“Un miracolo umano”, così lo ha definito Nello Musumeci il trapianto di utero, il primo in Italia, eseguito qualche giorno fa al Policlinico di Catania. L’equipe medica composta dai professori Pierfrancesco e Massimiliano Veroux (chirurghi vascolari), Paolo Scollo e Giuseppe Scibilia (ginecologi) ha ridato speranza ad una paziente di 30 anni che a causa di una patologia non sarebbe potuta diventare madre in modo naturale.
Il miracolo della vita
Oggi, invece, questa donna inizia a sognare di poter sentire crescere una creatura dentro di sé. Di essere, insomma, strumento di quel meraviglioso e complicato mistero che è il miracolo della vita.
“Questo tipo di trapianto, a differenza degli altri, è finalizzato alla procreazione di una nuova vita. E tutto questo è entusiasmante”, afferma il professore Pierfrancesco Veroux. Nella sua voce trapela un pizzico di emozione. Perché forse – nonostante i 24 anni dedicati ai trapianti – ogni intervento è come se fosse il primo. Il traguardo raggiunto è il risultato di anni di studi e lavoro a livello nazionale.

Lista unica nazionale
Per il trapianto dell’utero infatti è prevista una lista unica nazionale. Quello che è stato effettuato al centro del Policlinico di Catania, con la collaborazione del Cannizzaro di Catania, è un trapianto di utero da donatrice deceduta. Nel mondo, la maggior parte degli interventi, invece è eseguita da donatrici viventi. Prima di procedere deve essere verificata la compatibilità (in gergo “cross match”) tra la donatrice e la ricevente.
Il viaggio a Firenze
“L’alert è arrivato giovedì 20 alle 22 di sera – racconta Veroux – c’era una potenziale donatrice a Firenze. Una volta ottenuta la compatibilità con la ricevente, inserita in una lista unica nazionale, alle 2 di notte siamo partiti con tutta l’equipe da Catania a Firenze per il prelievo dell’organo. Un intervento molto delicato che è durato parecchie ore. Alle 4 del pomeriggio eravamo di ritorno a Catania e poco dopo abbiamo iniziato il trapianto in una delle sale predisposte al centro del Policlinico che è terminato – aggiunge – circa alle 21.30 di venerdì 21”.
Il trapianto
È stato un intervento molto delicato, perché “devono essere ricostruiti tutti i vasi dell’utero” che deve essere impiantato nella ricevente. Una volta terminato l’aspetto vascolare, entrano in campo i ginecologi che devono “collegare” l’utero alla vagina e “consolidarlo”. Il professore Paolo Scollo, ginecologo dell’ospedale Cannizzaro, per far comprendere anche i non addetti ai lavori crea la similitudine con la figura “di un albero con le radici”. “È un lavoro di forte collaborazione tra le due equipe”, spiega ancora Scollo.

L’iter dopo il trapianto
Sottoporsi al trapianto richiede un lungo iter che si compone di tre parti. L’arruolamento delle pazienti, che sono affette da una patologia che le ha private dell’utero e si inseriscono in una fascia d’età che va dai 18 ai 40 anni, avviene attraverso una serie di step. Una volta inserite in “lista d’attesa” si procede alla stimolazione per la produzione di ovociti che “poi vengono congelati” in strutture idonee e autorizzate. La paziente sottoposta a trapianto di utero deve sottoporsi a una terapia farmacologica immunosoppressiva per evitare il rigetto dell’organo impiantato. A qualche mese di distanza dal trapianto avviene la fecondazione assistita. E se tutto procede per il meglio la paziente diventa madre.
Questo è un tipo di “trapianto a tempo” che ha come fine quello “di una gravidanza: dopo il parto, infatti, l’utero viene rimosso a livello chirurgico in modo che possa cessarsi l’assunzione dei farmaci immunosoppressivi.
La paziente sta bene
La paziente catanese sta reagendo molto bene. “Dopo qualche giorno è uscita dalla terapia intensiva – racconta il professore Scollo – e si è alzata senza problemi”. La speranza adesso è che questa giovane donna possa un giorno sentirsi chiamare “mamma”. E se ci sarà questo secondo miracolo, sarà stato possibile grazie al “dono” di un angelo.

