Allerta Etna: "La situazione può cambiare da un momento all'altro"

Etna, l’allerta e quei giorni di caos: “La situazione può cambiare”

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"La situazione può cambiare da un momento all'altro"

CATANIA – I venti possono cambiare, l’allerta nell’aeroporto di Catania resta alta per la cenere, dopo l’apertura della nuova bocca di ieri. Paura tra i viaggiatori, il 30% dei voli è stato annullato, 630 quelli dirottati, gli albergatori provano a resistere, grazie agli ospiti “riprotetti” dalle compagnie aeree e a chi ha prolungato le vacanze.

Etna, l’allerta continua

“La situazione può cambiare da un momento all’altro, la sua instabilità – spiega Giancarlo Guarrera, accountable manager di Sac, la società che gestisce l’aeroporto etneo – determina tutte le incognite che producono conseguenze strategiche e tattiche”.

Il vulcano cambia l’agenda operativa dello scalo da un istante all’altro. Ieri mattina una nuova bocca ha accompagnato una copiosa emissione di cenere. Alcuni voli sono stati razionati. Oggi i timori sono tutti per le previsioni dei venti. Segno che l’emergenza “di portata eccezionale, la più severa degli ultimi 20 anni in termini di impatto sull’infrastruttura aeroportuale”, ha sottolineato la Sac, non è ancora archiviata.

Bisogna tornare al 2001, per un’altra crisi, durata un mese, che mise in ginocchio il sistema dei voli, perché quando si blocca Fontanarossa, le conseguenze si ripercuotono a livello nazionale. Passeggeri bloccati a Milano, a Roma e anche all’estero, voli dirottati a Comiso, Trapani o Palermo. Ben 82 mila passeggeri sono atterrati, o partiti, dallo scalo Falcone e Borsellino.

Etna, cenere e dati

Più di cento voli al giorno dirottati da Catania verso altri scali, quasi 700 quelli cancellati. Oltre 400 mila le persone rimaste ‘a terra’, chi per qualche ora, chi per diversi giorni. In ballo ferie, viaggi programmati, rientri e partenze dalla città alle falde del vulcano attivo più alto d’Europa.

Si è rischiato il collasso del sistema Sicilia e la partita non è ancora chiusa. “Noi – spiega l’Ad di Sac Nico Torrisi – gestiamo da soli più passeggeri di tutti gli aeroporti siciliani sommati e messi insieme, un blocco causato dalla cenere mette sotto stress e in crisi tutto il sistema. Il personale del nostro aeroporto è andato negli altri scali a lavorare, la collaborazione è stata massima, ma non vuol dire che non ci sono stati disagi”.

“Con il presidente della Regione Renato Schifani e l’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò – aggiunge Torrisi – siamo stati in stretto contatto, la Regione è stata operativa, fornendo un contributo importante nell’organizzazione dei trasporti”.

Il ruolo delle compagnie aeree e le polemiche

“Il regolamento dell’Unione Europea parla chiaro – spiega Guarrera – la compagnia deve garantire, al passeggero, tutti i servizi in caso di volo riprogrammato o cancellato, all’interno di un sistema che vede anche altri attori, per creare i minori disagi possibili ai passeggeri”.

“Ci sono procedure precise – aggiunge Torrisi – molti parlano senza alcuna competenza, c’è stata piena collaborazione con la protezione civile e con gli altri aeroporti, anche attraverso i mezzi messi a disposizione per raggiungerli”.

Nel mondo politico monta la polemica, soprattutto negli ambienti autonomisti, che avrebbero già indicato un nominativo per la governance dell’aeroporto. Nico Torrisi liquida tutto in poche battute, “non rispondo alla politica”, ma sottovoce ammette: “Sono stato al centro di un tiro al piccione”.

La conta dei danni

Sul piano economico, gli imprenditori del settore alberghiero confermano di essere sul filo del rasoio: fino a questo momento le cancellazioni sono state compensate da chi ha prolungato la permanenza.

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“Abbiamo contenuto i danni – sottolinea Ornella Laneri, imprenditrice alberghiera – la conseguenza è che in una situazione così instabile la gente vada in altri posti, chi può cancellare o rimodulare cambia destinazione, il problema non è solo come tornare, ma quando tornare”.

Una prima stima, comunque, è possibile. “Il calo si aggira tra il 15 e il 20% per la cenere – continua Laneri – c’è stato anche un 35% di cancellazioni nel Catanese, anche Taormina ne sta risentendo, ma non il settore super lusso. Sarà necessaria una politica di comunicazione, dopo Harry avevamo chiesto al ministro Santanché di spiegare ai turisti che non è sempre così da noi. Quella attuale era una stagione con quasi il tutto esaurito, ne risentono un po’ tutti, tranne i gestori dei transfer che hanno speculato”.


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