Gesip, arriva la maxi-svendita |Dalle magliette ai camion

Gesip, arriva la maxi-svendita |Dalle magliette ai camion

Pubblicato sul sito della società l'elenco dettagliato di tutti i beni mobili che verranno venduti: 43 lotti con una base d'asta di quasi mezzo milione di euro.

PALERMO – La Gesip è in vendita. O meglio, lo sono i suoi beni. La società partecipata del comune di Palermo è infatti da anni in liquidazione e lo scorso marzo Palazzo delle Aquile, che ne è il socio unico, ha deciso di mettere all’asta automezzi, attrezzature, macchinari, prodotti detergenti, beni di consumo e arredi. L’apertura delle buste è fissata per il 30 gennaio a piazzetta della Pace, sempre che qualcuno si faccia avanti.

I beni della società, infatti, non è che godano di chissà quale salute e per rendersene conto è sufficiente guardare le foto per esempio dei mezzi: fanali rotti, paraurti mezzi staccati, batterie scariche, qualche ammaccatura e vetture in alcuni casi ferme ormai da mesi, per non parlare delle immatricolazioni che nel migliore dei casi risalgono al 2006. Sarà anche per questo che i prezzi non sono esorbitanti: si va dai 2.400 dei Kangoo ai 7.100 dei Mercedes Sprinter, passando perfino per tre Ciao della Piaggio all’asta per 530 euro l’uno. In alcuni casi pesano anche i chilometri percorsi, che possono arrivare a sfiorare i centomila.

Ma nell’elenco dei beni, per la compilazione del quale la società in passato si è affidata a degli esterni, oltre a 29 mezzi tra cui perfino un trattore, figurano anche quattro mezzi completamente non funzionanti e venduti per sei mila euro totali e ancora mazzuoli, cacciaviti, martelli, guanti, pinze e perfino delle squadrette e 1082 moci per uso domestico. Tutti resti di un’azienda ormai scomparsa e destinata a chiudere i battenti, mentre i lavoratori restano in cassa integrazione in deroga per altri sei mesi e sperano di poter essere ricollocati nelle altre partecipate.

I vari beni, però, intanto vanno venduti per legge anche perché, chiusi nei magazzini, rischiavano di perdersi irrimediabilmente. Pertanto via anche a flaconi di sapone liquido, zappe e attrezzi da giardino, sacchetti per l’immondizia, quasi 40mila maschere monouso con elastico, 1800 tute, tremila magliette a maniche corte, 72 decespugliatori, cento armadi, 300 sedie da scrivania, 152 cassettiere, un centinaio di computer e 20 fax. In tutto 43 lotti per un totale, a base d’asta, di poco meno di mezzo milione di euro più iva. La legge prevede l’asta, alla quale potrebbe anche partecipare il Comune anche se non è detto che vinca.

LE REAZIONI
“Siamo curiosi di capire cosa farà il liquidatore con i soldi dell’eventuale vendita miracolosa di questi beni. Ci sono le cessioni del quinto tolti ai lavoratori regolarmente dallo stipendio e mai versate alle finanziarie, debiti verso terzi, tfr non versato e ancora peggio 11 dipendenti che lavorano in sede proprio per portare avanti la liquidazione e che non percepiscono lo stipendio dal mese di ottobre 2013. Ci chiediamo da tempo quanto stia costando questa liquidazione soprattutto dopo le 3 istanze di fallimento ma principalmente per quale motivo debba gravare sulle casse della Gesip e non sulle casse del Comune di Palermo. Ricordiamo che la Gesip poteva continuare ad operare nonostante lo stato di liquidazione. Bastava togliere l’errore umano: il mancato adeguamento del contratto dei servizi, ormai in perdita dal 2008. Con il passaggio di consegne alla nuova amministrazione, foriera di promesse risolutive a suon di misure forti, non prima di avere affermato che quanto fatto, dalla precedente amministrazione, fosse stato denunciato alla Procura della Repubblica, e ricordiamo ancora che all’insediamento della nuova amministrazione nel maggio 2012 ancora lavoravamo e siamo convinti che c’erano i margini di una ripresa”. Lo dicono in una nota Charlie Biondolillo della Filcams Cgil, Maurizio Giannotta della Fisascat Cisl Salvatore Di Fiore della Uiltucs Uil.

 


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