PALERMO – Berlusconi, nella sua visita a Palermo, lo ha voluto al suo tavolo. Un gesto al quale è seguita una vera e propria investitura: “Salvo Pogliese è un ottimo candidato per la presidenza della Regione siciliana”. Lui, il politico catanese che anche in questa tornata ha fatto il pieno di voti, osserva le manovre di avvicinamento alle elezioni dal suo scranno di Bruxelles, dove è stato eletto eurodeputato: “Io candidato governatore? Solo se lo deciderà la coalizione”.
Onorevole, di quale coalizione parla?
“Io penso esistano i margini per ricostituire il centrodestra, diciamo così, nella versione ‘classica’. Intanto partiamo da Forza Italia, che dovrà avere il ruolo di trainare l’alleanza, da Fratelli d’Italia e anche dai movimenti che si rivedono in Salvini. Ma ovviamente l’obiettivo è quello di una ricomposizione con i moderati”.
Cioè Udc e Ncd. Che a Roma stanno con Renzi e a Palermo con Crocetta. Per quale motivo dovrebbero allearsi con Forza Italia?
“Restando alla situazione siciliana, proprio per il fatto di governare insieme a Crocetta, un presidente che ha prodotto solo disastri. A livello nazionale, poi, credo che la sinistra del Pd stia complicando di molto i progetti di Renzi di inserire nelle sue liste ‘big’ di Ncd e Udc. E penso che persino la legge elettorale, che obbliga a superare uno sbarramento non da poco, spinga i moderati a riflettere seriamente. E per quanto mi risulta, una riflessione è già in atto, a cominciare dalle aree di Ncd che fanno capo ad esempio a Renato Schifani e Pietro Alongi”.
Insomma, puntate alla restaurazione della macchina del 61-0…
“Certamente dobbiamo ricordarci bene degli errori commessi nel 2012, che portarono alla nostra divisione e alla vittoria di Crocetta”.
Tra gli errori, magari, la scelta dell’attuale commissario di Forza Italia Micciché di correre da solo. Insomma, a far rinascere il centrodestra dovrebbero essere gli stessi uomini che portarono alla sua disgregazione?
“Penso che quattro anni fa di errori se ne fecero tanti e furono davvero trasversali. Ognuno in questi anni però avrà riflettuto su quanto accaduto allora. A cominciare dallo stesso Micciché, che comprende perfettamente l’importanza di un centrodestra unito”.
Con lei candidato alla Regione.
“Le ripeto, solo se la coalizione riterrà che io sia il candidato migliore”.
Ritiene che in questo gioco possa entrare l’indagine sulle cosiddette “spese pazze” all’Ars che ha già coinvolto altri capigruppo?
“No, assolutamente. So di avere operato nella maniera più corretta, in una fase in cui le regole sulla gestione dei gruppi erano molto confuse. Sono certo che chi verrà chiamato a giudicare confermerà la linearità dei miei comportamenti”.
Lei ribadisce l’importanza della ricostituzione del centrodestra. Ma cosa rimane? In tanti, tra quelli che militavano in quei partiti, hanno deciso di saltare il fosso e passare addirittura al Pd, se non in movimenti politici “satellite” dei democratici.
“Credo che i trasformismi e i ribaltoni siano il cancro del nostro sistema politico. La coerenza dovrebbe essere un elemento fondamentale del nostro agire. Posso comprendere che, nel corso degli anni, e col modificarsi continuo dei partiti, ci si possa trovare in formazioni diverse. Altra cosa è saltare il fosso, per motivi puramente pragmatici. Ecco, non apprezzo queste persone. Io sono diverso”.
Che significa?
“Faccio politica dall’età di 14 anni. E da allora non ho mai cambiato schieramento. Ho iniziato nel Movimento Sociale, poi in An quando è avvenuta la trasformazione, poi nel Pdl quando c’è stata la fusione, quindi in Forza Italia dopo la rottura con Ncd. Io sono sempre stato dalla stessa parte. A differenza di tanti altri”.
Onorevole, in Forza Italia però avete un esponente come Giuseppe Milazzo che è addirittura uscito, si è avvicinato al Pd, e poi è tornato…
“Giuseppe è molto passionale e forse troppo istintivo. Quelle scelte riflettono aspetti puramente caratteriali. Io sono felice che sia tornato a casa, è un uomo politico che sta molto tra la gente ed ero rimasto sorpreso e dispiaciuto quando ho letto del suo addio e del suo avvicinamento al Pd”.
Facciamo un gioco. Perché i siciliani dovrebbero votare lei come presidente della Regione?
“Faccio fatica a parlare di me. Ma posso certamente mettere sul tavolo le mie diverse esperienze, nonostante un’età tutto sommato giovane. Ho 44 anni, ma negli ultimi trent’anni ho fatto di tutto: dal consigliere comunale, al deputato regionale, dal vicepresidente dell’Ars all’eurodeputato”.
A proposito, in tanti vedono nell’esperienza in Europa una sistemazione tutto sommato comoda. Perché mai dovrebbe tornare qui, per guidare una Regione esplosiva come la Sicilia?
“La mia esperienza da erodeputato finora è stata entusiasmante. Mi ha permesso ad esempio di dialogare direttamente con capi di Stato, su temi di importanza globale. Ma credo che fare il governatore della Sicilia sia ancora più importante e certamente più utile a incidere sulla vita dei siciliani”.
Altro gioco. Perché i siciliani non dovrebbero votare gli altri schieramenti? Iniziamo dal Pd.
“In questo caso è molto semplice: il Partito democratico è al governo, di fatto, dal 2009. Ed è il principale responsabile del disastro siciliano.”.
Passiamo al quotatissimo Movimento cinque stelle.
“Io ho grande rispetto per la loro passione politica e il loro entusiasmo. Ma credo che per governare serva anche un po’ di esperienza. E gli esempi fallimentari degli enti locali che al momento sono governati dal Movimento cinque stelle dimostrano che i grillini non sono ancora pronti”.

