PALERMO – I custodi presenti al Museo regionale Accascina di Messina (Mume) la notte di Ferragosto, durante il furto delle tavole di Antonello da Messina, dovranno spiegare le loro ragioni davanti all’Ufficio procedimenti disciplinari della Regione. Sono partite, infatti, le prime contestazioni ufficiali nei confronti di diversi dipendenti del museo e alcune audizioni sarebbero già state fissate.
Furto al Mume di Messina, guai per alcuni custodi
Il procedimento disciplinare per i dipendenti ha preso le mosse da una relazione inviata dal dipartimento Beni culturali che, a sua volta, aveva acquisito le informazioni dalla direttrice del museo, Marisa Mercurio. Le segnalazioni del dipartimento sono quindi arrivate all’Ufficio procedimenti disciplinari della Regione, che fa capo all’assessorato alle Autonomie locali e funzione pubblica.
La relazione dei Beni culturali e le accuse ai custodi
Le accuse ruotano attorno ai comportamenti tenuti dai dipendenti regionali in forza al Mume, sia a Ferragosto che nei giorni antecedenti. Diverse le irregolarità segnalate a carico dei custodi, che pochi giorni dopo il colpo sono stati trasferiti in altri siti dei Beni culturali: in primis la gestione dei sistemi d’allarme del museo. Altre irregolarità, inoltre, emergerebbero anche rispetto alle modalità di alcuni cambi turno.
Due indagini sullo stesso furto
La relazione non fa alcun cenno all’inchiesta della procura di Messina sul furto al museo Accascina. Le due indagini, quella portata avanti dalla Regione sul presunto mancato rispetto delle procedure previste, e quella dei magistrati, che cercano di capire se ci fosse un basista all’interno del museo, sono su due piani diversi.

Il dipartimento Beni culturali, guidato da Mario La Rocca, ha soltanto messo in evidenza i comportamenti dei dipendenti in servizio al Mume. Azioni considerate non regolari in base a quanto previsto dal Contratto collettivo regionale di lavoro e dalle linee guida sulla sicurezza. Tutto questo a prescindere dall’indagine sul furto delle tavole di Antonello da Messina.
Musei e siti archeologici, al via la maxi rotazione
La Regione, intanto, dopo il caso Messina, intende rivoluzionare a 360 gradi l’organizzazione dei musei, dei parchi archeologici e dei siti monumentali della Sicilia. L’intenzione è quella di dare il via ad una maxi rotazione. La mossa riguarda “il personale addetto alla fruizione, alla vigilanza e alla custodia” e basa il suo fondamento giuridico sul Programma di rotazione 2026-2028.
Leggi anche
Perché i dipendenti dei musei devono ruotare
Si tratta di una misura prevista dal Piao (Piano integrato di attività e organizzazione). Secondo questo programma, tutti dipendenti che nel 2026 avranno superato i cinque anni di permanenza continuativa nello stesso luogo e con le stesse mansioni dovranno cambiare sede. Gli addetti alla fruizione, alla vigilanza e alla custodia, secondo questa impostazione, sono considerati “a elevato rischio” perché a contatto diretto con il pubblico. Da qui l’esigenza di cambiare tutto.
L’incontro tra Regione e sindacati sulla maxi rotazione
Il piano ha delle regole ben precise. La distanza tra la sede di servizio attuale e la nuova destinazione, ad esempio, non potrà superare i cinquanta chilometri. Sono previste anche alcune deroghe, mentre i trasferimenti seguiranno precisi criteri. Il piano sarà al centro di un incontro che si terrà oggi stesso, venerdì 2 ottobre, tra i vertici del dipartimento e i sindacati del pubblico impiego.




