PALERMO– “E’ arrivato finalmente il momento della verità, giustizia è stata fatta per mio padre e per la mia famiglia”, con queste parole Marzia Fragalà commenta la notizia del fermo di sei persone accusate dell’omicidio di suo padre, l’avvocato penalista Enzo Fragalà, che nel febbraio del 2010 fu aggredito e picchiato a morte da uomini di Cosa Nostra, si ipotizza perché incoraggiava i suoi clienti a collaborare con la magistratura.
“Sono davvero felice – continua Marzia Fragalà, anche lei avvocato – non ho mai smesso di credere nella magistratura. Leggere le intercettazioni degli investigatori fa male, ma in questo momento non conta. Grazie al lavoro delle forze dell’ordine oggi possiamo associare dei volti alla tragedia che ci ha colpiti e questo ci dà la forza per andare avanti”.
Le intercettazioni che incastrerebbero Francesco Arcuri, Antonino Abbate, Salvatore Ingrassia, Antonino Siragusa, Paolo Cocco e Francesco Castronovo riportano frasi pesanti e inequivocabili: “Chistu era un curnutu e sbirru – diceva per esempio il pentito Francesco Chiarello – dovrebbe parlare più poco… Non ci toccate soldi né oggetti, perché lui deve capire che non è una rapina, deve capire che deve parlare poco”.
Insomma la morte di Fragalà “Doveva essere d’esempio per l’intera classe forense” ha detto oggi il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, è stata anche un’esecuzione che ha strappato un padre alla sua famiglia: “Oggi però è il giorno della verità. Perché come succede spesso con i delitti di mafia, si viene uccisi due volte – sottolinea Marzia Fragalà – prima ti eliminano fisicamente e poi cercano di farti fuori eticamente. Con mio padre non ci riusciranno”.

