GIARRE. La sua candidatura a sindaco di Giarre tra le fila del Movimento 5 Stelle ha stupito non pochi. Francesco Candido, 49 anni, gioielliere, non può infatti essere definito un pentastellato della prima ora. Il suo avvicinamento al movimento di Grillo, ed in particolare al deputato regionale Angela Foti, risalirebbe a pochi mesi fa. Per due anni ha ricoperto la carica di presidente della Confcommercio giarrese. Si è dimesso subito dopo aver ufficializzato la sua corsa alla poltrona di sindaco. Una la lista a suo sostegno, quella del Movimento 5 Stelle.
Perché questa candidatura?
Perché mi sono reso conto, dopo un percorso brevissimo dalla proposta fattami dal Movimento Cinque Stelle, che Giarre ha bisogno realmente di una sterzata violenta per poter cambiare tutto quello che la politica degli ultimi 20 anni ci ha mestamente regalato.
Prima delle dimissioni di Bonaccorsi aveva mai preso in considerazione l’idea di scendere in campo?
Assolutamente no. Era lontanissimo dal mio pensiero, tant’è che il fine settimana in cui mi è giunta la proposta dei vertici dei 5 Stelle è stato pesante perché dover decidere, intanto di affrontare un compito così gravoso e soprattutto di lasciare un’associazione che ha prodotto tanto e tantissimo ha conservato nel cassetto, mi ha messo un po’ di preoccupazione. Però ripeto, se qualcosa si deve fare per questa città bisogna avere il coraggio di affrontarlo.
Qual è stato secondo lei l’errore più grande di Bonaccorsi, se ne ha commessi.
Bonaccorsi è stato un ottimo tecnico e questo non si può disconoscerlo perché andando a vedere il lavoro che lui ha tentato di fare sul bilancio non può che essere definito eccellente. Il grosso problema di Bonaccorsi è essersi presentato con sette liste cariche di tutto quello che era il vecchio sistema. Un sistema che poi lo ha ingabbiato. Poi ci sono stati tutti i cambi di casacca, questi passaggi dall’una all’altra parte, che sicuramente lo hanno messo in condizione di non poter governare la città. Resta il fatto che comunque la sua è una decisione che io ho sempre visto come un bene per la città. Probabilmente doveva essere presa prima, durante quel famoso comizio “Adesso parlo io”. Gli altri mesi a seguire sono stati una sofferenza per lui. Sofferenza che poi si è abbattuta inevitabilmente sulla città. L’ultimo comizio che doveva fare, con il famoso testo della canzone, che lo avrebbe messo nella condizione di conservare la posizione cristallina, se non è stato fatto è perché credo sia stato ingabbiato dal suo stesso sistema.
Ci presenta i suoi assessori designati?
C’è Francesco Spina, già attivista del Movimento 5 Stelle e già candidato sindaco alle passate amministrative. E’ un avvocato che ha lavorato sempre nella pubblica amministrazione ed è esperto nei contratti e nel reperimento dei finanziamenti. Poi c’è Rosario Pollicina, che lavora nell’ambito universitario nella gestione del personale, e Sergio La Porta, ingegnere d’esperienza. Gli assessorati non sono ancora stati definiti ma ognuno di loro ha delle competenze specifiche per occupare quei posti.
Qualcuno l’accusa di aver utilizzato la Confcommercio per lanciare questa candidatura. Cosa risponde?
Assolutamente no. Premetto che per una questione di etica mi sono dimesso dalla carica di presidente di Confcommercio. A conferma che la mia idea era lontanissima da quella della politica, con la politica mi sono scontrato tantissimo. Anche con l’amministrazione Bonaccorsi. Io la metterei sotto un altro aspetto. Io ho avuto il coraggio di dimettermi da un’associazione che ha sul territorio un’enorme importanza. Invece ci sono due candidati al consiglio comunale che sono attaccati alla poltrona e che farebbero bene a fare un passo indietro dall’associazione, piuttosto che sfruttarla.
Si dice anche che abbiate troppa poco esperienza nella gestione di un ente pubblico.
Io di sicuro non ho esperienza, è inutile nascondersi. Ma è molto meglio essere acerbi in questo contesto perché quelli navigati hanno fatto la fine di Schettino, che poi la nave l’hanno abbandonata con tutti i suoi problemi. A fronte di una mia inesperienza, c’è dietro una squadra importante che non è una squadra solamente locale. Pensiamo che uno dei candidati a sindaco con la sua lista non ha nessun riferimento né alla Regione né a livello nazionale. Qualora arrivasse a ricoprire il ruolo di sindaco, sarà curioso capire come può andare a interloquire con persone che non hanno corrispondenza politica.
I vostri punti di forza
La trasparenza, e non la casa di vetro come indicata da qualcuno, e la voglia di essere concreti sul territorio e di non creare un programma cartaceo che poi resta fine a se stesso. I nostri sono tutti punti realizzabili. Il programma può essere bellissimo, ma se poi non si riesce a svilupparlo sul territorio restano solo promesse. Promesse in questo periodo non se ne devono e non se ne possono fare. E poi abbiamo la grande voglia di riportare questa città alla normalità, quella che manca da molto tempo.
Le tre priorità di Giarre.
Sono tantissime. Intanto sicuramente partire dalla macchina amministrativa con una riorganizzazione dei dirigenti, con una migliore distribuzione degli incarichi e del lavoro. Poi c’è da andare a mettere mano al bilancio e capire esattamente di quale entità è questo buco. E’ un mistero. Si sa che c’è questo buco ma non sappiamo di che entità è. E capire come con delle economie, con una politica rigorosa, si può arrivare a riportare i conti in uno stato ottimale. E poi i punti sarebbero tantissimi: le opere pubbliche, le incompiute, le strade, la pulizia. Poi c’è la sicurezza che a Giarre manca, ma non perché le forze dell’ordine non fanno il loro lavoro ma perché ci vorrebbe una sinergia tra vigili urbani, carabinieri e guardia di finanza, che svolgono il loro lavoro in maniera eccellente ma con palese carenza di organico e con difficoltà oggettive. Poi manca un servizio di video controllo della città e soprattutto manca un’attenzione verso le periferie. Noi parliamo di Giarre ma Giarre non è solo piazza Duomo, il salotto buono, ma è tutta la periferia ad avere un’enorme importanza come ricaduta sul territorio.
Dissesto sì o dissesto no.
Il dissesto è visto come una tragedia. Sostanzialmente noi sappiamo che paghiamo già tutte le tariffe al massimo consentito, quindi una ricaduta economica negativa sul cittadino non ci sarà. Non si continueranno a mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Il dissesto immaginato nella maniera più corretta è forse uno dei modi per poter uscire fuori da questa empasse in cui ci troviamo.

