PALERMO – Alla fine è andata come doveva andare. Per Leoluca Orlando. Il sindaco che del Pd aveva detto tutto il male negli ultimi anni (ricambiato) incasserà alle elezioni l’appoggio del Pd e dei suoi alleati. Ma al termine di un percorso che ha fatto a pezzi la credibilità del partito palermitano, che ne esce indebolito e lacerato. Questo è l’effetto dell’accordo stretto dal sindaco uscente con il partito nazionale, in un gioco di sponda che ha isolato e marginalizzato la classe dirigente locale del partito e ha fatto apparire come un inutile sceneggiata il dibattito interno e la “delegazione” incaricata di trattare.
Sabato sera, dopo l’uscita del numero due del partito Lorenzo Guerini che sostanzialmente veniva incontro alle richieste del sindaco, sconfessando i contenuti della nota uscita la sera prima dalla segreteria provinciale, sono arrivati subito i primi segnali di sofferenza. È stato Antonio Rubino, segretario organizzativo ed esponente dell’area vicina a Fausto Raciti e Antonello Cracolici, a farsi sentire. “La decisione assunta dal Pd nazionale nella persona di Lorenzo Guerini, per quanto mi riguarda, esaurisce il lavoro della commissione e le scelte ipotizzate. La prospettiva della lista civica non attiene al mission di un partito, ma a quella dei singoli. Chiedo al segretario provinciale Carmelo Miceli di convocare urgentemente la direzione per aggiornare la stessa della scelta assunta da Roma, e deliberare di conseguenza”.
Un intervento molto duro che dà voce a un mal di pancia interno al partito. Quel partito che già nelle scorse settimane, pur manifestando l’orientamento ad allearsi con il sindaco, aveva visto nascere nella base l’iniziativa #orgogliopd per dire no alla rinuncia del simbolo. Alla fine si è andati ancora più in là. Non solo il simbolo ma il ruolo stesso del partito è stato bandito dalla scena a gentile richiesta di Orlando. Liste civiche, nessuna connotazione politica, nessun riferimento a coalizioni romane o regionali. Insomma, ma allora il Pd che ci sta a fare? “Alle comunali di Palermo a sostenere il sindaco che si sceglie di sostenere deve esserci la lista del Partito Democratico, lo dico a Leoluca Orlando, lo dico a Lorenzo Guerini, lo dico a chiunque – protesta la renziana Mila Spicola, già vicesegretario regionale del Pd -. Io non voto candidati che non siano sostenuti da un volgo disperso che nome non ha, perché ho un nome e cognome: Partito Democratico e voto sindaci sostenuti dalle liste del mio partito”. Non andrà così. “Cosa portiamo a Orlando? Una proposta o un elenco di nomi in una “lista civica”? È una resa della politica, l’ennesima resa della politica al dio personalismo e al dio qualunquismo e al dio opportunismo”, riassume criticamente Spicola. Mentre dai piani più alti del renzismo siculo tutto tace, quando in questi anni proprio i renziani erano stati i più acerrimi nemici del Professore. Che ha avuto tutta la sua rivincita in queste ore.
Chi gongola è Areadem. La corrente del Pd che fa capo a Franceschini a Roma e Lupo a Palermo è da sempre il big sponsor del patto con Orlando. “Unire le forze e i movimenti pronti a collaborare per dare vita ad un campo democratico largo è una scelta di responsabilità e di buon senso per garantire una buona amministrazione alla città di Palermo e porla al riparo dai rischi del populismo e dell’antipolitica. Sono certa che nessun cittadino vorrebbe vedere Palermo allo sbando come Roma”, ha commentato Teresa Piccione, deputata vicina a Lupo, che ringrazia Guerini e rimarca la “piena sintonia con il Pd nazionale”. Una sintonia che non sembra così piena, se si confrontano le parole di Guerini con quelle vergate la sera prima dal segretario Miceli, in un comunicato i n cui l’aggettivo “politico” sembrava contrapporsi al “civico” preteso da Orlando e in cui ancora campeggiava chiaro il riferimento a coalizioni romane e regionali, bocciato poche ore prima dal sindaco.
Insomma, la tensione c’è e si rischia il liberi tutti, ammoniscono i cracoliciani, visto anche che alcuni esponenti del partito hanno già annunciato l’intenzione di correre nelle liste di Orlando o addirittura in quelle di Ferrandelli. Pino Apprendi, esponente della minoranza, da bravo ex vigile del fuoco fa il pompiere: “Diciamo che serviva tempo e impegno da parte del partito per costruire in questi anni un’alternativa. Non si è fatto. A questo punto Guerini fa un ragionamento in prospettiva delle regionali. L’obiettivo è non consegnare la Regione siciliana ai grillini e ai movimenti populisti. Anche perché Sicilia e Lombardia sono cruciali anche in vista delle Politiche. Innescare alte polemiche in questo momento non conviene a nessuno”.

