CATANIA – “Sono perplesso, ma non preoccupato: ho usufruito di permessi non retribuiti previsti dal contratto nazionale di lavoro per frequentare dei corsi di specializzazione”. Così il medico che avrebbe lavorato 15 giorni in 9 anni precisa telefonicamente all’ANSA la sua posizione. “Intanto i 15 giorni di lavoro – osserva – sono un dato inesistente perché ci sono delle pause ‘minime’ previste per legge. E’ invece vero che quando è nato mio figlio ho usufruito di cinque mesi di permesso parentale. Tutto secondo la legge”.
L’assenza prolungata dall’ospedale, secondo il medico, “non ha procurato alcun danno all’Asp3 e neppure al pronto soccorso dell’ospedale di Giarre”. “I permessi di cui ho usufruito – spiega – erano non retribuiti: io mi sono mantenuto con le borse di studio, che sono inferiori allo stipendio, e ho dovuto pagare tasse e iscrizione di tasca mia. E durante le mie assenze sono stato sostituito da una collega”.
“Adesso sono fuori Messina – sottolinea il medico – ma sono sereno. In questi anni nessun dirigente dell’Asp avrebbe firmato delle aspettative senza che fossero previste per legge. Adesso sto usufruendo dell’ultima. Questi corsi sono un arricchimento dei medici che poi li riversano sull’ospedale. Dal quale non si può andare via per anni proprio perché le nuove conoscenze ottenute con i permessi siano utilizzati per l’Azienda ospedaliera per cui si lavora. Quindi – chiosa – qual è il problema: avere rispettato la legge?”.

