienti e un giro d’affari di oltre 350 milioni di euro. Un impero che ha visto con gli anni accrescersi la rete di potere e relazioni di Basile, anche con il mondo politico che lo ha corteggiato fino alla candidatura nelle file dei centristi dell’Udc alle ultime Politiche nel 2013, quando Basile risultò primo dei non eletti alla Camera nella lista dell’Udc. In seguito arrivò la nomina nel sottogoverno regionale di Rosario Crocetta come presidente dell’Irfis, la strategica finanziaria regionale per il mediocredito, carica da cui si è dimesso dopo essere stato travolto dallo scandalo giudiziario.

Tra committenti pubblici e privati, ovunque, o quasi, serva un servizio di vigilanza e sicurezza lì si trova un agente in divisa Ksm. Poco prima che scoppiasse lo scandalo dell’inchiesta, una puntata della trasmissione Rai Rec ricostruì che gli uomini della società di Basile scortarono per un periodo anche il ministero dell’Interno Angelino Alfano, il quale preciso che sì, è vero, che usufruì dei servizi di Ksm, regolarmente pagati, ma nel 2012, e cioè in un periodo in cui non era più al governo. Tanti gli appalti importanti in Sicilia per il patron, che in passati ha avuto anche cariche in Confindustria. E c’è stato anche qualche politico che ha messo a verbale, in un terra affamata di lavoro, di essersi rivolto a Basile per segnalare qualcuno da assumere.

Il lavoro di Ksm, dunque, è ripartito con un nuovo management. Ma quella che era nata come una vicenda privata – la battaglia legale fra una donna e il patron per il mancato riconoscimento di un figlio – ha comunque finito per investire l’azienda. Ieri una nuova tappa con il sequestro della documentazione. “Ben venga l’attività della Procura, servirà a fare chiarezza e ad escludere ogni responsabilità di Basile”, sottolinea l’avvocato Francesca Russo che fa parte del collegio difensivo di Basile assieme a Nino Caleca, Antonio Ingroia e Roberto Mangano. “L’importante – conclude il legale – è non avere ripercussioni sull’attività dell’azienda che prosegue e che nulla c’entra con l’indagine”.

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