PALERMO – In tanti, tra quelli che furono “incendiari e fieri” finiscono inevitabilmente per trasformarsi in pompieri: Rino Gaetano aveva condensato, già nel 1980, l’irresistibile fascino del centro. Declinato nelle sue diverse variabili: i moderai, i responsabili, giusto per fare qualche esempio. E così scopri che in Sicilia la rivoluzione che avrebbe dovuto spazzare via come uno Tsunami (esempio non a caso utilizzato da Crocetta) ha finito per trasformarsi in una versione travestita di quegli anni: quelli in cui governava Cuffaro e la Sicilia era, a prescindere dalle sigle sorte in un secondo momento, democristiana.
Era un rivoluzionario, ad esempio, Gianmbattista Coltraro, eletto col Megafono di Crocetta. Il notaio siracusano ha finito per lasciare il movimento del governatore e adesso guida all’Ars il gruppo di Sicilia democratica. Oggi, nello smentire le voci di uno scioglimento del gruppo parlamentare, Coltraro ammette: “Stiamo guardando con grande interesse alla formazione di un nuovo progetto politico di area moderata e riformista, ma ancora – aggiunge Coltraro – i contorni dello stesso non sembrano ben delineati”. E i contorni cui fa riferimento Coltraro sono – smentite a parte – quelli di Area popolare: la formazione nata già a Roma dalla fusione di Udc e Ncd di Alfano. Insomma, anche il megafonista sta guardando al centro. Un percorso già compiuto, del resto, da Marco Forzese che – a dire il vero – con l’Udc è stato eletto, dopo anni di militanza nel Catanese – ma che aveva sposato, con tutto l’armamentario di retorica legalitaria e antimafiosa, la “visione” di Crocetta (compreso il passaggio al Megafono). Al punto da farsi “impallinare” dai deputati in prima commissione per aver difeso la nomina all’Irsap di Alfonso Cicero. “Non crediamo più nella rivoluzione”, dichiarò poche settimane fa. Quindi, il ritorno nel più confortevole centro, dove ricopre oggi la carica di commissario provinciale Udc a Catania.
Una dichiarazione, quella di Forzese, che fu sottoscritta da Antonio Malafarina, il più crocettiano tra i crocettiani a inizio legislatura. Pochi giorni dopo, il gruppo parlamentare del Megafono non esisterà più. E la “rivoluzione” si tramuterà nel ripescaggio di simboli e ideali di un altro tempo, di un’altra stagione politica: quelli del Partito socialista. Dove aderirà un altro di quelli che doveva concorrere a spazzare via il sistema dei vecchi partiti, prima di aderire a uno di loro: il grillino pentito Antonio Venturino. Altro che rivoluzione.
E tutti questi valzer sembrano richiamare una frase rilasciata pochi giorni fa dall’ex governatore Totò Cuffaro: “Spero – ha detto a Messina – si trovi una candidatura che sia in grado aggregare i moderati”. E per “area moderata”, Cuffaro fa chiaramente riferimento a “quella ex Dc e socialista”. E socialisti ed ex Dc, in effetti, stanno ormai quasi tutti dalla parte del governo Crocetta. Sebbene abbiano preso le distanze da quella annunciata rivoluzione. Che è difficile, oggi, da ritrovare nell’identikit anche dei componenti del governo e della maggioranza. Dove non mancano gli ex cuffariani. Dall’assessore Luisa Lantieri, ad esempio, che fu componente della segreteria particolare di Cuffaro e candidata con le liste del governatore di Raffadali nel 2009 e oggi rappresentante nell’esecutivo proprio di Sicilia democratica, al collega Giovanni Pistorio (che fu assessore alla Sanità con Cuffaro), passando per i deputati di Sicilia Futura (Cascio, Tamajo e Lo Giudice) e ovviamente per quelli che sono nel frattempo confluiti nel Pd (Sudano e Dipasquale).
Insomma, il centro sembra piacere ormai davvero a tutti. E la tendenza sembra quella dell’abbandono di cespugli e avventure rischiose, per convergere e stringersi in un progetto unico che possa servire – lo ammette ad esempio Totò Lentini nella nota con la quale ufficializza il passaggio ad Area popolare – per fronteggiare la prevedibile ondata grillina. Ma non solo. La nascita di un “polo moderato” avrebbe immediati effetti benefici: quello, ad esempio, di poter “calibrare” sulla base della “convenienza politica” le strategie in vista delle prossime elezioni: a cominicare dalle amministrative.
Tutti al centro, quindi. Anche se ancora non si sa in quale direzione. Non è chiaro, insomma, verso quale punto cardinale guarderà questo centro: il Partito della Nazione a cui penserebbe Renzi o la ricostituzione del vecchio centrodestra siciliano? Proprio a questo proposito, sembra si stia muovendo qualcosa. Nell’Isola, Forza Italia e Ncd avrebbero ripreso a dialogare. I berlusconiani, in effetti, in Sicilia hanno maggiore libertà di movimento rispetto al resto d’Italia dove molto forte è, invece, la spinta di Fratelli d’Italia (a Roma) o la Lega di Salvini (nel Nord della Penisola). E così, il ponte sembra essere già in costruzione. Quello che potrebbe far riavvicinare pezzi di quello che fu il centrodestra. Una cosa è sicura: nel frattempo tanti “incendiari” sono tornati a fare i pompieri e hanno riposto nello sgabuzzino le illusioni rivoluzionarie. Il centro, adesso, piace davvero a tutti.

