PALERMO – Le insegne non esistono più. Sono sbiadite persino nei ricordi dei palermitani. A sedici anni anni dalla chiusura dei negozi Miraglia arriva la sentenza nel processo di primo grado per la bancarotta fraudolenta di uno dei più noti marchi nel settore tessile della storia commerciale di Palermo.
L’elenco degli imputati si apriva con il patron delle imprese Lucio Miraglia che è stato condannato a sette anni e mezzo. Il Tribunale presieduto da Bruno Fasciana con un verdetto emesso nella notte dopo una lunga camera di consiglio ha riconosciuto l’aggravante di avere “cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità”. Stessa aggravante contestata a Giancarlo Ciacciofera, condannato a sei anni e Carlo Sorci a 5 anni e quattro mesi).
Queste le altre pene inflitte: Vito Passaro (3 anni), Maria Giuseppa D’Addelfio, (2 anni). D’Addelfio, assistita dagli avvocati Roberto Tricoli e Raffaella Geraci, è stata condannata soltanto per uno degli oltre venti capi di imputazione. All’imputata sono state concesse le attenuanti generiche e la sospensione della pena che elimina pure le pene accessorie. Gli unici assolti sono Francesco Mocciaro e Anna Mocciaro (difesi dall’avvocato Fabrizio Biondo). Gli imputati condannati dovranno risarcire le curatele fallimentari delle società che si sono costituite parte civile con l’assistenza degli avvocati Massimo Motisi, Salvatore Modica e Fabrizio Lanzarone.
Ha retto l’impostazione della Procura che oltre alla bancarotta contestava, a vario titolo, anche i reati di truffa aggravata, falso in bilancio, abuso d’ufficio, emissione e utilizzazione di fatture relative a operazioni inesistenti, distruzione e occultamento di scritture contabili.
La guardia di finanza mise a nudo un gioco di scatole cinesi. Attorno al marchio ruotava una galassia di società. Per sottrarre i beni al fallimento sarebbero stati distratti attraverso cessioni ad altre società con sedi in paradisi fiscali. Alla fine il buco, fra debiti nei confronti dell’erario e soldi non pagati ai creditori, ammontava a circa 13 milioni di euro.
Rinvii e cambi di collegio hanno reso infinita la storia del processo Miraglia. la sentenza è arrivata quando il trascorrere del tempo ha messo a dura prova persino la memoria dei palermitani.

