CATANIA. C’è chi dice che la tentazione di fare tornare Rolando Maran sia forte. Il tecnico di Rovereto è, del resto, ancora sotto contratto coi rossoazzurri e la trasferta di Genova contro la Sampdoria finirà col diventare l’ennesima ultima spiaggia della stagione per gli etnei. Che il compito di Gigi De Canio non fosse dei più semplici, lo si sapeva. Che si trasformasse, però, in una missione quasi impossibile, nessuno o pochi ci avrebbero creduto. Il Catania arranca. Sul campo ed in classifica ma anche ai più alti livelli dirigenziali. Facile oggi chiamare in causa Lo Monaco, forse anche Gasperin ma quello che appare oggi essenziale è che qualcuno in mano il timone deve pur riprenderlo. Si è passati dalla sbornia dell’ottavo posto alla disperazione di queste settimane. E’ un campionato che si sta trascinando via miseramente. Ogni domenica si vive nella speranza (che diventa quasi illusione) che possa essere la domenica della svolta. Appena due vittorie, contro Chievo e Udinese; la difesa più perforata del campionato dopo quella di un Sassuolo comunque in ripresa; un reparto avanzato che è il peggiore della Serie A. Sono numeri impietosi che fotografano un’amara realtà: quella che a questa squadra manca la personalità necessaria a disputare un campionato all’altezza.
Già. Da cosa occorre ricominciare? Non è un concorso di idee. E’, semmai, l’invito rivolto al patron Nino Pulvirenti di riprendere in mano le redini di una situazione sfuggita via. Qualsiasi cosa si pensi possa essere utile alla causa, che la si faccia. Non è una questione di mercato di riparazione; non è nemmeno una questione di personalismi. E’ una questione di buon senso. Per salvare un patrimonio, assolutamente non solo sportivo, che la città deve preservare: la Serie A.

