I sindacati proclamano lo sciopero degli Asu dal 9 all’11 maggio, giorni in cui l’Assemblea regionale siciliana è chiamata al tour de force per l’approvazione della legge finanziaria. Ad annunciarlo è un comunicato diramato dalle sigle Ale Ugl, Ugl Autonomie locali, Cobas-Codir, Confintesa e Usb.
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Nel documento i sindacati chiedono “l’astensione dalle attività lavorative di tutto il personaleAsu in servizio presso gli enti pubblici e privati della Sicilia. Serve uno scatto di orgoglio e di dignità- aggiunge la nota firmata dai rappresentanti Sardo e Mingrino (Ale Ugl), Lucchese (Ugl Autonomie locali), D’Amico (Cobas-Codir), Greco (Confintesa) e Gabino (Usb) – delle lavoratrici e lavoratori Asu umiliati e mortificati da 25 anni”.
Numerose le ragioni dietro la protesta. “È inaccettabile – si legge nella nota – che la legge finanziaria in questi giorni in discussione all’Ars non preveda nessuna iniziativa per i lavoratori Asu siciliani. È inaccettabile – prosegue – che la politica si permetta di fare giochi di prestigio con le risorse già stanziate nella scorsa finanziaria per la stabilizzazione dei lavoratori; pretendiamo chiarezza sulle risorse agli Asu. I soldi degli Asu non si toccano”, conclude il comunicato.
I sindacati ricostruiscono quanto è accaduto lo scorso anno quando con la finanziaria “erano destinati per l’anno 2021, 10 milioni di euro la stabilizzazione degli asu . subito dopo l’impugnativa dell’articolo 36 ,con un ‘colpo di mano’ all’Ars, 5 milioni dei 10 milioni sono stati spudoratamente dirottati ‘altrove’. Adesso -affermano i sindacati – con vergognosi e premeditati stratagemmi politici si vuol fare la stessa cosa. noi non ci stiamo”.
I sindacati sono prudenti sul versante stabilizzazioni e così chiedono qualcos’altro. “Se vuole la politica regionale può dare risposte, infatti, nell’impossibilità di procedere alla stabilizzazione chiediamo che le risorse aggiuntive previste per il 2022, vengano utilizzate per garantire un’integrazione salariale che permetta ad ogni lavoratore di vivere più dignitosamente. Non si può pretendere che un lavoratore possa far fronte a tutte le necessità quotidiane con 600 euro mensili lavorando alla stessa stregua di un dipendente di ruolo e spesso sopperendo illegittimamente a croniche carenze di organico”.
La nota poi prosegue: “È inqualificabile la condotta di un governo che a quasi un anno dall’impugnativa dell’articolo 36 della l.r. 9/2021 che permetteva la stabilizzazione di questi lavoratori, non ha avviato nessuna interlocuzione seria e proficua con il governo nazionale per superare i motivi ostativi. Il presidente Musumeci & company hanno voluto e cercato lo scontro istituzionale con il governo nazionale, innanzi alla Corte costituzionale , consapevoli di soccombere, pur di non ammettere di aver fallito sugli Asu. Con codardia – conclude l’attacco all’esecutivo – si continua a scaricare su Roma colpe proprie, ovvero aver approvato un articolo di legge (art. 36) che faceva acqua da tutte le parti , disattendendo con sconfinata presunzione tutti i suggerimenti e i preavvisi delle organizzazioni sindacali”

