Il carcere di Barcellona, Apprendi: | "Pochi medici, infermieri e agenti" - Live Sicilia

Il carcere di Barcellona, Apprendi: | “Pochi medici, infermieri e agenti”

Il presidente di Antigone Sicilia: "La Regione ha gravi ritardi nell'applicazione della riforma".

L'ex ospedale psichiatrico
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BARCELLONA POZZO DI GOTTO (MESSINA) – “L’ex ospedale psichiatrico giudiziaro di Barcellona Pozzo di Gotto è un carcere a tutti gli effetti. ‘Ospita’ 180 persone, di cui 43 stranieri, con larga prevalenza di extracomunitari. Una struttura complessa, che fa da casa circondariale e carcere di reclusione. Ha un reparto femminile con 5 donne con problemi psichiatrici e un reparto di detenuti con problemi di salute mentale, in attesa delle cure”. È quanto afferma Pino Apprendi dell’Osservatorio Nazionale per le Carceri di Antigone e presidente di Antigone Sicilia.

“Il paradosso è che malgrado non sia più opg – osserva Apprendi -, ospita 20 internati che potrebbero essere ospitati in comunità e lasciare il carcere. Su 47 infermieri soltanto la metà è a tempo indeterminato, lo psicologo ha un contratto per 20 ore mensili per 180 detenuti. Anche il personale della polizia penitenziaria, non solo è sotto organico, ma è sottodimensionato”.

Apprendi  punta il dito contro la Regione per i “gravi ritardi nell’applicazione della riforma che ha passato le competenze sanitarie, dal Ministero di Grazia e Giustizia, alle regioni e quindi alle Asp. Il sistema carcerario deve garantire il diritto alla salute al detenuto come al cittadino comune, così dice la norma. Intanto nelle linea guida dell’assessorato alla sanità, non si parla degli infermieri, dei psicologi e dei medici a contratto che da decenni garantiscono il servizio nelle carceri. Alla scadenza dei contratti, ci sarebbe un grave deficit di personale sanitario specializzato”.

Secondo il presidente di Antigone Sicilia, “la Regione deve mobilitarsi, per non vanificare il lavoro che tutto il personale, con grandi sacrifici fa, per rendere meno pesante, la sofferenza di uomini e donne che si trovano privati della libertà, ma ai quali deve essere consentito non perdere la dignità”.


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