Il governo ritira gli emendamenti | Si riparte dalla Finanziaria "light" - Live Sicilia

Il governo ritira gli emendamenti | Si riparte dalla Finanziaria “light”

Accolta la proposta del presidente dell'Ars Ardizzone. Scongiurata per il momento una proroga all'esercizio provvisorio

L'ARS NEL PANTANO
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PALERMO – 13.13 Durante la conferenza dei capigruppo che si è svolta stamattina a Palazzo dei Normanni, il governo regionale ha accolto la proposta avanzata dal presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e ha quindi deciso di ritirare tutti gli emendamenti alla manovra finanziaria presentati in queste settimane. Proposte di modifiche che, aggiungendosi a quelle dei deputati, avevano superato il numero-monstre di mille. Un numero impossibile da esaminare in tempo, in vista della scadenza dell’esercizio provvisorio prevista per il 28 febbraio. Si riparte quindi dalla “Finanziaria light” presentata dal governo nel mese di dicembre. “Il governo ha dimostrato buonsenso” il commento di Ardizzone. Adesso sembra più vicina la possibilità di esitare bilancio e legge di stabilità entro fine mese, scongiurando così l’ipotesi di una proroga all’esercizio provvisorio.

Lo stallo in Commissione bilancio

“Qui ormai arriva una Finanziaria al giorno”. La voce si è alzata ieri in Commissione bilancio all’Ars. Un non meglio identificato deputato regionale ha sintetizzato così il caos della manovra che dovrà essere approvata entro il 28 febbraio, ultimo giorno di esercizio provvisorio. Ma quella data è adesso seriamente in bilico. La Finanziaria del governo Crocetta, infatti, potrebbe essere messa nel cassetto, rivista interamente, riscritta. E così, ecco che l’ipotesi di una proroga dell’esercizio provvisorio è sempre più concreta.

Oggi la Conferenza dei capigruppo a Palazzo dei Normanni proverà a scandire i ritmi dell’esame della manovra. Ma tutto fa pensare appunto a un rinvio. Necessario. Anzi, quasi obbligato. Perché sono tre, oggi, i fattori che “remano contro” l’approvazione in tempo utile della Finanziaria e del bilancio regionali.

Innanzitutto, proprio i tempi. Al 16 febbraio, ossia a dodici giorni dalla scadenza dell’esercizio provvisorio, in Commissione bilancio non è stato esaminato nemmeno uno degli articoli della manovra. “Siamo pronti a lavorare giorno e notte, anche il sabato e la domenica – ha detto ieri il presidente Vincenzo Vinciullo – ma a queste condizioni non saremo in grado comunque di approvare la manovra in tempo utile”. E qui entra in ballo il secondo ostacolo sul cammino della Finanziaria. “Vi distribuisco – ha detto ieri Vinciullo ai deputati della commissione durante la seduta – gli emendamenti alla manovra: sono più di mille”. Ma non solo. Secondo il deputato siracusano, “siamo di fronte a tre testi del governo: quello originario, la sua riscrittura e la riscrittura della riscrittura”. E così, la pioggia di proposte di modifiche ai testi rende praticamente impossibile l’esame. Anche perché, ha dichiarato sempre Vinciullo: “Altri ne sono arrivati nella notte di lunedì”.

“Adesso dobbiamo però capire dove stiamo andando – ha ammonito il vicecapogruppo Pd Giovanni Panepinto – serve un percorso chiaro. È ovvio che però la Finanziaria non possa contenere al proprio interno, tanti altri disegni di legge. Dobbiamo certo tutelare alcune situazioni specifiche, alcune urgenze, ma dobbiamo mettere un punto”. E qualcosa, come detto, si saprà nella Conferenza dei capogruppo di stamattina.

Ma oltre ai problemi tecnici legati ai tempi stretti e alla pioggia di emendamenti, a “frenare” la corsa della Finanziaria sono soprattutto i problemi politici. Perché ad approvare la Finanziaria oggi dovrebbe essere, sostanzialmente, una maggioranza che non esiste. Per vari motivi. A cominciare dal partito-guida. Anche in Sicilia, infatti, giungono gli effetti delle tensioni romane, e i venti di scissione soffiano anche nell’Isola. A complicare il quadro, le divisioni sulle elezioni amministrative. “Per anni abbiamo fatto da opposizione a Orlando – spiega un deputato Dem – e oggi i renziani ci dicono che dobbiamo allearci con lui”. E le tensioni, come detto, sono sfociate già nelle dichiarazioni pubbliche dell’area che fa capo all’assessore all’Agricoltura Antonello Cracolici, pronto a imboccare una strada diversa rispetto al sostegno di un Pd “senza simbolo” all’uscente Orlando.

Ma le divisioni non sono solo all’interno del Pd. E le campagne elettorali appena partite rischiano di fungere da detonatore. Anche tra i partiti alleati. Il Nuovo centrodestra di Alfano, ad esempio, è pronto a sostenere Fabrizio Ferrandelli, dividendo così i suoi destini da quelli del Pd e riavvicinandosi agli ex amici-nemici del vecchio centrodestra, cioè Forza Italia di Gianfranco Micciché e Cantiere popolare di Saverio Romano. Quali effetti potrà avere questa scelta dentro Sala d’Ercole è tutto da vedere. Anche perché le incognite non mancano anche su altri fronti. I centristi di D’Alia hanno recentemente mostrato insofferenza nei confronti del governo Crocetta. E del resto, un assessore ex Udc come Gianluca Micciché è finito dentro persino una mozione di censura. Promossa sì da deputati di opposizione, ma firmata anche da esponenti di peso del gruppo di Sicilia Futura, ossia il drappello di deputati che fa capo a Totò Cardinale, come il presidente della Commissione affari istituzionali Salvatore Cascio. Tutti contro tutti, quindi. E contro Crocetta. In tanti, infatti, vogliono togliere al governo la possibilità di sfruttare la Finanziaria in piena campagna elettorale. E a questo punto resta da chiedersi chi mai potrà approvare, nel caos di Sala d’Ercole, questa manovra.


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