Il Palermo in Serie C | I dubbi del magistrato

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Commenti

    Che dire del conflitto di interessi di chi ha decretato la retrocessione d’ufficio? Ma il presidente di Lega il palermitano Miccichè o, altri vertici politici o Istituzionali anch’essi palermitani non dicono o fanno nulla per impedire un misfatto storico? Se retrocede d’ufficio la più importante squadra della città , retrocede una intera città compresi Sindaco e rappresentanti delle Istituzioni.

    penso onestamente che il non ammettere Zamparini al giudizio dato, sia la cosa minimale. Di fatto lui è fuori dal Palermo, e al di la di una qualsivoglia condanna che poteva derivare da una sua ammissione al processo, questa avrebbe avuto solo risvolti morali e non pratici, ma la storia già sta consegnando Zamparini all’inferno e quindi. Semmai la sentenza di luglio potrebbe avere risvolti sul Palermo, ma questo ci lascia pensare a duna estate torrida.La responsabilità oggettiva e normata dai regolamenti sportivi, se una società per questi motivi viene sanzionata perchè un idiota lancia un oggetto in campo o si da al coro razzista, pensa se il principio non debba trovare applicazione in presenza di reati commerciali, attraverso i quali quella società ha tratto vantaggi. I dubbi piuttosto riguardano le scelte del consiglio di lega, in chiaro conflitto di interesse per il coinvolgimento di gran parte di esso. Vista la gravità della scelta dovevano convocare una assemblea straordinaria di lega.

    Noi tifosi,chiediamo anche l’aiuto di magistrati,avvocati,uomini di legge,che ci diano una mano,loro sanno come poter difendere i diritti di tutti,se riscontrano delle anomalie,ingiustizie,che lo facciano presente nei luoghi adatti,non si può tacere su evidenti errori giudiziari….se esiste veramente una giustizia.

    in tema di responsabilità amministrativa degli enti, la società risponde oggettivamente per tutte le condotte che trovano una spiegazione ed una causa nella vita societaria, rimanendo esente da responsabilità solo per fatti illeciti posti in essere nell’interesse esclusivo dell’agente, per un fine personalissimo proprio o di terzi. Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231

    La responsabilità oggettiva esiste nelle leggi sportive, ne prendiamo atto. Ciò non toglie che vi siano state disparità di trattamento nella storia del calcio, anche molto recente, inaccettabili.
    Se Zamparini ha realmente frodato le regole, lo sapremo alla fine del processo penale. Se sarà confermata la colpevolezza, il nostro Palermo avrà meritato la retrocessione, in caso contrario, sarà troppo tardi.
    Prendiamo atto che il calcio è marcio, lo si è visto innumerevoli volte, dalle sanzioni ridicole al Frosinone, ad oggi, per non parlare dei ripescaggi allucinanti di cui ha goduto la Fiorentina, degli aiuti fiscali di cui ha goduto Lotito, subentrando in un club da radiare per sempre, ecc ecc.
    Smettiamo di guardarlo, di dare i nostri soldi alle TV e ai presidenti disonesti che lucrano sulla nostra passione.
    Mandiamo tutto il settore a quel paese.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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