Lettera a Livia | e al suo cuore

Lettera a Livia | e al suo cuore

Un dolore. Un incontro. Una speranza.

Cara Livia,

Avevi occhi ridenti e fuggitivi, come un’altra, con un nome quasi in rima col tuo, che dimorava nel rimpianto di un poeta gobbo.

Cinque anni fa, il tuo cuore si è seduto sul ciglio della sua strada per non muoversi più. Dei tuoi occhi – di come erano, di come, trasognati, guardavano, delle decalcomanie mirabili e silenziose che tracciavano – abbiamo saputo, dopo, da facebook. Occhi di mare, purissimi, tanto da immaginarli ritagliati, un frammento di carta e di inchiostro, appiccicati nel diario-scrigno di una volta, sotto il banco di scuola.

Quella notte – il tempo del cuore, della speranza e della tragedia – fu indimenticabile. La corsa in ospedale, mentre il respiro si accorciava e diventava un’increspata fiammella. Il medico che apre, in lacrime, la porta del pronto soccorso, ravvisando la sua impotenza, il suo non essere – purtroppo – Dio. “Aortite”, disse qualcuno. Tu eri già in viaggio.

Cara Livia, da quella notte abbiamo voluto bene a chi è rimasto: è stato facile, perché già gli volevamo bene, per meriti personali. Tuo papà, Angelo Morello, racconta ancora il calcio a Palermo con lo stile di sempre e con un pugnale piantato nella schiena. Il pallone rotola – gioioso e irraggiungibile – in un campetto lontano, via da questa terra sovrastata da un cielo cupo.

Sai, Angelo non si è arreso. Ha costruito un’esperienza benefica – una onlus a te dedicata – per trarre generosità dalla formula chimica della mutilazione, con sua moglie, Roberta. Ha invitato Palermo – un’intera città – al Teatro di Verdura, nel rispetto di memoria e solidarietà.

E ha scritto sul blog ‘Abbraccio’, confessando anche quest’anno la sua pena: “Livia merita un risarcimento, perché nessuno ha capito quella sua sofferenza silenziosa, perché probabilmente sono stato un padre un po’ distratto (Roberta invece le è stata sempre vicinissima in un gioco di grande complicità tra madre e figlia), perché era una ragazza attenta alle sofferenze psicologiche e fisiche degli altri”.

Ecco, Roberta – la tua mamma – è l’architrave che regge la casa con il cemento di un inestinguibile sorriso. Guido, tuo fratello, è in cammino: da lui traspira una forza grande.

Guido ha scritto su Facebook: “Per molto tempo non sono riuscito neanche a guardare una fotografia, adesso ne ho appesa una che ci riprende da piccoli di fronte la mia scrivania”.

Certe piccole donne e certi sogni immensi non si dimenticano, Livia, come certi occhi che dimorano nei rimpianti degli uomini e dei poeti. Siamo stati lì, accanto a te, a cercare le stesse stelle, sulla stessa strada, nello stesso diario, nello scrigno del tuo giovane cuore.

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