Il "processo virtuale" di Bonafede| Insorgono gli avvocati penalisti

Il “processo virtuale” di Bonafede| Insorgono gli avvocati penalisti

Siracusano e Bartolozzi (Forza Italia)

Interrogazione delle deputate siciliane Bartolozzi e Siracusano.

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Il processo “virtuale” non piace agli avvocati. L’ultima trovata del ministro Alfonso Bonafede e del governo suscita sdegno tra le camere penali, finisce oggetto di interrogazioni parlamentari e per i critici potrebbe gettare le basi di un altro ritocco in salsa grillina del sistema giudiziario italiano. Il casus riguarda le norme introdotte dal governo per disciplinare il processo penale fino a fine giugno che consentono il processo “da remoto”.

Le Camere penali nei giorni scorsi hanno inviato una diffida al ministro della Giustizia a cui è stato chiesto di non procedere oltre perché starebbe violando la Costituzione. La lettera indirizzata all’esponente siciliano del partito di Casaleggio esordisce così: “No al processo penale virtuale. Il prossimo lo facciamo su Facebook?”.

La denuncia degli avvocati riguarda l’intenzione di estendere le eccezionali disposizioni in tema di celebrazione a distanza dei procedimenti penali anche ai procedimenti con imputati liberi: sarebbe consentita fino a giugno un’ulteriore “smaterializzazione del processo che fino ad ora nessuno aveva osato neppure immaginare”. Gli avvocati parlano di “insensata ed ingiustificabile devastazione delle più intangibile condizione di legalità del processo penale: il giudice, il pubblico ministero e l’avvocato in aula”. A rischio, scrivono le Camere penali, è “quel che resta dello Stato di diritto nel nostro Paese”.

Giusi Bartolozzi

In un’interrogazione presentata dalle deputate siciliane di Forza Italia Giusy Bartolozzi e Matilde Siracusano, si legge: “Sorgono evidenti perplessità su chi accerterà l’identità dell’imputato, come si acquisirà la prova documentale e come potrà il giudice valutare la genuinità di un documento non disponibile nella sua materialità, come sarà articolata la cross examinatio, quali saranno le modalità di verbalizzazione, come sarà garantita la segretezza della camera di consiglio, specie nei procedimenti collegiali, cosa accadrà in caso di interruzione dei collegamenti virtuali, rinnovazione o no, chi gestirà apertura e chiusura dei microfoni da remoto”.

Commenta Bartolozzi: “Addio al contraddittorio processuale, addio alla necessaria immediatezza, addio alle garanzie difensive. È davvero necessario tutto ciò? In gioco ci sono diritti e garanzie costituzionali. Il ministro Bonafede venga in Parlamento a spiegare”. La risposta non è arrivata.

Oggi le Camere penali sono tornate a farsi sentire invitando “il Governo e tutte le forze politiche al rispetto dei principi costituzionali del giusto processo e delle garanzie difensive, che non possono essere violati con l’introduzione di norme liberticide che nulla hanno a che vedere con lo stato di emergenza del Paese e che affondano le loro radici in una concezione autoritaria ed inquisitoria del processo e nel mal celato intento di divenire regola ordinaria”.

 

 

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