Barca con 45 morti, presi 2 scafisti |Pozzallo, la tragedia dei migranti

Barca con 45 morti, presi 2 scafisti |Pozzallo, la tragedia dei migranti

Il barcone della morte

Il fascicolo ipotizza il reato di associazione per delinquere e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I testimoni: "Trattati come bestie dai libici". Le bare dei migranti sul molo di Pozzallo (Guarda il video). L'appello del parroco (video).


RAGUSA – La Procura di Ragusa sta valutando la posizione di due extracomunitari che sono ritenuti i probabili scafisti del peschereccio sul quale sono morte 45 persone. Il fascicolo ipotizza il reato di associazione per delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo quanto si è appreso, il procuratore capo Carmelo Petralia deciderà soltanto dopo le autopsie se contestare anche, eventualmente, il reato di morte come causa di un altro reato o addirittura l’omicidio volontario.

“Trattati come bestie dai libici” che hanno compiuto “violenze inaudite nei confronti di tutti, ma in particolare degli uomini del Centro Africa”. E’ la ricostruzione concorde dei diversi testimoni ascoltati dalla squadra mobile e al vaglio della Procura di Ragusa sulla morte dei 30 migranti sul peschereccio che nave Grecale ha rimorchiato nel porto di Pozzallo. Tre le persone sentite anche amici e lontani parenti delle vittime, alcune delle quali hanno già un nome, anche se non ancora ufficialmente. “Abbiamo provato a salvarli appena ci siamo resi conto di quello che stava accadendo – ricorda una di loro – abbiamo fatto di tutto ma purtroppo era tardi, sembrava dormissero, non pensavamo fossero morti…”. Tutti accusano i trafficanti libici: “è stata tutta colpa loro – ricostruisce un migrante testimone dell’accaduto – ci hanno messo li dentro come le bestie e non potevamo neanche uscire perché sopra era tutto pieno, non ci potevamo muovere”. “Abbiamo chiesto di potere tornare indietro – ha rivelato un migrante sopravvissuto – perché eravamo troppi e rischiavamo, ma non c’è stato alcunché da fare: ci hanno detto ‘ormai siete qui e dobbiamo arrivare in Italia’”.

A Pozzallo ha avuto inizio l’ultimo viaggio delle bare d’acciaio.  All’ombra dell’aliscafo di lusso che porta a Malta, meta di turisti e giocatori d’azzardo, il silenzio che avvolge i carri funebri è assordante. I discorsi dei piani altissimi della politica sono lontani, le forze dell’ordine schierate lavorano interrottamente da 24 ore. Finanza, Carabinieri, Capitaneria di Porto stanno gestendo l’emergenza e smistando i circa 600 migranti in arrivo tra vari porti, siciliani e calabresi. Non si contano telecamere, giornalisti e fotografi, stellette e fregi. Si ipotizza che i circa trenta migranti siano stati uccisi dal monossido di carbonio, erano stati costretti ad affrontare il viaggio nella sala macchine e lì hanno incontrato la morte.

“I presunti scafisti”, ha detto il procuratore capo di Ragusa Carmelo Petralia, potrebbero essere accusati di morte come conseguenza di altri reati, un’accusa più pesante dell’omicidio colposo”. “Accatastati l’uno sull’altro, come all’interno di una fossa comune, che ricorda Auschwitz”. E’ la prima impressione del capo della Squadra Mobile della Questura di Ragusa, Antonino Ciavola, dopo avere osservato da vicino i corpi dei migranti all’intero del peschereccio ormeggiato a Pozzallo.

 

 

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI