Furto al Museo di Messina, rubate quattro opere di Antonello

Furto al museo, rubate opere di Antonello da Messina

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Il colpo messo a segno nella serata di Ferragosto

Furto nella serata di Ferragosto al MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, dove sono state sottratte quattro opere attribuite ad Antonello da Messina. I ladri sarebbero riusciti a entrare nelle sale espositive eludendo i sistemi di sicurezza e ad asportare tre tavole appartenenti al Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte custodita all’interno di una teca blindata. Il colpo è stato messo a segno nella serata di sabato 15 agosto. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e gli specialisti della polizia scientifica, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire le modalità dell’effrazione e individuare i responsabili.

Rubate tre tavole del Polittico di San Gregorio

Secondo una prima ricostruzione, gli autori del furto sarebbero riusciti a superare i dispositivi di allarme e le protezioni presenti all’interno del museo. Una volta raggiunte le opere, i ladri hanno portato via tre delle cinque tavole che compongono il Polittico di San Gregorio, tra i capolavori attribuiti al maestro Antonello da Messina. Il furto ha interessato anche un’altra opera custodita nel museo.

Portata via anche la tavoletta bifronte

È stata infatti sottratta anche la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. In questo caso, secondo quanto ricostruito, l’opera sarebbe stata estratta direttamente dalla teca blindata nella quale era custodita. Complessivamente sono dunque quattro le tavole portate via dal MuMe durante l’incursione.

Furto al museo di Messina, le indagini

Dopo la scoperta del colpo sono immediatamente scattate le indagini. Le forze di polizia hanno raggiunto il museo insieme al personale specializzato della scientifica. I rilievi tecnici sono concentrati sulle modalità utilizzate per entrare nelle sale, superare i sistemi di sicurezza e rimuovere le opere. Gli investigatori stanno inoltre cercando eventuali tracce ed elementi che possano permettere di identificare gli autori del furto.

Il Museo regionale di Messina e i suoi capolavori

Il Museo regionale di Messina, ospitato dal giugno 2017 nel nuovo grande complesso espositivo, porta il nome di Maria Accascina, protagonista della storiografia artistica siciliana e direttrice dell’istituto dal 1949 al 1963. La struttura sorge nell’area dove si trovavano i resti del monastero basiliano cinquecentesco di San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908. Dell’antico complesso sono ancora visibili parti dell’impianto della chiesa e la cripta sottostante, oggi integrata nel percorso museale. Organizzato su tre livelli, due dei quali destinati alle esposizioni, il museo si sviluppa su una superficie complessiva di 17.118 metri quadrati. Anche gli spazi esterni fanno parte dell’allestimento e accolgono diversi elementi architettonici.

Da Antonello da Messina a Caravaggio

Il patrimonio custodito proviene in larga parte dalla Messina precedente al devastante sisma del 1908 e documenta il ruolo assunto nei secoli dalla città negli scambi artistici e culturali del Mediterraneo, favorito dalla posizione strategica del suo porto naturale. Il museo è conosciuto a livello internazionale soprattutto per le opere di Antonello da Messina e Caravaggio, ma il percorso espositivo ricostruisce un arco temporale molto più ampio: dalle testimonianze del popolamento preistorico risalenti al IV millennio a.C. fino alla produzione artistica del XIX secolo.

Dalla Filanda Mellinghoff alla nascita del museo

Una tappa fondamentale nella storia dell’istituzione risale al 1911, quando la Filanda Mellinghoff, edificio ottocentesco sopravvissuto al terremoto e ancora oggi compreso nel complesso museale, cominciò ad accogliere le opere recuperate dopo la catastrofe. Con l’istituzione del museo nazionale nel 1914, la Filanda ne divenne la sede. Sotto la direzione di Enrico Mauceri fu realizzata una prima sistemazione organica delle collezioni, fino all’inaugurazione avvenuta nel 1922.

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Negli anni successivi furono valutate diverse soluzioni per dotare il museo di una sede definitiva. Non ebbe seguito il progetto per un nuovo edificio presentato da Francesco Valenti nel 1916 e venne successivamente abbandonata anche l’ipotesi di recuperare il Monte di Pietà, sulla base del progetto elaborato da Armando Dillon.

Il ruolo di Maria Accascina nel dopoguerra

Con l’inizio della Seconda guerra mondiale, le collezioni furono trasferite per ragioni di sicurezza nel monastero di San Placido Calonerò. Soltanto nel dopoguerra le opere poterono fare ritorno nella precedente sede. Fu Maria Accascina a guidare la riorganizzazione del museo dopo i danni provocati dai bombardamenti. Al termine di anni di lavoro, affrontati in condizioni difficili, l’istituzione riaprì nel 1954 con un’impostazione museografica moderna.
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