Soffia fortissimo il vento della bufera politica sul ministro degli Interni, Angelino Alfano, a proposito delle intercettazioni allegate all’inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio. Nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta, infatti, spunta il caso dell’assunzione di suo fratello Alessandro alle Poste. E non solo.
La replica del ministro: “Le intercettazioni non riguardano me”
Alfano – che non è direttamente coinvolto – respinge ogni accusa, con lo schema del contrattacco: “Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un’inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni”.
L’intercettazione e gli ottanta curriculum
Tra le carte della storia che lambisce l’inchiesta ‘Labirinto’, dopo il fratello, spunta, però, anche il padre del ministro – politico agrigentino di vecchia scuola Dc – che, nel corso di una conversazione, viene citato perché avrebbe mandato ottanta curriculum per presunte assunzioni tra le fila di Poste Italiane.
A colloquio il 17 maggio del 2015 sono Marzia Capaccio, indagata, segretaria del faccendiere Raffaele Pizza – coinvolto nell’inchiesta ‘Labirinto – ed un’altra persona, Elisabetta C., estranea all’indagine. Ecco la conversazione, riportata dall’agenzia ANSA. CAPACCIO: “io ti ho spiegato cosa ci ha fatto a noi Angelino…” ELISABETTA: “e…lo so…lo so…lo so…”. CAPACCIO: “cioè noi gli abbiamo sistemato la famiglia…questo doveva fare una cosa….la sera prima…mi ha chiamato suo padre…mi ha mandato ottanta curriculum… ottanta….”. ELISABETTA: “aiuto….aiuto…”. CAPACCIO: “ottanta…. e dicendomi…non ti preoccupare….tu buttali dentro…la situazione la gestiamo noi…e il fratello comunque è un funzionario di Poste….anzi è un amministratore delegato di Poste…”.
In un’altra intercettazione, questa volta tra Raffaele Pizza ed un collaboratore del ministro, Davide Tedesco. Il faccendiere si vantava – scrive sempre l’ANSA – di aver facilitato, grazie ad i suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi, l’assunzione del fratello del titolare del Viminale proprio in una società del Gruppo Poste.
“Barbarie su mio padre”
“Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant’anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto ‘pressioni’ presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni”. Ecco la replica di Alfano, fresca di agenzie. Il ministro aggiunge che è “indegno” dare credito a “due signore che parlano, anche insultandomi” e “non so chi siano”. “Le due signore che parlano, anche insultandomi – rileva ancora Alfano, riferendosi proprio all’intercettazione in cui la segretaria di Raffaele Pizza parla di 80 curriculum per Poste Italiane inviati dal padre del ministro – non so chi siano, ma quell’uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato. Nel frattempo, il contenuto reale dell’inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati”.
La reazione dei grillni
Alessandro Di Battista del M5S piazza l’affondo: “Ministro Alfano lei ha il dovere di fornire spiegazioni al Parlamento e all’opinione pubblica intera!”. Così scrive su twitter il parlamentare.
Ncd contro Renzi
Intanto, a margine dell’inchiesta e delle reazioni, esplode una grana per il governo. In una intervista a ‘Repubblica’ così si esprime Giuseppe Esposito, senatore Ncd, vicino a Renato Schifani: “Dobbiamo uscire dal governo. Quando? Già domani. Renzi non reggerebbe? Non è un mio problema”.
La difesa del Pd
“Angelino Alfano sta facendo bene il suo lavoro di ministro e le cose che leggiamo non coinvolgono né il suo lavoro né la correttezza del suo comportamento. La richiesta di dimissioni è pretestuosa”. Lo afferma il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, interpellato sulla richiesta di dimissioni del ministro dell’Interno avanzata da M5s, Lega e SI.
Nessun passo indietro
Non c’è alcun rilievo giudiziario, non ci sarà un caso ‘Lupi 2′, le dimissioni sono escluse. E’ questo, secondo un deputato Ncd, il senso delle parole che il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha rivolto ai suoi nel corso di un incontro avvenuto a Montecitorio dopo il question time. “Le dimissioni non sono all’ordine del giorno. Questo è l’attacco finale al governo e ad una classe dirigente dopo un’operazione di accreditamento dei 5 Stelle come classe dirigente”, spiega invece Sergio Pizzolante dopo l’incontro.

