Furto nel bene confiscato: "Ladri entrati da terreno Fce"

Furto nel bene confiscato: “Ladri entrati da terreno Fce”

La scorsa settimana i volontari dell'associazione I Siciliani giovani hanno trovato le luci accese e la redazione a soqquadro.
IL GIARDINO DI SCIDA'
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CATANIA – “Chi è entrato di notte è certamente qualcuno che ha bisogno. Ha rubato soldi e il contenuto del frigorifero. A questa persona rivolgiamo un invito: torni di giorno, troverà volti amici e persone disposte a dargli una mano, e sarà al sicuro”. Il furto al Giardino di Scidà, ne sono convinti gli attivisti, non ha a che fare con le attività dell’associazione. Ha a che fare, invece, con lo stato di necessità di chi è entrato forzando la porta esterna, e anche con le condizioni di abbandono in cui versa la porzione di terreno demaniale che confina con il Giardino.

La scorsa settimana, quando i giovani del servizio civile sono entrati come ogni mattina nell’immobile confiscato di via Randazzo, a Catania, hanno trovato molte cose fuori posto: le luci accese, la porta sul giardino spalancata. Qualcuno era entrato nelle stanze affidate all’associazione I Siciliani giovani e aveva rovistato nella redazione, scegliendo di portare via con sé la cassa (qualche centinaio di euro) e il contenuto del frigorifero, ma lasciando sul posto alcune delle attrezzature usate dai cronisti della redazione. Le bollette e documenti amministrativi di vario genere erano sparsi all’esterno del giardino.

“Non è il primo furto – racconta Matteo Iannitti dei Siciliani giovani – Per due volte ci hanno rubato il motorino dell’acqua. Abbiamo sempre denunciato alle forze dell’ordine, ma non lo abbiamo raccontato all’esterno perché ci sembra evidente che questi piccoli furti non siano collegati con le nostre attività antimafia“. Stavolta, però, la cosa è un po’ diversa. Non certo per il contenuto della cassa o per le bottiglie di bibite portate via, ma per la frustrazione dovuta alle segnalazioni a Fce, Ferrovia circumetnea, a cui spetta la competenza del vialetto di accesso al Giardino di Scidà.

L’immobile confiscato altro non è che un piano interrato, con un paio di stanze e l’accesso, sul retro, a un piccolo giardino di cui gli attivisti si prendono cura da quando il bene è stato loro assegnato dal Comune. Sul limitare dello spazio verde c’è un cancelletto che dà accesso a un’area incolta: un viale sterrato che collega il giardino ai binari della Ferrovia circumetnea, che passano proprio a pochi metri in linea d’aria dalla casa di via Randazzo. “Sappiamo che chi entra al Giardino di Scidà lo fa da lì – prosegue Iannitti – È un terreno abbandonato, dove vengono gettati rifiuti di ogni tipo e dove non viene fatta alcuna manutenzione. Spetterebbe a Fce, che invece lascia pericolosamente quell’area, adiacente ai binari, senza nessun controllo“. Dall’immondizia di vario genere ai segni del passaggio di tossicodipendenti.

“In questi anni abbiamo chiesto, formalmente e non solo, che Fce si facesse carico della manutenzione dell’area. Per lasciarla in condizioni migliori non certo a noi: il Giardino di Scidà è un bene del Comune di Catania, non è nostro. Quel vialetto potrebbe anche diventare un accesso per le persone diversamente abili, se solo venisse sistemato e reso fruibile. Quella zona lasciata all’abbandono ci costringerà a raccontare altri furti, in futuro, ne siamo certi. Se Fce non vuole farsi carico dei lavori, ci desse in gestione quel tratto di demanio e saremo lieti di occuparcene da soli”. Magari con un crowdfunding per sostenere l’impresa.

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