Una nuova bocca effusiva si è aperta nella mattinata di lunedì 17 agosto sull’Etna, nella Valle del Bove, generando una colata lavica. Il fenomeno è stato rilevato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Osservatorio Etneo, mentre prosegue l’emissione di cenere dal cratere Voragine, dispersa dai venti verso Sud-Est. Il personale dell’Ingv-Oe è impegnato nei rilievi sul terreno per acquisire ulteriori informazioni sull’evoluzione dell’attività del vulcano.
Etna, la nuova bocca nella Valle del Bove
L’Ingv ha comunicato di avere registrato “l’apertura di una bocca effusiva in Valle del Bove, a una quota compresa tra 2200 e 2350 m“. Dalla nuova apertura è fuoriuscita lava che ha alimentato una colata all’interno della Valle del Bove. Parallelamente resta attivo il cratere Voragine, dal quale continua a essere emessa cenere vulcanica. La nube viene attualmente dispersa in direzione Sud-Est.
Il tremore vulcanico resta su valori alti
Gli strumenti dell’Osservatorio Etneo continuano a registrare anche l’andamento del tremore vulcanico. “Dal punto di vista sismico – dice l’Ingv – dopo l’incremento di ieri pomeriggio l’ampiezza media del tremore vulcanico ha raggiunto un valore massimo intorno alle 19:40 di ieri sera e successivamente, fino allo stato attuale, con deboli oscillazioni è leggermente diminuita, rimanendo sempre all’interno dell’intervallo dei valori alti. I centroidi delle sorgenti del tremore risultano localizzati nell’area del cratere Voragine, a una quota di circa 3000 m sopra il livello del mare. Dal pomeriggio di ieri, l’attività infrasonica è stata parecchio variabile nei livelli basso e medio”.
Attività concentrata soprattutto alla Voragine
Le sorgenti del tremore risultano localizzate principalmente nell’area del cratere Voragine, a circa 3.000 metri sul livello del mare. Anche gli eventi infrasonici, con ampiezza compresa tra bassa e media, continuano a essere prodotti prevalentemente dalla Voragine. In misura molto più limitata, l’Ingv ha individuato sorgenti infrasoniche anche in corrispondenza del Cratere di Nord-Est. Il monitoraggio dell’Etna prosegue insieme ai rilievi sul campo per seguire l’evoluzione della nuova attività effusiva nella Valle del Bove.
Cenere sui paesi etnei
Automobili coperte da una coltre di cenere. Strade annerite e commercianti che puliscono i marciapiedi davanti l’entrata dei loro negozi dalla polvere vulcanica alta alcuni centimetri. L’Etna non si ‘placa’ e l’attività eruttiva del vulcano porta con sé la contestuale e cospicua emissione di cenere vulcanica in atmosfera che da diverse ore ricade su diversi Comuni della provincia di Catania, comprese diverse zone dello stesso capoluogo.
Fra i centri etnei più colpiti dalla pioggia di cenere vulcanica che ricopre strade e tetti di autoveicoli vi sono Valverde, Viagrande, San Gregorio e San Giovanni la Punta. La caduta di cenere ricade nell’area a sud-est del vulcano.
Campo lavico nella Valle del Bove in fase di raffreddamento
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, comunica che dai rilievi termici di campagna effettuati questa mattina dal personale dell’Ingv-Oe, “il campo lavico nella Valle del Bove risulta complessivamente in fase di raffreddamento, sebbene rimanga attiva una bocca a quota 1900 m che alimenta una colata che arriva a quota di circa 1600 m”.
L’attività esplosiva delle ore 8:09 ha “provocato il collasso del versante orientale del cono di Monte Rittmann, determinando l’apertura di una nuova bocca effusiva a quota 2350 m; da questa si è generata una colata lavica di circa 500 metri, che si è tuttavia subito arrestata e raffreddata. Persiste infine un’attività esplosiva ad intensità variabile presso il cratere della Voragine, dove la nube eruttiva ha raggiunto un’altezza di circa 6000 m s.l.m., disperdendosi in direzione Sud-Est”.
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Dal punto di vista sismico, prosegue Ingv nel suo aggiornamento, nel corso della giornata “l’ampiezza media del tremore vulcanico non ha mostrato variazioni significative, mantenendosi con stazionarietà su valori elevati. I centroidi delle sorgenti del tremore risultano localizzati nell’area del cratere Voragine, a una quota di circa 3000 m sopra il livello del mare. L’attività infrasonica è stata parecchio variabile mantenendosi fino allo stato attuale su livelli basso e medio”.
Dalle ore 12:30 “gli eventi infrasonici, che hanno generalmente mostrato ampiezze medie, sono stati prodotti quasi esclusivamente dal Cratere di Nord Est e solo occasionalmente dal cratere Voragine”. A partire dall’ultimo aggiornamento, la rete Gnss non ha mostrato variazioni significative così come la rete clinometrica. In particolare, il “clinometro di Cratere del Piano mostra un andamento oscillante entro 0.5 microradianti che riflette l’attuale variabilità dell’attività vulcanica”, conclude la nota.




