Guerra sui terreni del Conca d'oro | "Il contratto deve essere annullato"

Guerra sui terreni del Conca d’oro | “Il contratto deve essere annullato”

Fondo Raffo

Da una parte i vertici dell'Ipab Principe di Palagonia, ex proprietario dei terreni, e dall'altra l'immobiliare della famiglia Zamparini. In ballo c'è la stima dell'area di fondo Raffo che ha provocato l'invio di una mega cartella esattorale. Il legale del patron del Palermo calcio: "Valuteremo il merito dell'azione civile".

Palermo - il caso
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PALERMO – “Il contratto su cui si fonda la costruzione del centro commerciale Conca d’oro deve essere annullato”. Ne sono convinti i vertici dell’Ipab Principe di Palagonia che hanno dato mandato agli avvocati di citare in giudizio la Immobiliare Malu della famiglia Zamparini. La battaglia giudiziaria è partita.

Secondo l’Istituto pubblico di assistenza e beneficenza, la permuta dei terreni sarebbe viziata da irregolarità sfociate nell’errata stima del valore di fondo Raffo. È stata l’Agenzia delle Entrate prima e la Commissione tributaria poi a rivalutare al rialzo il prezzo dell’area su cui è sorto il centro commerciale allo Zen: da 6 milioni di euro, tanti ne ha sborsati la Malu, a 28 milioni. Nel frattempo, infatti, è subentrata la variante al Piano regolatore del Comune di Palermo che ha dato il via libera alla trasformazione urbanistica in area di edilizia commerciale per 108 mila dei 160 mila metri quadrati totali di fondo Raffo. Ed è arrivata la mazzata.

Equitalia ha battuto cassa: l’imposta di registro da pagare è schizzata a un milione e mezzo di euro. La Malu ha chiesto di rateizzare la cifra. Nel frattempo, però, l’agenzia di riscossione vuole i soldi dall’Ipab – oggi commissariato dalla Regione – sulla base del principio della cosiddetta solidarietà passiva. Se non paga l’acquirente ci si rivale sul venditore che, nel caso dell’Istituto, è al collasso economico. Nonostante un patrimonio immobiliare che vale 80 milioni di euro, frutto dei lasciti di cittadini convinti di aiutare anziani e sofferenti, non ci sono i soldi neppure per pagare gli stipendi dei 32 dipendenti. Questa, però, è un’altra storia che tira in ballo le responsabilità politiche di chi non riesce a mettere a reddito i beni.

L’Ipab ha dato mandato all’avvocato Francesco Todaro di avviare la battaglia giudiziaria, dopo che in agosto è fallito il tentativo di trovare un accordo bonario. “Abbiamo rispedito al mittente la richiesta di negoziazione e ora aspettiamo di conoscere il contenuto dell’azione civile – spiega il legale della Malu, l’avvocato Enrico Sanseverino – per valutarne innanzitutto la fondatezza nel merito e in subordine la scadenza dei termini di prescrizione”.

Dall’Ipab spiegano che si sarebbero verificate una serie di irregolarità che rischiano di allargare lo scontro giudiziario. Essendo l’Istituto un ente pubblico l’offerta di sei milioni di euro della famiglia Zamparini avrebbe dovuto seguire i criteri dell’evidenza pubblica – a cominciare dalla pubblicazione sull’albo pretorio – per sondare l’interesse di altri investitori. Ed invece si sarebbe svolta una trattativa privata con la Malu. Trattativa prevista ma solo, dicono dall’Ipab, ad alcune condizioni. Fra queste, la congruità del prezzo che avrebbe dovuto essere stabilito non dal Comune di Palermo, ma dall’Agenzia del Territorio che è poi lo stesso organismo a cui si è rivolta un’altra Agenzia, quella delle Entrate, per stimare al rialzo il valore di fondo Raffo. Lo stesso ufficio tecnico comunale avrebbe sì dichiarato congruo il prezzo di 6 milioni, ma sulla base di quanto previsto dal vecchio piano regolatore e cioè prima che l’area diventasse edificabile per scopi commerciali.

Il contratto di permuta prevedeva, oltre alla cifra in denaro, anche l’impegno della Immobiliare a costruire alcuni edifici per ospitare una casa di riposo gestita dall’Ipab. I locali sono pronti, ma l’istituto Palagonia non si è presentato il giorno in cui il notaio doveva ratificare la consegna come atto finale dell’operazione. E questo era già un chiaro segnale di rottura.

 

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