CATANIA – “Il Cara di Mineo è un caso di Stato”. Le parole del Procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera danno l’impressione che il vaso di Pandora non sia stato del tutto scoperchiato. Raggiunto dai cronisti, a margine dell’audizione con le commissioni congiunte Libe e Budg del parlamento europeo sui centri di accoglienza, Verzera spiega che non si tratta di “un’indagine unitaria ma si compone di molteplici filoni, che vanno dalle assunzioni all’irregolarità degli appalti: la documentazione è copiosissima”. E tante sono “le situazioni” al vaglio degli inquirenti. Di questo e di tanto altro si è discusso oggi pomeriggio durante la seconda giornata di missione delle due commissioni. “Oggi si è discusso del fatto che molti di questi migranti, soprattutto siriani, somali ed eritrei rimangono un giorno soltanto, non si fanno fotosegnalare e vanno via e vengono comunque pagati come se fossero presenti per cinque giorni e si è discusso di un appalto ritenuto illegittimo dall’autorità nazionale anticorruzione”. “Un appalto da cento milioni di euro è un appalto al quale non possono presentare offerte tutte le imprese, e di fatto è stato assegnato all’unica impresa che poteva prenderselo”, dice Verzera.
Il Procuratore sottolinea un’anomalia non da poco. “Il paradosso è che la Pizzarotti è anche la proprietaria degli alloggi del Cara, quindi la stazione appaltante di cui fa parte la Pizzarotti paga l’affitto a se stessa“, spiega Verzera. Informazioni queste che hanno illustrato ai deputati europei parte delle vicende connesse al sistema di accoglienza nostrano. Una giornata ricca di incontri quella di oggi iniziata con la visita ispettiva al centro di primo soccorso di Pozzallo e proseguita con l’audizione degli staff di Frontex e Triton. A conclusione dei lavori i responsabili delle commissioni hanno fatto il punto con i giornalisti. La vice presidente della commissione Libe, Iliana Iotova, si è impegnata a trovare una strada per aiutare paesi come la Grecia e l’Italia “che si sobbarcano gli oneri” dell’integrazione facendo sì che ci siano quote obbligatore per vincolare gli Stati membri. La parlamentare, inoltre, ha auspicato che si mettano in campo forme di controllo più rigorose per monitore quello che avviene intorno ai centri di accoglienza e all’utilizzo dei fondi, attraverso un intervento che coinvolga direttamente l’Europa.
Il presidente della Commissione Bilancio, Jean Arthuis, invece, ha posto l’accento sulla missione ispettiva. L’eurodeputato ha sottolineato di avere registrato una “impressione positiva sul piano sanitario e umanitario” durante la visita nel centro di Pozzallo. Il parlamentare ha ammesso che le somme stanziate dall’Europa sono esigue rispetto al miliardo di euro necessario, in tal senso ha elogiato lo sforzo economico messo in campo dallo Stato italiano, e ha preso atto biasimandolo “il deficit di solidarietà” che c’è tra i paesi europei. Poi tre proposte operative: rivedere il sistema di Dublino, trovare il modo per accertare la reale età delle persone che finiscono nei centri per minori non accompagnati e un “accordo coraggioso e realista” con i paesi d’origine centrato su un impegno economico finalizzato allo sviluppo in cambio di un impegno a contenere i flussi migratori.
Anche i parlamentari siciliani hanno detto la loro sul fenomeno migratorio e sulle strategie da mettere in campo. “Nell’emergenza immigrazione c’è un’anomalia tutta italiana: i migranti in attesa di richiedere asilo trascorrono in Italia in media più di due anni e mezzo”, commenta l’eurodeputato di Forza Italia, Salvo Pogliese. “Questo comporta – prosegue l’europarlamentare – un tempo straordinariamente eccessivo di presenza dei migranti in territorio italiano, con le strutture di accoglienza che naturalmente vanno in collasso perché non progettate per sopportare numeri così eccessivi di ospiti.” Serve un intervento europeo. “Per questo motivo è necessaria un’immediata modifica degli articoli del regolamento ‘Dublino 3′ sul diritto di asilo, convenzione ormai anacronistica e superata dai fatti. Oggi, infatti, le incombenze non solo burocratiche ma anche di assistenza sono a carico esclusivamente dello stato di primo approdo. Bisogna, invece, fare in modo di ripartire tra le ventotto nazioni dell’Unione Europea queste incombenze, anche in base all’intendimento del richiedente.”, argomenta Pogliese.
Molto soddisfatto del lavoro congiunto delle commissioni si è detto anche il deputato Ignazio Corrao che ha rivendicato la paternità dell’evento, un momento di confronto “fortemente voluto” dal suo gruppo: il Movimento 5 Stelle. “Noi auspichiamo un’azione politica costruttiva, manca la volontà degli Stati di andare a modificare regolamenti e trattati in termini di solidarietà cercando di trovare una quadra equa per tutti i paesi”, dice Corrao. L’eurodeputato, che in più occasioni ha visitato il centro di Mineo, pone l’accento sulle condizioni in cui versa la struttura. “Non è un posto tenuto male, ma sicuramente è sovraffollato, il problema centrale sono i lunghissimi tempi di permanenza”. Un elemento non casuale. “Mantenere un numero molto alto di presenze nel Cara fa sì che si crei una sorta di business dell’accoglienza, un fatto difficile da provare – ammette Corrao- ma possiamo indicare che c’è un meccanismo burocratico inceppato che crea tempi abnormi di permanenza dei centri”. Corrao sottolinea una pecca nel lavoro della commissione di inchiesta: l’assenza di “un’analisi politica sulle gestione del Cara”.


