CATANIA – Una barca con a bordo una maggioranza di giornalisti internazionali e medici professionisti salperà il 1 ottobre da Catania per Gaza. È l’obiettivo annunciato da Freedom Flotilla Coalition in conferenza stampa a Catania.
“È un’iniziativa senza precedenti – è stato spiegato – perché per due anni Israele ha negato a tutti i giornalisti stranieri di entrare a Gaza, creando uno dei blackout di stampa più severi nella storia recente. Le nostre sono azioni dirette e non violente. Le flotte cercano di fare il lavoro che i governi non hanno fatto. A tutti quelli che stanno guardando da casa diciamo: ‘fate qualcosa di più’. Lo sapete che dovete”.
La flotta aumenta. “Il principio strategico di base dietro Thousand Madleens, come indica il nome, è quello di inviare “mille barche” finché il mondo non potrà più distogliere lo sguardo e Israele non potrà più fermare ogni barca”. Lo hanno ribadito gli organizzatori delle due nuove flotte, composte da una decina di barche, di Thousand Madleens to Gaza & Freedom Flotilla Coalition che si apprestano a salpare da Catania per Gaza.
Il portavoce della Freedom Flotilla Coalition, Tan Safi, che ha aperto la conferenza stampa di Catania, ha ringraziato le “persone della Sicilia e della Puglia che ci hanno aiutato per rendere questa flottiglia una realtà”. La Freedom Flotilla Coalition, ha ricordato, “è salpata per Gaza da quando Israele ha deciso di rinforzare il suo blocco illegale e mortale” mettendo in “atto un genocidio”.
“A maggio – ha aggiunto – i droni israeliani hanno attaccato una nostra barca sulle coste di Malta, ma non ci siamo fermati. Siamo stati illegalmente intercettati e rapiti dai militari israeliani. Alcuni di noi, inclusa me stessa, sono stati assaliti. Mentre ero nella prigione israeliana ho ascoltato le urla di palestinesi in agonia. Ci sono 11.000 palestinesi nelle prigioni israeliane, centinaia dei quali sono bambini, a cui è negato l’accesso a rappresentanza legale, a volte forzati a firmare dei documenti in ebraico, alcuni torturati, alcuni violentati, alcuni anche uccisi. Questo è il motivo per cui continuiamo, e non solo per questo, ma vogliamo crescere”.
“Noi salpiamo – ha ribadito – per bloccare e rompere il blocco illegale di Israele su Gaza, che ha privato palestinese del loro diritto di autodeterminazione, della loro sovranità, della nostra libertà di movimento e altri fondamentali diritti umani. Salpiamo per aprire un corridoio nel mare. Il nostro focus non è quello di portare degli aiuti, ma quello di finirla con un sistema che crea il bisogno di questi aiuti, tanto per iniziare. I palestinesi non sono senza voce, sono soltanto i media che hanno intenzionalmente ignorato le loro voci. Non domandateci perché salpiamo chiedere alle Nazioni europee e occidentali perché continuare a fabbricare droni e armi per uno stato colpevole di genocidio. Le nazioni europee stanno continuamente insistendo nel chiedere alle flottiglie di tornare indietro, senza rendere conto che sono loro che stanno mostrando le spalle a tutti i palestinesi”.

