PALERMO – Caro Pd, smetti di litigare. Lino Leanza, leader di Articolo 4, che coi democratici alle ultime Europeee ha chiuso un fruttuoso accordo che ha portato a Bruxelles Michela Giuffrida (e in dote al Pd qualche decina di migliaia di voti), chiede al partito principale della maggioranza uno sforzo per superare lo stillicidio di polemiche che rischia di paralizzare governo e assemblea. E a parti sociali e opposizioni Leanza lancia un appello che sa di sfida: non limitarsi alle critiche ma mettere sul tavolo proposte concrete.
Onorevole Leanza, il Pd ha ripreso a litigare in malo modo. Anzi, forse non ha mai smesso. Che effetto fa questo stillicidio di polemiche?
“Purtroppo da quattro anni assistiamo a una polemica stucchevole all’interno del Partito democratico. Quando c’era Lombardo perché non dovevano entrare in giunta, ora che c’è Crocetta si continua. Il Pd sta polarizzando il dibattito da quattro anni e questo mette in ombra i grandi problemi della Sicilia. Anche se poi ognuno dice che bisogna risolvere i problemi del bilancio, delle partecipate e di quant’altro, alla fine quello che passa nei media e nell’opinione pubblica è il problema dello scontro interno al Pd”.
Cosa chiede ai suoi alleati democratici?
“Mi piacerebbe che qualcuno si facesse carico di chiudere la vicenda. Noi non vogliamo entrare nella faccende del Pd, purtroppo sono le vicende del Pd a entrare nell’azione del governo, dell’Assemblea e anche paradossalmente degli altri partiti”.
In che senso?
“Nel senso che chi pensa di allearsi col Pd rischia di allearsi solo con una parte. E ci si si ritrova a dover dialogare con più pezzi di partito. Il che è un paradosso considerato che hanno un segretario eletto col 75 per cento dei voti, un capogruppo eletto all’unanimità e un presidente della Regione legittimato direttamente dal popolo”.
Lei per esempio con quale pezzo di partito dialoga?
“Io ho parlato con Guerini (vicesegretario nazionale, ndr), col segretario del partito, con tutti. Ero convinto che si potesse arrivare a un’armonia, una serenità. Il fatto che ci sia confronto è un fatto positivo ma tutto dovrebbe restare all’interno del Pd. Io ho grandissima stima dei vertici del Pd, ma mi piacerebbe che ci fosse un momento in cui non invece di parlare del Partito democratico si parlasse delle cose da fare per la Sicilia”.
Insomma, lei è molto critico verso gli alleati del Pd…
“No, io chiedo che il Partito democratico, appunto perché partito di riferimento della coalizione, svolga questo ruolo-guida nella maggioranza. Quando una persona di testa come l’onorevole Cracolici, parla di pancia di ‘dodici yes men’ e ‘camerieri’ in giunta, questa è la dimostrazione di quello che sti dicendo. Non penso che in giunta ci siano dodici persone che stanno là ad aspettare in ginocchio quel che dice Crocetta”.
Forse Cracolici sottintendeva un paragone con la giunta tecnica di Lombardo, in cui c’erano assessori di peso?
“Io sono convinto che Lombardo abbia avuto giunte di altissimo spessore. Con tanta gente che diceva la sua e voleva che la sua opinione fosse rispettata. Ma il fatto che uno come Cracolici dica questo, sapendo che così non è, ci dà il segnale che quello che ci aspetta nei prossimi mesi sia un dibattito lungo e aspro nel Pd”.
Un dibattito del quale la Sicilia rischia di restare prigioniera?
“Distinguiamo i problemi della Sicilia da quelli del Pd. La vicenda degli assessorati è un problema, ma è anche vero che nel ragionamento complessivo, il Partito democratico ha tre presidenti di commissione che sono tutti dell’area Cuperlo. Tre commissioni importantissime. Cosa dovrei dire io quando Articolo 4 con dieci deputati ha soltanto un assessore?”.
Ma al di là delle faide del Pd, non le pare che ci sia una certa solitudine del governo? Penso alle critiche delle parti sociali, al difficile rapporto con le opposizioni…
“Mi auguro, visto che in Sicilia ci sono persone di altissimo livello, che tutto questo si sposti sulla politica. Sui contenuti. L’occasione è data dalla finanziaria. Mi piacerebbe che sia dalle parti sociali sia dalle parti politiche si presentassero finanziarie alternative a quelle del governo, ragionando sui concetti, sui numeri. Chi non è d’accordo dica: ‘noi vorremmo fare questa proposta diversa da Crocetta, prendendo le risorse da qua e da qua..’. Io per primo, se mi convincessi di proposte migliori, sposerei serenamente la tesi degli altri. In questo momento serve un dialogo costruttivo con l’opposizione: c’è di mezzo la vita dei siciliani”.
Insomma, sta rimproverando chi sa dire solo no…
“Sto chiedendo un dialogo costruttivo. Assieme a questa finanziaria c’è un’altra grande occasione: la programmazione dei fondi europei 2014-2020. Se nella finanziaria il nostro problema è che abbiamo pochi soldi, qua invece abbiamo troppi soldi, che vanno investiti. Anche qui chiedo una proposta forte, vera, su come prendere i soldi e dove investirli. Mi piacerebbe capire, ad esempio, quanto incideranno i due miliardi e 200 milioni dell’agricoltura sul Pil regionale e in termini di sviluppo e occupazione. Prima di investire ci vuole un piano di impresa, esattamente come fanno tutti gli imprenditori, che dica cosa queste risorse produrranno in termini di Pil e occupazione. E poi c’è un’altra cosa da fare”.
Cosa?
“Le riforme. Da qui al 31 dicembre in ogni commissione si può lavorare a otto-dieci riforme per la Sicilia? Le commissioni dovrebbero fare un lavoro di delegificazione e dall’altro lato lavorare a testi unici. Esempio, un grande intervento normativo sulle attività produttive. E poi sul diritto allo studio, che interessa un milione di cittadini. E la formazione professionale, che è la misura più importante di politica attiva del lavoro. E una legge sui servizi sociosanitari, che è indispensabile, altrimenti il welfare muore. Un’ultima cosa: a ottobre, dopo i morti nel Canale di Sicilia, tutti parlavano della legge sull’immigrazione. Il dibattito si è spostato da Roma all’Europa, e la Sicilia intanto non ha una legge sull’immigrazione. Che può essere invece anche un’occasione di sviluppo. Ma per fare tutto questo abbiamo bisogno – e lo dico da leader di Articolo 4 – di un Pd forte, di un Pd vero. Abbiamo bisogno, se posso dirlo così, delle teste, non delle pance. Ho potuto constatare direttamente alle ultime elezioni che la gente ha voglia di votare Pd, anche tanto elettorato moderato. Ma c’è bisogno di un Pd che superi le polemiche”.

