CATANIA – Orazio Finocchiaro, boss del clan Cappello Carateddi, avrebbe ordinato l’omicidio di Pasquale Pacifico. Una direttiva partita dal carcere attraverso i tradizionali “pizzini”, in questo caso due, che sono arrivati nelle mani di chi doveva “crivellare di colpi” il sostituto procuratore della Dda di Catania. Giacomo Cosenza, però, decide di collaborare con la giustizia e consegna allo stesso magistrato i messaggi scritti in stampatello. L’intenzione di “ammazzare” il pm fa scattare un’indagine che porterà al rinvio a giudizio di Orazio Finocchiaro per associazione mafiosa. Determinare l’autenticità è soprattutto l’identità dell’autore dei pizzini sono diventati il cuore del processo che si celebra davanti al Tribunale di Catania presieduto dal giudice Rosario Grasso. Sul banco degli interrogatori si sono susseguiti periti, grafologi e consulenti di parte che hanno comparato, studiato e analizzato i due “bigliettini”. Nell’ultima udienza è saltata fuori l’ipotesi che il boss avrebbe “uno scrivano” che scriverebbe per lui, ma non solo in questo singolo episodio, ma in diversi momenti della sua vita da detenuto.
L’avvocato Salvatore Giuliano, consulente di parte della Procura, ha tracciato una relazione tecnica fornendo osservazioni e valutazioni che darebbero una nuova chiave di lettura, per quello che è stato definito da molti osservatori, un “rompicapo”. Su un punto Giuliano è concorde con i periti, sia quelli nominati dal tribunale che dalla difesa, e cioè che a scrivere i messaggi non sia stato Orazio Finocchiaro. “La grafia – afferma – non è attribuibile all’imputato”. Ma per il consulente non sarebbe stato nemmeno Giacomo Cosenza, il collaboratore di giustizia che accusa il boss dei Cappello Carateddi. Dall’esame calligrafico depositato dai tre periti era emersa, infatti, la discreta probabilità che potesse essere lo stesso Cosenza l’autore. Una probabilità già esclusa dai Ris nel corso dell’ultimo dibattimento.
A portare all’esclusione di questa ipotesi, secondo Giuliano, è soprattutto lo stile di scrittura. “L’autore dei pizzini – spiega l’avvocato – ha una capacità di ideazione della grafia che presuppone un livello culturale e grafico molto più elevato di quello di Cosenza e dello stesso Finocchiaro. Il collaboratore dimostra un livello anche inferiore rispetto a quello dell’imputato in quanto il suo modo di esporsi, anche nella forma scritta, è – aggiunge – disconesso e discontinuo”. Così non sarebbe, emerge dalle osservazioni del perito della Procura, quello della persona che avrebbe preso la penna per scrivere i pizzini.
Giuliano nella sua valutazione tecnica ha usato la stessa documentazione presa in esame dalla scientifica. E quindi ha comparato una serie di lettere e di istanze presentate da Finocchiaro durante la sua carcerazione con i bigliettini dove era inserito l’ordine di uccidere il pm napoletano. Quello che il consulente fa in più rispetto alla polizia è quella di “non dare per scontato che a compilare i moduli sia l’imputato”. Sarebbe, infatti, lo stesso Finocchiaro ad ammettere che a scrivere sia stata un’altra persona per sua stessa delega e che lui si era limitato ad apporre la firma. Da questa comparazione è emersa “la coincidenza – ha affermato Giuliano – tra la grafia dei messaggi e quella utilizzata per la compilazione della documentazione”. Da questa analisi il consulente arriva ad una precisa conclusione: “la persona che fungeva da scrivano all’imputato – dice Giuliano rispondendo alle domande dell’accusa – è la stessa che ha elaborato i pizzini”. In “soldoni” quanto emerge dalla relazione dell’avvocato Giuliano è lo stesso esito determinato dall’esame calligrafico comparativo svolto dallla Polizia Scientifica che “avrebbe fatto solo l’errore – afferma il consulente – di dare come fatto provato che l’autore delle istanze fosse Orazio Finocchiaro”.
Il consulente nelle sue osservazioni fornisce anche un altro spettro di analisi e valutazione sull’ipotesi dellautore con il ruolo di “scrivano”. Premettendo che quella dei pizzini “non è una scrittura spontanea e presenta elementi di dissimulazione”, la scelta di far scrivere una persona terza e apporre solo una sigla, farebbe ottenere un doppio risultato al mandante. “II primo – afferma Giuliano – quello di poter dire se scoperto “non sono stato io”, e dall’altra parte di fornire un minimo di percezione di autenticità a chi doveva eseguire l’ordine attraverso presenza delle iniziali in tutti e due i bigliettini”.
Osservazioni, però, che hanno contrariato i difensori di Orazio Finocchiaro, l’avvocato Francesco Tagliareni e Giuseppe Marletta, in particolare il secondo ha commentato rivolgendosi al Presidente del Tribunale: “Il consulente è andato ben oltre una semplice analisi tecnica della grafia”. I due legali hanno chiesto al Tribunale di poter rinviare a nuova udienza il controesame del consulente della Procura in modo da avere il tempo di studiare la relazione depositata e anche di poter far replicare il perito di parte. Il Presidente Rosario Grasso ha accolto l’istanza ed ha fissato la prossima udienza al 7 luglio.


