PALERMO – Non si può assumere solo dall’albo dei formatori. Una nota dell’ufficio legislativo inviata alla presidenza del Consiglio dei Ministri esprime dubbi sulla correttezza delle procedure che la Regione ha imposto agli enti per l’assunzione di personale in vista dell’avvio dei corsi dell’Avviso 2.
Secondo il ministero, infatti, la “previsione normativa sembrerebbe eludere la regola del pubblico concorso di cui all’art. 97 della Costituzione”. La norma regionale contenuta nello “stralcio” dell’ultima Finanziaria, secondo i legali del ministero della Giustizia lederebbe il principio di uguaglianza e la competenza dello Stato in materia di “ordinamento civile e quindi i rapporti di diritto privato regolati dal codice civile e dai contratti collettivi alla competenza dello Stato”. Inoltre, i legali del ministero rilevano “l’illegittimità di riserve e/o criteri che possano determinare ‘priorità assunzionali’” in materia di reclutamento del personale del settore pubblico. Insomma, secondo il Ministero non ci possono essere dei posti “riservati” ai lavoratori storici della Formazione licenziati o provenienti dagli enti chiusi negli anni.
Una posizione, quella espressa dal Ministero, che solleva nuovamente la questione relativo alla “natura” degli enti di formazione professionale: sono enti pubblici o enti di diritto privato? Nel caso in cui si dovesse andare verso un’impugnativa della norma ai giudici delle leggi spetterebbe la decisione sulla natura giuridica delle associazioni che si occupano di formazione professionale.
> Il documento con i dubbi del Ministero
Allora la Consulta avrà due strade. Dire che gli enti di formazione rispondono alle regole del diritto civile o far rientrare gli enti di formazione nel diritto pubblico. La scelta sarà insomma fra dire che gli enti sono liberi di assumere senza concorso o piuttosto dire che devono assumere secondo le regole del diritto pubblico.
Nel documento ministeriale si esprimono infatti i dubbi sull’articolo facendo riferimento ad altri passaggi giurisprudenziali della Corte costituzionale che hanno censurato il trasferimento di lavoratori da una società partecipata dalla Regione alla Regione costituendo un privilegio indebito. Per quanto possa esserci un parziale finanziamento dell’attività degli enti da parte della Regione i dubbi dell’ufficio legislativo non spiegano in che modo possa argomentarsi l’equiparazione degli enti a delle istituzioni pubbliche. E il tema probabilmente al centro delle controdeduzione che verranno inviata dalla Regione sarà probabilmente proprio questo.
Certamente, la norma sull’assunzione in via prioritaria dei lavoratori iscritti all’albo degli ex operatori della formazione continua a far parlare di sé dopo che ieri i sindacati datoriali erano scesi sul piede di guerra per la paventata esclusione dai corsi finanziati con l’avviso 2 di tutti gli enti che hanno fatto nuove assunzioni piuttosto che attingere dall’Albo.
La norma, così, continua ad operare in un terreno minato fra le minacce di censura che arrivano dagli operatori del settore e dal governo nazionale. Nel frattempo il governo regionale tira dritto. Proprio ieri l’assessore alla Formazione professionale Roberto Lagalla aveva detto “La Regione sta solo facendo dei controlli e delle verifiche, nessun blocco dei decreti”. Ma la Formazione è ancora nel caos.

