MESSINA – “Siamo sorpresi, auspicavamo la massima collaborazione da parte dei colleghi di Aurelio, visto quello che è avvenuto; ed invece ci troviamo in una situazione paradossale dove chi era con lui non vuole dire nulla”. Lo dice l’avvocato Sebastiano Campanella, che difende Tindara Grosso, moglie di Aurelio Visalli, il sottocapo della Guardia Costiera, deceduto lo scorso 26 settembre durante le operazioni di salvataggio di due ragazzini nel mare di Milazzo.
Il legale si dice molto rammaricato perché durante le indagine difensive che svolgendo per la famiglia ha convocato i tre colleghi di Aurelio, che però non si sono presentati. “La famiglia – prosegue l’avvocato Campanella – vuole vederci chiaro nella vicenda e capire perché Aurelio e i suoi colleghi sono intervenuti senza adeguate attrezzature e se ci sono stati ritardi nei soccorsi del sottocapo, trovato morto poi dopo un giorno nelle acque di Milazzo. Se sarò costretto convocherò di nuovo i tre colleghi davanti al magistrato perché notiamo una forma di reticenza”.
Visalli come poi è emerso dall’autopsia non è morto per annegamento, ma travolto dalle onde che gli hanno gravemente lesionato la colonna vertebrale. Intanto la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto prosegue le indagini e il fascicolo è ancora aperto contro ignoti. A denunciare per primo le condizioni in cui era stato costretto ad operare Aurelio per primo il cognato Antonio Crea che aveva dichiarato: “Ci sono responsabilità molto gravi per le dinamiche con le quali lo hanno costretto ad intervenire e per i soccorsi assolutamente in ritardo e inefficaci”.

